lunedì 28 febbraio 2011

Polizia israeliana rapisce un bambino di 11 anni fra le lacrime della madre: Questi video, che raramente passano sui media di massa, dimostrano la vita palestinese sotto l'occupazione israeliana

Dall'autore del video:
"Questo video e’ stato girato martedì mattina dopo che le autorità israeliane hanno effettuato un altro raid contro civili. Appena l'esercito e la polizia si sono allontanati, un furgone si e’ fermato nella zona e due agenti di polizia di frontiera sono saltati fuori. Kareem Tamimi, 11 anni, ha iniziato a fuggire, correndo verso la madre. La donna con la telecamera si sente gridare "Bambino! Bambino!" in ebraico per dissuadere gli agenti di polizia di frontiera alla cattura del piccolo, senza alcun risultato.

SICILIA- LIBIA, UN’ILLUSIONE MEDITERRANEA

(Tripoli, Piazza Verde)

I libici in Sicilia
C’era un tempo, non molto remoto, nel quale Sicilia e Libia si guardavano con grande simpatia reciproca.
L’Isola, la più grande del Mediterraneo, definita da Occhetto “l’unico Stato arabo che non aveva dichiarato guerra a Israele”, ha sempre attratto i leader nordafricani e arabi in genere per il suo splendido passato islamico e per il suo inquieto presente autonomistico.
Figurarsi Gheddafi che, avendocela di fronte, desiderava estendere la sua rivoluzionaria influenza.
Dall’altro lato, la Sicilia, le sue inconcludenti classi dirigenti che speravano di salvare l’Autonomia capovolgendo le coordinate dello sviluppo: dal nord che aveva deluso al sud dei paesi rivieraschi e soprattutto alla Libia ossia a quell’ex colonia italiana che galleggia sopra un mare di gas e di petrolio.
Dalla Jamahirja si aspettavano capitali e commesse miliardarie e lavoro per gli operai e i tecnici isolani.
Da entrambi le parti c'era un certo fervore. I libici aprirono a Palermo un consolato generale, un centro culturale e una casa editrice.
Mentre i rappresentanti dei tre principali partiti (Pci, Dc, Psi) fondammo la sezione regionale dell’Associazione di amicizia e cooperazione italo - araba che promosse a Palermo alcune importanti iniziative, fra cui la prima conferenza nazionale sull’immigrazione araba in Sicilia e in Italia, patrocinata dal Ministero dell’interno.

sabato 26 febbraio 2011

Dalla sponda meridionale del Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste italiane, una lezione di Rivoluzione


Un fuoco rivoluzionario di vastissime proporzioni arde su tutto il fronte nordafricano, in pratica sulla sponda meridionale del Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste italiane. La fiamma è inizialmente divampata in Algeria, appiccando un incendio che ha contagiato facilmente le altre nazioni magrebine come Tunisia, Marocco, Egitto, nonché parte della penisola arabica, Arabia Saudita, Bahrein, Mauritania, Sudan, Yemen, Giordania, Libano, Siria ed altri Stati che non sono esposti all'attenzione dei mass-media.
In questi giorni l’incendio sta infiammando la Libia del colonnello Gheddafi. Il quale, grazie anche alla complicità criminale del governo Berlusconi e alle armi di fabbricazione italiana, sta massacrando il suo popolo che rivendica maggiori diritti, libertà e un effettivo rinnovamento democratico della società e della politica. E’ il caso di ricordare che l’Italia è il principale fornitore europeo di armi al regime di Gheddafi e il terzo Paese esportatore di armamenti bellici nel mondo, dopo Usa e Gran Bretagna.

venerdì 25 febbraio 2011

L'America Latina di fine anni '50: Che stia succedendo lo stesso ora nei paesi arabi?

Quando cadde Marcos Pérez Jiménez nel 1958, quasi tutti noi venezuelani eravamo di un’innocenza temeraria. Non così Romolo Betancourt. Appena tornò dall’esilio quell’anno, stipulò un accordo con Washington, molto facile da intuire per la sua condotta successiva, destinato ad impedire un altro golpe imperiale come quello del 1948 contro il governo del suo partito Azione Democratica (AD).

