sabato 8 gennaio 2011

KALANDIA, il Check Point fra Ramallah e Gerusalemme

KALANDIA è il nome del Check Point fra Ramallah e Gerusalemme. Spesso la mattina lo attraverso in autobus. Europei e palestinesi con la carta di identità azzurra, dei residenti nel territorio di Gerusalemme, restano sull’autobus per il controllo: un soldato con il mitra in mano si sistema vicino alla porta, l’altro passa fra i sedili e chiede i documenti.
I palestinesi che risiedono nei territori, ed hanno la carta di identita verde, devono invece scendere ed attraversare un lungo e stretto corridoio di gabbie metalliche. Madri e ragazzini, anziani con pacchi e mercanzie, student i e lavoratori, religiosi che vanno a pregare, si affollano nei tetri corridoi in attesa di imboccare le strette porte girevoli di sbarre di ferro dove si ingombrano prima di presentare i documenti ai militari dietro una finestra blindata.
A volte al check point c’e una ambulanza palestinese che porta un malato o una partoriente negli ospedali israeliani. L’ambulanza deve fermarsi in attesa che arrivi quella israeliana per il trasferimento e se ritarda le donne partoriscono sotto lo sguardo dei soldati che sono autorizzati ad assistere.

Kalandia e tutti i check point sono una relta che sembra icredibile se non la vedi, e a cui ogni giorno della loro vita i palestinesi, che hanno diritto di entrare a Gerusalemme, si sottomettono. E sono i fortunati perche il permesso di entrare a Gerusalemme con la carta verde e difficilissimo conseguirlo; e basta aver lanciato una pietra contro un carro armato dieci anni prima per vederselo negare.
Kalandia dunque non e il nome di un parco divertimenti, ne’ sono in un videogioco i militari israeliani raramente adulti e quasi sempre ragazzini di 18-20 anni, che, armati di grossi fucili o di mitra di ultima generazione, si vedono dappertutto in Israele e nei territori palestinesi in corrispondenza degli insediamenti abusivi dei coloni. Quei ragazzini soldato stazionano dietro muretti di cemento armato in mezzo alle strade che percorrono il West Bank, con le mitragliatrici spianate ad altezza d’uomo; ed entrano in qualsiasi momento nei villaggi e nelle case spaventando donne e bambini. Oggi a Belain e morta una donna che aveva respirato I gas lanciati dall’esercito contro I manifestanti che ogni venerdi protestano in qualche localita contro il muro. Ieri, al check point di Bishan, un giovane e stato ucciso perche i militari lo avevano visto con una coca cola in mano ed hanno pensato che fosse una Molotov. Episodi del genere sono frequenti , qualche mese fa fu ucciso un ragazino che giocava con un fucile di plastica. La condanna dei militari per simili incidenti e inesistente o ridicola. Intanto resta la paura di avvicinarsi ai check point.
Ci sono sempre piu giovani israeliani che rifiutano di servire nell’esercito: i Refusenik, ragazzi e ragazze che contestano l’ occupazione militare della Palestina e vengono rinchiusi in carcere. Ci sono anche tanti intellettuali ed associazioni israeliane che si battono per i diritti dei palestinesi.
Ma la maggior parte degli israeliani ha paura di questo popolo che stanno occupando contro gli accordi di Ginevra e le risoluzioni dell’ONU, e che per strada, nei mercati, nei minibus ha l’espressione di chi e’ in gabbia - fatto che gli viene ricordato con continui controlli alla loro mobilita.
Mi chiedo se per caso gli inglesi, quando promisero ai sionisti di dargli la palestina, non lo fecero consapevoli della gentilezza d’animo di questa gente e della sua tendenza alla rassegnazione. Si perche, oltre che alla grande disponibilita, ai sorrisi e alla dolcezza che essi manifestano, e evidente in molti di loro la rassegnazione alla condizione di prigionia, oltre il muro che li circonda.
Gli israeliani hanno certamente capacita organizzative invidiabili e superiori ai palestinesi, se gli attacchi armati nel 1948 furono la principale causa dello scacco e dell’esilio dei palestinesi, la mancanza di vitalita della loro societa in contrasto con la giovinezza e il dinamismo dei sionisti, spiega come, invece di lottare, molti preferirono scappare.
Ci sono tanti israeliani gentili e sorridenti, ma quasi tutti sono sospettosi non solo con i palestinesi, ma con chi israeliano non e’. Molti di loro hanno l’aria arrogante di chi e in condizione di superiorita sull’occupato. Molti pensano tutto il male possibile dei palestinesi; e questo dipende anche dal fatto che gli viene proibito di entrare nel West Bank. Per questioni di sicurezza si dice, ma forse per impedirgli di vedere che dietro quel muro non ci sono terroristi che si addestrano ad ucciderli, ma donne che vanno al mercato; uomini che tornano dal lavoro con i vestiti sporchi ; qualche giovane modestamente elegante che prende il caffe nella terrazza di un bar; uomini che fumano il narglile in sale da te’ dove non entrano le donne; ragazze velate o no che entrano nei negozi di abbigliamento e profumerie; famiglie che cercano di sopravvivere e bambini che escono gridando da scuola e corrono per le strade gridando o si affollano a comprare caramelle.
Molti giovani palestinesi dicono : “forse il cambiamento lo vedranno i nipoti dei miei figli, l’occupante ha tutti mezzi per progredire e per controllarci grazie agli aiuiti che arrivano dagli Stati uniti e dall’Europa sotto la voce Sicurezza, e dalle ricche fondazion israeliane di tutto il mondo”
Ci sono, pero, tanti palestinesi impegnati a resistere con la informazione, la difesa dei prigionieri, il sostegno alle famiglie ed agli anziani, con le pietre lanciate contro i carri armati e con l’arte. A Ramallah ho assistito ad uno spettacolo di danza folclorica in cui la energia e l’allegria dei ballerini e del pubblico che non smetteva di battere le mani e cantare avrebbe coinvolto sicuramente molti israeliani, se avessero pouto essere presenti.
Qualche palestinese si e fatto saltare in aria negli autobus e nei bar delle citta israeliane o ha lanciato razzi sui villaggi israeliani di frontiera uccidendo decine di uomini, donne e bambini ed ha fatto paura agli israeliani. E chi non avrebbe paura.
Anche i palestinesi hanno paura, perche dagli aerei israeliani sono caduti grappoli di bombe sulle loro teste e mentre erano nelle tende dei campi profughi di Sabra e Chatila sono entrati i falangisti libanesi scelti, come alleati, dall’esercito israeliano. Ariel Sharon, dalle colline intorno, proteggeva ed illuminava con bengala il massacro indiscriminato di qualche aspirante kamikaze, di qualcuno che lanciava razzi e di centinaia di bambini e di donne ed uomini inermi.
In tante azioni punitive e nei bombardamenti sono state distrutte case e villaggi, e sono stati uccisi migliaia di civili. Ultimo e spettacolare per la sua spietatezza quello di Gaza chiamato spudoratamente Piombo fuso, quando in venti giorni sono state uccise 1400 persone e 5000 sono state ferite. L’operazione era la risposta ai 15 morti e centinaia di feriti israeliani in otto anni.
Ora I bambini giocano su strade piene di buche fra case ricoperte dai fori dei proiettili delle armi della Quinta Potenza Militare del mondo, e delle armi dei resistenti palestinesi, spesso ridicole in confronto. Ma non e’ una questione di armi che puo risolvere la paura degli uni e degli altri, e la paura non e’ una questione di numeri.

di Domenico Russo

   

Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autore Domenico Russo in cui racconta la sua esperienza in Palestina.

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori