martedì 11 gennaio 2011

Costruire senza licenza per allontanare gli arabi

Nel quartiere dove mi trovo, territorio nel west bank del comune di Gerusalemme, Israele ha dato il tacito consenso di costruire senza licenza per allontanare gli arabi dall’area della Gerusalemme libera, dove la licenza e’ carisssima quando viene concessa.
Le case di Semiramis, il nome del quartiere, devono tuttavia pagare le tasse per servizi che non vengono forniti: quasi non esistono cassonetti della spazzatura, molte strade non sono asfaltate e illuminate, o lo sono in maniera approssimativa. Inoltre, il giorno che Israele volesse distruggere o confiscare quelle case, I palestinesi non potrebbbero opporre alcun diritto. Per Iolo non ci sono condoni.
Israele ha intenzione di rendere Gerusalemme esclusivamente israeliana entro il 2020 e l’obiettivo viene perseguito trattando da emigrante chi viveva su questa terra quando nel 1896, in seguito alla nascita del sionismo nel 1891, cominciarono ad arrivare i primi coloni. Nel 1935 in Palestina c’erano circa 330.000 ebrei e circa 1.500.000 di palestinesi; ora ci sono 3 milioni di palestinesi e 7 millioni di ebrei . L a legge israeliana ALIYAH conferisce la cittadinanza piena a qualunque ebreo del mondo che la richieda oltre a forti incentivi economici a tutti gli immigrati giovani che in molti vanno a popolare gli insediamenti.