Pérez Jiménez disprezzò il popolo. Si appoggiò principalmente alla borghesia e all’esercito, che però alla fine non gli furono fedeli, e fu rovesciato da una coraggiosa rivolta civile-militare che somiglia in qualche modo a quella egiziana.

Mentre il popolo celebrava il trionfo, si muovevano veloci e silenziose le appendici dell’Impero. Né le basi di AD né il Partito Comunista erano in grado di fronteggiare i complotti di Betancourt con la borghesia e l’impero.

Alla fine del 1957, tre dei principali partiti firmarono il cosiddetto Patto di New York, che nel 1958 fu ratificato dal Venezuela con il Patto di Punto Fijo. Entrambi gli accordi escludevano il PCV. Come non pensare che fu tutto negoziato con Washington, dove Betancourt ha vissuto fino alla fine dell’esilio? Perché scelse Washington?


giovedì 24 febbraio 2011

Una Libia colore rosso sangue

La guerra civile in atto con il caos che ne consegue lascia poco spazio a previsioni su futuri scenari politici. Il primo obiettivo, adesso, è fermare il massacro della spietata repressione libica ordinata da Muammar Gheddafi, il cui folle discorso non ha fatto che aggravare la situazione. Il leone ferito è uscito allo scoperto e la rabbia cieca del dittatore rischia, con tutta probabilità, dicancellare, polverizzare la nazione libica fondata su delicati equilibri di natura tribale-clanistica.

LE QUINDICI COSE CHE DOBBIAMO SAPERE SULL'ACQUA

Perché parlare di acqua?
Il problema "acqua", che di solito non ci poniamo perché possiamo ancora averne a sufficienza soltanto aprendo il rubinetto, è in realtà un problema mondiale. L'acqua potabile è pari soltanto al 3% di tutta quella presente sul pianeta e diventa sempre più scarsa a causa dell'innalzamento delle temperature e dell'inquinamento. Circa un miliardo e mezzo di persone, nel mondo, non accedono all'acqua e c'è il rischio che intere popolazioni siano costrette, in un futuro non lontano, a trasformarsi in veri e propri "profughi idrici". Già tante guerre si combattono a causa dell'acqua e molti Stati dominanti, insieme ai grandi gruppi finanziari mondiali, stanno cercando di appropriarsene per usarla come strumento di potere e di ricatto nei confronti delle popolazioni. In molte parti del mondo ci sono state sanguinose rivolte di cittadini per questi motivi e si è creato un movimento mondiale per la difesa dell'acqua. L'acqua, in quanto indispensabile alla vita, è un DIRITTO di tutti, così come sancito da una risoluzione dell'ONU del luglio del 2010 (votata anche dal Governo italiano) che ha dichiarato "il diritto all'acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici un DIRITTO UMANO essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani" . Tutti dovremmo acquisire consapevolezza che l'acqua va tutelata, risparmiata e gestita dalle comunità secondo questi principi e dovremmo acquisire comportamenti conseguenti.

mercoledì 23 febbraio 2011

Lampedusa, i ragazzi tunisini e il loro primo volo

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, e chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente, e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.

Rivolte nordafricane, la Sicilia potrebbe ritrovarsi al centro di tensioni e di conflitti, anche devastanti

Nulla possono la politica, la diplomazia contro la meteorologia: con la bonaccia , infatti, sono ripresi gli sbarchi di clandestini dalla Tunisia verso Lampedusa.
E’ questo un risvolto diretto delle rivolte arabe, soprattutto nordafricane, che ha provocato in Sicilia una nuova emergenza che mette a dura prova le strutture d’accoglienza e le miopi politiche migratorie del governo Berlusconi.
Per altro, è prevedibile che l’esodo si estenda a Egitto, Libia, Algeria.
Insomma, una fuga di massa che è una prima avvisaglia di un più grande dramma sociale e politico che, secondo gli esiti politici delle rivolte, potrebbe infiammare le sponde sud ed est del Mediterraneo.
La Sicilia potrebbe ritrovarsi al centro di tensioni e di conflitti, anche devastanti, per la ridefinizione degli assetti dei poteri in queste regioni vitali del mondo, in aderenza ai nuovi equilibri della globalizzazione. Perché, a occhio e croce, di questo si tratta.

Da Rea Silvia a Reo Silvio?

