domenica 23 gennaio 2011

Israele e l'infinito arresto preventivo senza diritto ad un avvocato

Usciamo da Ramallah con Jameel diretti al tribunale militare di Ofer, dove si processa, finalmente, un giovane che ha gia’ scontato un anno e mezzo di carcere.

Per aver lanciato pietre contro un carro armato si può essere trattenuti in arresto preventivo, senza diritto ad un avvocato, per 90 o 180 giorni, che si rinnovano automaticamente. Teoricamente il processo deve essere celebrato entro due anni dall’arresto, ma, sulla base dell’Ordine Militare 1651, il Commando Militare puo’ detenere per periodi rinnovabili di sei mesi se “ ci sono basi ragionevoli per prevedere che la sicurezza dell’area o la sicurezza pubblica richiede la detenzione”. Israele si ritiene in stato di emergenza dal 1948, anno della prima occupazione della Palestina e dell’esodo dei primi rifugiati. Per motivi di Sicurezza, si può restare in prigione per anni anche solo perchè un militare dice di averti visto lanciare pietre.
Sulla strada per il tribunale, attraverso il deserto, Jameel mi racconta che il ragazzo di cui si celebra il processo e’ stato arrestato di notte ed utilizzando cani e rumori di bombe. Poi e’ stato legato, gli e’ stato messo il capo in un sacco di plastica ed e’ stato gettato nel bagagliao delle gip, senza essere informato del motivo dell’arresto ne’ della destinazione. Anche i bambini subiscono lo stesso trattamento.

Dal momento dell’arresto iniziano pestaggi e torture che inducono dolori fisici e complicazioni psichiche. Le piu’ comuni sono il divieto di qualsiasi movimento da una condizione scomoda; l’ impedimento del sonno; l’isolamento in uno spazio minimo; la detenzione in celle molto fredde o molto calde le finestre sono oscurate da lamiere; le minacce e le pressioni psicologiche anche contro le famiglie di appartenenza. All’arrestato vengono spesso confiscati i beni e distrutta la casa della famiglia.
Alcuni ragazzi vengono usati come scudi umani durante l’arresto di altri ragazzi. Qualcuno non resiste e confessa anche crimini non commessi o accetta di uscire con l’impegno di spiare i suoi compagni.
Dopo il 1999, in seguito all’intervento dell’Alta Corte contro il Governo Israeliano, le torture sono diminuite, ma “pressioni fisiche moderate” sono permesse per ragioni di Sicurezza, parola magica anche in Palestina.
Jameel conosce bene queste cose, e’ avvocato e lavora come volontario per Defence for Children International/Palestine da nove anni. DCI e’ una associazione che lotta contro la tortura e l’induzione di malattie istituzionalizzata e sistematica a danno dei minori, che difende gratuitamente.
Le convenzioni delle NU stabiliscono i 18 anni come limite di eta’ minorile, ma l’Ordine Militare Israeliano N. 1651 dichiara i ragazzi palestinesi adulti a 16 anni; mentre la legislazione giovanile israeliana dichiara i suoi ragazzi minori fino a 18 anni. Inoltre per un ragazzo palestinese l’eta’ e’ decisa al momento del giudizio e non al momento del reato imputato.
La legge israeliana stabilisce che i documenti, che si chiede di firmare al detenuto, debbano essere nella lingua madre del prigioniero, ma in realta’ essi sono redatti in ebraico e costituiscono la prova principale per l’accusa. I giudici sono militari senza esperienza giudiziaria, nella maggior parte dei casi, e rifiutano di applicare leggi e convenzioni internazionali; gli unici casi in cui il tribunale le utilizza sono in difesa di se stesso. Molte torture pesanti vengono ancora eseguite.
Contravvenendo all’art.76 della quarta convenzione di Ginevra, che obbliga a tenere i prigionieri politici, di un territorio occupato, nel territorio stesso, le prigioni per reati politici sono tutte in Israele. Questo rende impossibile le visite familiari per quei palestinesi che non hanno il diritto di lasciare i Territori occupati.
Jameel dice che qualche prigioniero, se il processo lo dichiara innocente, preferisce restare in carcere per sfuggire alla minaccia, da parte di Israele, di ucciderlo dopo la scarcerazione. Questa intenzione e’ spesso tacita, ma ci sono casi in cui il Governo lo dichiara apertamente.
Per esempio nel caso di Ahmad Sa'adat, Segretario del FPLP, arrestato nel Marzo del 2002 in seguito all’’assalto israeliano alla Muqata di Ramallah dove di trovava con Arafat.
Il 3 Giugno 2002, l’ Alta Corte di Giustizia di Gaza stabili che non vi erano prove contro di lui, che non c’era alcun motivo giuridico per continuare la sua detenzione e ne ordino’ l’immediato rilascio.
Ra'anan Gissin, portavoce del governo israeliano, informo’ in risposta che, se la Autorita Palestinese avesse rilasciato Sa'adat “ egli sarà assassinato: se non è assicurato alla giustizia, porteremo la giustizia a lui" dichiaro’.