A Gerusalemme si fa di tutto per rendere la vita difficile a chi israeliano non e’. Gli studenti cristiani sono I piu numerosi a lasciare il paese. E’ vietato affittargli le case e non vengono concesse licenze di commercio o professioni; viene ostacolata l’iscrizione a scuole o universita, anche , e vengono date carte di identita diverse, verdi o azzure, all’interno delle stesse famiglie. Tre anni fa un uomo o una donna che sposava un palestinese residente a Gerusalemme acquisiva la carta azzurra, adesso la legge e’ bloccata per sei mesi, che diventano ogni volta altri sei mesi da tre anni. Gli israeliani cercano di costruirsi nella citta una identita storica, anche dove non ce l’hanno, inserendo simboli ebrei in alcuni antichi edifici. Contemporaneamente cercano di annullare quella araba: hanno nascosto, per esempio, la vista della Cupola della Roccia da alcune zone di Gerusalememme sistemando alte palme prese a Gerico. Inoltre, sotto la moschea di Al-Aqsa, hanno chiuso gli antichi cunicoli e hanno scavato per cercare segni del tempio di Salomone, senza peraltro trovare niente. Intantanto gli scavi hanno ridotto la tenuta del terreno che, alla prima piccola scossa di terremoto, potrebbe cedere e far crollare la moschea. Secondo gli ebrei il Tempio di Salomone si trovava giusto nel luogo della moschea, prima di essere distrutto dai Babilonesi e poi dai Romani, e il pezzo di muro dove vanno a piangere ed a pregare per la sua ricostruzione era il muro di sostegno del tempio. Pero nessun segno dell’esistenza del tempio in quelposto e stato trovato durante gli scavi.
La parte ebrea della citta vecchia, quasi tutta distrutta dalla guerra del 1948 fu ricostruta dopo la ricattura nel 1967 con case e palazzo eleganti, strade pulite, negozi e bar moderni e nella Gerusalemme ovest sembra di essere in una qualsiasi citta europea.
Ma nel quartiere ultra-ortodosso di Mea She’arim, dove, ad ogni angolo di strada, ci sono cartelli che chiedono di non entrare in gruppi e di vestire in maniera adeguata, e che ha l’apparenza di un ghetto prima dell’Olocausto, molte case sono fatiscenti, nei balconi sono stesi i panni, tutti neri, ad asciugare e le strade sono sporchissime. Gli abitanti di Mea She’arim sono preoccupati soltanto di rispettare i seicentotredici complicatissimi comandamenti della Torah, che li fanno vivere in costante condizione di colpa e di estrema nevrosi.
Si consiglia di vedere il film Kadosh, di Amos Gitai o di leggere il lamento del prepuzio di Shalom Auslander
Lo scorso venerdi sera avanzavano, per le vie della vecchia Gerusalemme, molti ragazzini bendati accompagnati per mano da alcuni giovani; era uno spettacolo interessante e li ho seguiti fino ad una terrazza dove gli accompagnatori hanno fatti accomodare i ragazzi. Quindi gli hanno fatto togliere le bende affinche ai loro occhi apparisse il muro del pianto e la piazza affollata di religiosi che cantavano, ballavano e pregavano, e da qualche giovane colona con un vecchio fucile moschetto in funzione di oggetto cult.
Quei ragazzini venivano da tutto il mondo e vedevano il muro per la prima volta. E’ stato naturale pensare che sarebbe giusto portarli anche a vedere il muro della vergogna, che certamente ha esasperato il conflitto ed e’ stato costruito contro il divieto della international Court of Justice.
Costruendolo oltre la linea verde e confiscando terreni,case e parti di villaggi senza alcun riguardo l’ambiente e all bellezze naturali, Israele si e’ garantito l’annesione di un ulteriore 10 % del territorio destinato ai palestinesi, e dove I coloni si erano insediati illegalmente. Con il muro o gli insediamenti dei coloni il governo israeliano ha diviso un villaggio dall’altro, e quando I palestinesi protestano arriva l’esercito e riduce ancora di piu il loro territorio.
Ad Hebr on ed in altri posti, il muro ha diviso in due una strada dove abitavano famiglie di parenti o ha separato i bambini dalla scuola che frequentavano. Da allora tutti sono costretti a fare un lungo giro ed attraversare il check point, se gli e’ permesso, per raggiungere scuola e parenti. Molti non vanno piu a trovarli perche il controllo presso gli insediamenti illeggittimi, per esempio quello di Hawarak fra Ramallah e Nablus, puo essere ancora piu duro e lungo di quello per Gerusalemme.
Ad Hebron , famosa per le ceramiche e le vigne, oltre che come luogo di pellegrinaggio ( sembra che Adamo , Eva, Abramo, Isacco e Giacobbe siano passati da qui… ), ci sono diciassette insediamenti per un totale di oltre 12.000 coloni, fra i quali i piu radicali del West Bank. Alcuni sono anche nella citta vecchia in mezzo alle case degli arabi e sulle stradine del souq ci sono reti per fermaregli oggetti e la spazzatura che I coloni lanciano dale loro finestre. A controllare la citta ci sono 101 check point e 120 telecamere con mirofoni puntati verso obietttivi specifici, oltre a tre torrette blindate sulle colline. Dei sette accessi alla Moschea di Abramo, luogo di culto per Arabi, Cristiani ed Ebrei, ne e rimasto aperto solo uno. Gli arabi per recarvisi devono passare per uno stretto percorso marcato da un muretto e la strada principale e’ riservata ai coloni che la percorrono armati. Nei giorni in cui l’accesso alla moschea e’ riservata agli ebrei , questi vi entrano con le scarpe.
Riduzione della liberta di movimento; occupazione delle terre e confisca delle case con qualsiasi scusa nei territori ocupati; rifugiati dai campi di battaglia che vengono sistemati nei ghetti , in spazi ridotti dove l’affollamento origina malattie e morte; carte di identita con limitazione al movimento…
Non e’la continuazione del racconto della condizione dei palestinesi, ma notizie lette sui cartelli dello Yad Vashem. Ed e’ anche naturale chiedersi che cosa abbiano in commune con Anna Frank le ragazze poliziotto che fermano gli autobus ai posti di blocco e controllano i documenti guardado iI palestinesi con grande disprezzo. E sarebbe anche giusto che le scuole e le Associazioni culturali europee, e anche quelle israeliane, ma questo e’ veramente poco probabile, portassero gli studenti, oltre che al Yad Vashem, anche ad Hebron e nei campi per rifugiati. Ma forse ci sara bisogno che le sofferenze inferte oggi ai palestinesi diventino memoria per farle conoscere in tutta la loro realta.
Sui tanti schermi televisivi dello Yad Vashem scorrono i racconti degli scampati all’Olocausto. Una frase di un internato di Auschwitz mi ha particolarmente colpito : dalla mia esperienza ho imparato che solo I predatori sopravviono.
Per informazioni dettagliate sul muro e sui territory : www.arij.org

di Domenico Russo
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Domenico Russo in cui racconta la sua esperienza in Palestina.

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