Per evitare che Numitore, suo fratello, avesse una discendenza maschile, Amulio fece rinchiudere Rea Silvia in un convento, diciamo così, la fece diventare cioè sacerdotessa di Vesta. Le vestali avevano infatti obbligo di castità lungo, di trenta anni.
Ma Marte si mise di traverso e, innamoratosi della ragazza, la rese incinta.
Così Rea Silvia diede alla luce addirittura due maschietti insieme, Romolo e Remo. Tutti sanno della cesta nel Tevere, della lupa più o meno virtuosa che li allattò, e della fondazione di Roma 753 anni prima della nascita di Cristo. Tutti noi quando eravamo   bambini siamo stati affascinati da questa leggenda, attenti più ai gemelli che alla madre, rea di aver  ceduto alla seduzione.
A distanza di quasi duemilaottocento anni  la cronaca di questi giorni – che diventerà  leggenda per i nostri pronipoti  - narra di un tale, denominato Silvio, in ossequio al lato selvaggio della sua natura  (nomina sunt consequentia rerum ), responsabile del governo di Roma,  e lo descrive tutto impegnato a riformare una giustizia che non gli piace, troppo  intromessa   nella sua vita privata , nei suoi affari e nelle sue amicizie, colpevole anche di infliggere  ferite profonde  a certe relazioni internazionali col mondo arabo che la ragion di stato consiglierebbe di mantenere. Costi quel che costi in termini di “costità”!  Fino al sacrificio di tenere stili di vita più consoni  a quelli di una satrapo, se fosse necessario, nonostante i malanni.

Parola di MaFiat

L’Italia è da sempre il regno della retorica e dell’ipocrisia dei ciarlatani, degli impostori e dei pifferai magici. Ma il degrado etico e culturale in cui è sprofondato il Paese è tale da non permettere più di discernere la verità dalla menzogna, l’equità dall’ingiustizia. Il discorso pronunciato da Marchionne all’ultimo meeting di Comunione e Liberazione è la riprova che la Fiat è spinta da finalità antioperaie ed antidemocratiche. Ascoltare l’Amministratore delegato che cita Hegel, richiamando valori etici come “libertà” e “diritti”, fa solo inorridire in quanto il“supermanager” della Fiat offende l’intelligenza, la civiltà, l’onestà dei cittadini liberi. L’intervento di Marchionne ha evidenziato toni e contenuti solo apparentemente concilianti, ma dietro la falsa erudizione e l’enfasi “buonista” si annida un’arroganza infarcita di citazioni utili ad incorniciare messaggi oltraggiosi contro le leggi e le istituzioni dello Stato, coprendo minacce e provocazioni verso gli operai.

L'Eni e la Libia

E' l'Eni l'obiettivo della insurrezione contro Gheddafi?
Bisogna capire bene da che cosa è fatta l'insurrezione contro Gheddafi in Libia, quanto c'è di sofferenza popolare e giovanile e quanto di interessi tribali che si sono aggrovigliati con quelli USA e delle multinazionali dell'Energia.
 Quello che è certo è che il metanodotto che porta il gas dall'Algeria alla Libia alla Sicilia è fermo. Non escludo che una vittima designata di questa rivolta sia l'Eni e comunque la politica commerciale autonoma dell'Italia che gli USA hanno "subito" con molti mal di pancia. Il PD maramaldesco farebbe bene a stare più accorto nelle critiche ed a distinguere l'Italia da Berlusconi e la Libia da Gheddafi.
  La grandiosa opera di pace del metanodotto, estranea agli interessi delle Sette Sorelle, garantisce energie e benessere da trenta anni all'Italia, all'Algeria, alla Libia. Gli Usa sono stati ostili da sempre.

martedì 22 febbraio 2011

Prepariamoci all'arrivo in massa dei migranti del Sud leggendo Pasolini..." Poi col Papa e ogni sacramento andranno su come zingari verso nord-ovest con le bandiere rosse di Trotzky al vento…"

Nel momento delle liberazioni e delle tragedie lungo la sponda sud del Mare Nostrum dobbiamo già guardare in avanti. Ci sta per raggiungere in casa una fiumana apocalittica di persone che avranno bisogno di tutto. Il governo italiano dovrebbe iniziare ora - visto che ancora non l’ha fatto né ha pensato di farlo - ad organizzarsi lungo le coste per accogliere in modo umano la massa che sta per arrivare dall’Africa. Com’è possibile continuare a cullarsi nel “Silvio sì, Silvio no”? Questa immobilità delle istituzioni fa pensare alla volontà di organizzare lo scontro tra poveri: poveri italiani, contro poveri nordafricani e, poi, contro poveri europei, a tutto vantaggio delle classi più ricche di ogni sponda. Cosa fa l’Europa? Quali aiuti può offrire a breve, medio e lungo termine? Maroni che combina? Il nostro esercito è pronto? Cosa serve e chi può fornire quel che serve?