Quando arriviamo al tribunale militare di Ofer, io devo scendere dalla macchina e attraversare tre controlli preventivi prima di ritrovarmi, davanti all’ultimo cancello, con l’avvocato che, essendo conosciuto, non ha dovuto passarli. Presso il cancello devo aspettare che mostri i documenti che autorizzano la mia presenza al processo.
Insieme a me, c’e’ la madre del giovane che aspetta dalla mattina. Siamo all’aperto, a qualche decina di chilometri da ogni centro abitato, c’e’ vento forte, fa freddo e siamo circondati da alti recinti di filo spinato. Ofer e’ uno due tribunali militari del West Bank; l’altro, Salem, si trova presso Jenin, nel nord; entrambi sono all’interno delle basi militari degli occupanti.

Davanti al cancello ci guardiamo increduli per quella situazione, siamo in un posto simile perche’ un ragazzo e’ rimasto in carcere, per un anno e mezzo e senza processo, a causa delle pietre lanciate contro un carro armato. Non sembra vero, e’ come se neanche la giustizia elementare sia pensabile; questo sentimento lo si percepisce costantemente quando si parla con i Palestinesi della loro situazione.
La signora mi chiede con un sorriso da dove vengo; parla un inglese colto ed e’ vestita con abiti tradizionali ed eleganti; sembra riuscire a guardare con un po’ di ilarita’ oltre l’assurdo, oltre il muro della vergogna.
Il suo vestito ha bei colori allegri, glielo dico, lei sorride “ e il modo per vincere l’umiliazione e la tristezza a cui l’arroganza degli occupanti vuole condannarci” dice “bisogna conservare l’allegria per sopravvivere ed uscire vincitori da questa situazione, la rabbia, quando non puo essere espressa, bisogna trasformarla in ironia”.
Ripenso a quei palestinesi che avevo visto scherzare in fila al check point, ammassati dietro la porta girevole a sbarre. Mentre qualche furbetto guadagnava posizioni, sfottevano un loro compagno che, reggendo i pantaloni con le mani, era costretto a ripassare piu volte sotto il metal detector. E rivedo gli uomini che sull’autobus, al posto di blocco notturno all’uscita di Gerusalemme, scherzavano con le giovani poliziotte israeliane quando pronunciavano, in maniera sbagliata e ridicola, i loro nomi arabi. Prima che l’ autobus potesse ripartire avevano dovuto trascriverli tutti.