Sarà peggio di un cataclisma soprattutto perché non c’è una informazione chiara e attendibile sulla vera situazione. Arriveranno navi strapiene che approderanno sulle coste. Lì in parecchi moriranno e chi sopravvivrà sarà disposto a tutto pur di salvare la pelle. E noi ancora a gigioneggiare con Ruby, la nostra via al Nord Africa …

lunedì 21 febbraio 2011

Gheddafi, l’amico del Caimano, che l'Italia pagava per massacrare i migranti

Sta affondando nel sangue la dittatura di Muammar Gheddafi, l’amico del Caimano, il “nostro figlio di puttana” secondo la logica roosveltiana (parlava di Anastasio Somoza), che la democrazia italiana pagava profumatamente per massacrare migranti e che oggi forse gira quegli stessi soldi a mercenari che massacrano i giovani libici.

domenica 20 febbraio 2011

"L'inno del corpo sciolto" e il corpo-rativismo

E’ noto che il metabolismo individuale influenza l’indole caratteriale delle persone.
La stitichezza si sposa per vocazione e definizione ad atteggiamenti di grettezza ed avarizia, spingendo inevitabilmente verso stati d’animo di inquietudine ed introversione, mestizia e reticenza, mentre la scioltezza di corpo infonde sentimenti più aperti ed ottimistici, induce all’espansività e alla generosità, alla gioia di vivere e alla loquacità.
Agli esordi della sua carriera artistica Roberto Benigni dedicò un irriverente e surreale inno al corpo sciolto chiamato, non a caso, "L'inno del corpo sciolto". In questo poemetto satirico il comico pratese esaltava la scioltezza intestinale, cantando che chi è sciolto di corpo è sciolto anche di spirito ed è sciolto con la favella. Chi evacua facilmente e frequentemente l'intestino è una persona tendenzialmente ironica, allegra e spiritosa, che tratta le parole con familiarità ed è in grado di afferrare i concetti più sofisticati.

Colombia, in 15 milioni non potranno più votare

Nel mese di dicembre del 2010 è stata approvata dal Congresso colombiano una “riforma politica” molto utile al regime, nella quale si stabilisce che il nuovo censimento elettorale rimarrà confermato solo per coloro che hanno votato alle ultime elezioni, oltre a quelli che si iscriveranno nuovamente o voteranno per la prima volta.
Vale a dire, i 15 milioni di astensionisti cronici sono stati eliminati, con un tratto di penna, dal

corpo elettorale, e non verranno più considerati nelle statistiche.
Da sempre i media oligarchici, occultando o minimizzando la portata della percentuale di astensionismo che caratterizza ogni processo elettorale in Colombia (così come i brogli, le violenze e le minacce paramilitari), si affrettano a sostenere che la vittoria elettorale di un candidato presidenziale equivale meccanicamente ad un consenso maggioritario nei confronti dello stesso nel paese.

venerdì 18 febbraio 2011

Il nucleare francese rischia di fare cilecca, trentaquattro reattori transalpini sono difettosi

Alcune delle centrali con problemi al dispositivo di sicurezza erano in servizio da oltre trent'anni. Gli anti-nuclearisti transalpini: "Come mai la scoperta è così tardiva? Ora gli impianti vanno bloccati"


Sorpresa: il nucleare francese rischia di fare cilecca. Diversi reattori transalpini sono infatti difettosi. Se n’è accorta la stessa società elettrica Edf, monitorando i 34 impianti da 900 megawatt colpiti da ripetuti incidenti. Sotto accusa il sistema di raffreddamento: se si guasta il circuito primario, il dispositivo di sicurezza potrebbe non bastare. Il rischio? La fusione del nocciolo del reattore. Con “conseguenze catastrofiche”, secondo l’associazione ambientalista Sortir du nucléaire che ha lanciato l’allarme sulle “inquietanti anomalie” di 34 delle 58 installazioni atomiche francesi. Sortir du nucléaire chiede così il blocco preventivo degli impianti. Il problema è stato ammesso anche dall’autorità di sicurezza nucleare (Autorité de Sûreté Nucléaire, Asn) e i generatori di vapore difettosi sono ora al centro di un vasto programma di controlli e riparazioni.

APPELLO: Sosteniamo lo sciopero generale e generalizzato dell’11 marzo

L’11 marzo è stato convocato uno sciopero generale per sostenere esigenze e diritti di lavoratori e ceti popolari, contro le politiche del governo e i diktat di Confindustria, che pretendono ormai di negare loro ogni rappresentanza e centralità mentre la crisi economica avanza.
Proprio l’11 e 12 marzo i governi europei vareranno regole pesantissime per il rientro forzato del debito pubblico dei paesi membri; regole che, per l’Italia, significheranno ulteriori e devastanti misure antisociali sui servizi, i salari, la previdenza, i beni comuni.
Il governo italiano ha già fatto sapere che intende adeguarsi ai nuovi parametri, accentuando i provvedimenti già avviati in questi anni.
Crescita delle disuguaglianze sociali, sottrazione di reddito e diritti ai lavoratori, abbassamento generale delle aspettative sociali e culturali del paese, indicano che - dentro la crisi – sono lavoratori, precari, disoccupati, utenti dei servizi pubblici a pagare i costi più elevati. E a vedersi negata persino la possibilità di resistere sul piano della democrazia e della rappresentanza sindacale.
Di tale scenario e di tale futuro si sono rivelate ben consapevoli le piazze degli studenti, dei precari, dei metalmeccanici, che ormai da troppo tempo chiedono uno sciopero generale e generalizzato che mandi un segnale chiaro e forte al governo italiano ed a quelli europei, alla Fiat e Confindustria, per contrastare apertamente la “lotta di classe dall’alto” dichiarata da Marchionne e dal sistema delle imprese.

Passaggio nel limbo di Lampedusa

Molti di loro prima di attraversare il Canale di Sicilia a bordo di una carretta del mare non avevano mai messo piede fuori dalla Tunisia. Arrivano da qualche piccolo villaggio nel centro o nel sud arretrato del Paese. Vengono da famiglie di agricoltori, sono senza lavoro da sempre. Altri invece erano guide turistiche, cuochi, camerieri. Ma poi il sistema è collassato e i tour operator hanno smesso di far atterrare gli occidentali nei villaggi vacanza del nord del Paese. «Il vostro è un Paese libero, da noi tutto è caos e prepotenza», ripetono. «La gente nei villaggi spara, la polizia non c'è. E gli uomini di Ben Alì ancora dettano legge». E poi «qui a Lampedusa si sta bene, voglio fermarmi qui», scoppiano a ridere. «Voglio scusarmi con tutti gli italiani. È stata la mancanza di lavoro e la paura a spingerci a partire dalle nostre coste. Ma mi fa male il cuore quando vedo i miei connazionali ridotti così. Molti di loro non sanno nemmeno leggere e scrivere e spero che si comportino in modo civile, qui in Italia», spiega Haziz, un trentenne molto bravo a comunicare davanti a cronisti e telecamere. È un ex professore di fisica, arrivato con altri cinquanta uomini e otto donne nella notte di venerdì.

giovedì 17 febbraio 2011

È scoccata, anche in Libia, l'ora del "giorno della collera"?


Muammar Gheddafi non è Hosni Mubarak e neanche Ben Ali - i deposti "signori" di Egitto e Tunisia. Il Colonnello libico, al momento, rimane saldo al potere. Quella del17 febbraio è, tuttavia, una prova difficile da superare. Le manifestazioni indette su internet con un video (Enough, Libya!) realizzato da un anonimo "figlio di Libia" possono avere dei risvolti imprevedibili, non ultimo, la dura repressione da parte del regime.