Questa capacita di non arrendersi all’umiliazione, di ridere anche in una situazione oggettivamente drammatica ed assurda, sconfiggera’ l’arroganza degli occupanti.
Un giorno o l’altro questa occupazione dovra’ finire; il Governo Israeliano ed i suoi padroni economici, religiosi ed ideologici dovranno rispondere dei crimini commessi.
Durante l’Olocausto molti tedeschi ed europei fingevano di non vedere, mentre altri cercavano di salvare gli ebrei portati a morire; il loro senso di colpa e’ durato per generazioni.
Gli ebrei, che tante volte la storia ha maltrattato, potrebbero trovarsi a vivere una nuova tragedia a causa del governo che si sono eletti ed a trasmettersi per generazioni un nuovo senso di colpa, oltre ai tanti a cui la loro religione gia’ li obbliga.
Passegiando per le strade dei quartieri ricchi di Gerusalemme, mi sembra di sentire le voci nel vento degli ebrei usciti dalle ciminiere che cercano di parlare ai loro figli e nipoti. E mi sembra che le persone che incontro siano sospese nell’aria, come se il terreno sotto di loro non fosse solido. Questa terra non e’ solo la loro terra, e’ la terra di tutti i popoli che sempre l’hanno abitata.
Tutta la terra e’ di tutta l’umanita, le frontiere sono nate e si sono spostate con le distruzioni e le guerre, dovremmo imparare a viverci in armonia; visto che dobbiamo anche morirci.
Dopo mezz’ora di attesa, davanti all’ultimo cancello, Jameel ritorna con l’espressione sconfortata: il processo e’ stato rinviato! dice.
Ripartiamo. La madre del ragazzo torna a Ramallah con noi, la invito a sedersi davanti, ma lei non vuole e si accomoda dietro. Durante il viaggio scherza, come le ragazze che guardavano le vetrine nelle strade di Ramallah, e ridevano ai commenti dei giovani che passavano.


Per la vicenda di Ahmad Sa'adat consulta la pagina della campagna per la sua liberazione




Qualche dato:
Israele tiene costantemente in carcere il 10 % dei palestinesi e 700.000 di loro, dal 1967, sono passati per il carcere per ordine dei militari: il 20% del totale della popolazione pari al 40% degli uomini.
Nael Al-Barghouthi e’ il prigioniero politico con piu lunga detenzione nel mondo. Arrestato nel 1978 all’eta’ di 21 anni, ha gia’ passato 32 anni in carcere nonostante gli accordi di Oslo del 1995 definivano come “misura di costruzione della fiducia” il rilascio graduale dei prigionieri politici. Insieme a Barghouthi, sono in prigione altri 313 prigionieri politici arrestati prima degli accordi.
Dal 2000 sono stati arrestati, interrogati e detenuti piu’ di 6.500 ragazzi, quasi sempre nelle stesse condizioni degli adulti. Ogni anno 700 ragazzi sotto i 18 anni sono processati dal tribunale militare.
Nel 2007 il 63% degli ordini di di detenzione amministrativa sono stati approvati: i detenuti hanno presentato 2.368 appelli di cui solo 329 sono stati accolti ( l’1,38 % ).
Al 1 Settembre 2010 i prigionieri politici nelle carceri israeliane sono 6.257 di cui
190 detenuti amministrativi
280 minori
12 membri del Consiglio Legislativo Palestinese
38 donne
792 palestinesi condannati a vita
118 condannati a piu’ di 20 anni
313 arrestati prima degli accordi di Oslo

2000 casi di tortura solo nel 2008
Nessuna inchiesta contro le torture
Dal Marzo 2002 al Ottobre 2002 sono stati arrestati 15.000 palestinesi in campagne di arresto di massa
Dal 1967 il tribunale militare ha arrestato 10.000 donne per motivi politici
750 sono state arrestate dal 2000 al 2009
La maggior parte delle donne palestinesi, anche in stato di imbarazzo, sono sottoposte a forme di pressione psicologica, torture, insulti, molestie sessuali, umiliazioni, perquisizioni intrusive anche nel mezzo della notte, buio o luce violenta, insetti, dieta insufficiente, isolamento dalle famiglie, carenze igieniche, induzione di malattie ginecologiche, mancanza di assistenza durante il parto in detenzione.
Le autorizzazioni per le visite dei familiari di primo grado, quando sono concesse, richiedono anche tre mesi di attesa e devono essere inoltrate alle autorita israeliane tramite la Croce Rossa. Un vetro separa i prigionieri dai parenti.
733 detenuti della Striscia di Gaza non possono comunicare in alcun modo con le famiglie dal 2007.

di Domenico Russo
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Domenico Russo in cui racconta la sua esperienza in Palestina.

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