Un anticipo si è avuto già a cavallo tra il 15 e il 16 febbraio: Bengasi, la città più rivoluzionaria della Libia, la capitale dell'opposizione, è stata teatro di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Tutto è scoppiato in seguito all'arresto - apparentemente senza motivi - di Fathi Terbil (poi scarcerato), un avvocato e attivista per i diritti umani, portavoce dell'associazione dei famigliari dei 1200 detenuti che il 29 giugno del 1996 furono massacrati nel carcere di Abu Salim di Tripoli.

La Chevron Texaco è stata condannata per la più grande devastazione causata da attività estrattive nella regione Amazzonica

Una buona notizia per le comunità vittime di reati ambientali. La Chevron Texaco, colpevole della più grande devastazione causata da attività estrattive nella regione Amazzonica è stata condannata a pagare 8 miliardi di dollari per il disastro ambientale prodotto. Il caso della Chevron è emblema dell'insostenibilità di un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento incontrollato delle risorse. Il debito ecologico stimato della Texaco nella zona regione amazzonica dell'Ecuador, per i suoi 28 anni di attività è stato calcolato dalla organizzazione ambientalista Accion Ecologica in 709 miliardi di dollari, una cifra pari a 51 volte il debito estero dell'Ecuador.

La notizia:

La corte ecuadoriana incaricata di portare avanti il giudizio per danni ambientali contro la multinazionale petrolifera Chevron ha condannato l'impresa al pagamento di oltre 8 miliardi di dollari per danno ambientale. Lo ha annunciato ieri l'avvocato della parte querelante, Pablo Fajardo.

mercoledì 16 febbraio 2011

Gaza sempre sotto assedio nonostante l'addio di Mubarak

La Rivoluzione egiziana è destinata a produrre effetti a breve termine sulla sopravvivenza della popolazione civile della Striscia di Gaza.
La Striscia di Gaza è una piccola fetta di terra affacciata sul Mediterraneo, sotto occupazione israeliana. Israele, in particolare, controlla sia il confine terrestre Gaza-Israele, sia il mare antistante la Striscia, che lo spazio aereo sovrastante. L’assedio e il blocco imposti da Israele sulla Striscia hanno forti ripercussioni sulla popolazione civile, come denunciato dalle maggiori organizzazioni internazionali per i diritti umani. In particolare, la privazione del diritto alla libertà di movimentoimpedisce o rende estremamente difficoltoso l’ingresso e l’uscita dalla Striscia, il che causa a cascata ulteriori violazioni dei diritti della popolazione civile.
Famiglie smembrate che non riescono a ricongiungersi, ragazzi che non possono accedere all’istruzione, malati terminali ai quali, spesso, viene negato da Israele il permesso di uscire per ricevere adeguate cure mediche, e che talvolta muoiono nell’attesa.

Mamadou dì a tua madre

L'aumento del pattugliamento lungo le coste tunisine ha soltanto spostato più a sud le partenze dei giovani sub-sahariani. Partono da Zuwarah a Sabratah, lungo la costa libica occidentale. Lampedusa è a 300 chilometri di mare. Più di una volta è successo che passeurs senza scrupoli abbiano fatto scendere decine di passeggeri sull’isola tunisina di Kerkennah, nelle acque di Sfax, dicendo loro «voilà Lampedusa». Lo raccontano ancora i vecchi nei bar dell’isola. «Buongiorno, buongiorno. Come stai?» dicevano ingenui i nuovi arrivati. È bastata una secca risposta in arabo a gelare gli animi e a capire che no, era ancora Ifriqiya, solo un poco più in là. A loro è andata comunque meglio delle migliaia di morti annegati lungo le rotte del Canale di Sicilia. Molte barche sono ferrivecchi e spesso sono pilotate da gente che non conosce il mare. Tante fanno naufragio nelle prime ore di viaggio. I corpi dei morti talvolta raggiungono Zarzis e l’isola di Djerba al sud della Tunisia. Li tirano su i pescatori. Nelle reti del pesce corpi nudi, mummie in blue jeans, scheletri, alghe e magliette. Sono gli stessi litorali dove Omero condusse i compagni di Ulisse rapiti dai fiori di loto e dove migliaia di turisti ogni mese d’estate vanno in vacanza. Inizia qui il cimitero Mediterraneo.

Vivere sulla propria pelle i giorni della rivolta


La testimonianza esclusiva di chi ha vissuto sulla sua pelle i giorni della rivolta egiziana


Dopo le dimissioni di Mubarak, l'Egitto si prepara a mesi di incertezza politica. Non è chiaro cosa può succedere nei prossimi giorni. Da una parte potrebbe esserci un regime bloccato perché la leadership politica che adesso ha preso in mano il potere è composta da militari, gli stessi che sostenevano anche il governo di Mubarak (lo stesso Mubarak era un militare). I giorni in cui la gente è stata in piazza Tahrir potrebbero avere determinato una situazione simile alla fase seguente alla rivoluzione islamica in Iran nel 1979.

martedì 15 febbraio 2011

Profumo di golpe

Prima esisteva il "partito dello scudo crociato"; per la verità esiste ancora alle spalle di Pierferdinando Casini, quando si fa intervistare davanti alle telecamere, ma non è la stessa cosa. Adesso il partito dello scudo c'è ancora: si è formato in Parlamento nelle file del PDL dove un centinaio di deputati vuole sospendere indagini e processi che riguardano i parlamentari fino alla scadenza del mandato.Non porta la croce, ma la vuole imporre solo agli altri. Allo scopo dichiarato di assicurare la governabilità del Paese e a garanzia della libertà della funzione parlamentare.
All'indomani di Tangentopoli il Parlamento decise di abrogare l'immunità parlamentare. Non era un Parlamento costituito da "nominati", ma da rappresentanti che venivano scelti direttamente dal popolo col sistema delle preferenze in base a una legge elettorale diversa da quella in vigore.  Oggi le maggioranze parlamentari sono artefatti,  quasi sempre  subordinate al potere esecutivo. Oggi, alla luce di scandali di tipo  economico finanziario  che coinvolgono esponenti della classe politica , invischiati anche   in presunte piccanti e morbose storielle di mille e una notte   e comunque in frequentazioni non proprio edificanti , la si vuole  in qualche modo reintrodurre l'immunità.

Radiografia del disagio sociale

Dal sisma del 1980 sono trascorsi 30 anni che hanno stravolto la realtà della nostra terra, che ha smarrito la fisionomia statica e chiusa mantenuta nei secoli passati non solo sul piano economico, territoriale e paesaggistico, ma anche sul versante etico e spirituale, senza assumere una nuova identità socio-culturale, se non quella del consumismo e dell’edonismo di massa che, nei suoi aspetti più alienanti e regressivi, di appiattimento e omologazione intellettuale, impedisce un’effettiva liberazione dei corpi e delle menti.
Alle antiche lacerazioni si sovrappongono le nuove. La disoccupazione e la conseguente emigrazione giovanile, è drammaticamente dannosa per la nostra gente, che, abbandonata dai suoi migliori cervelli, perde ciò su cui ha investito in termini di affetto, educazione, sostegno economico, ciò su cui ha riposto le proprie speranze per un avvenire migliore.

Egitto, la rivoluzione tradita dall'esercito


 Spero che  si  analizzi a fondo  la rivoluzione egiziana, i suoi diciotto giorni, la gente che si è mobilitata e vi ha partecipato. E' stata una rivoluzione pacifica, inerme, ma non incruenta. La polizia ha sparato. Trecento persone sono rimaste uccise, migliaia sono i feriti, non si sa quanti sono stati incarcerati e se sono tuttora dentro. Obama ha lodato il carattere pacifico della rivoluzione ma non ha detto una sola parola sui morti, sui feriti, sui prigionieri del Regime. La rivoluzione ha mostrato l'esistenza di una società civile ed è stata in gran parte sostenuta dalla borghesia delle professioni che si è legata  ai milioni di egiziani poveri e poverissimi del grande paese, culla della civiltà per migliaia di anni.. Questa società civile ha avuto due motori che l'hanno spinta in avanti: l'acculturazione dei giovani ed internet che hanno dato una coscienza più acuta e generale della sofferenza sociale e della mancanza di futuro in un regime corrotto in cui la maggioranza delle risorse è stata  accaparrata e divorata  da Mubarak e dai suoi cortigiani. Questo accaparramento dura da sempre, è stato protetto dalla sospensione dei diritti per il permanente di stato d'assedio con la complicità degli USA e dell'Europa che hanno  difeso fino a ieri Mubarak. La rivoluzione egiziana é  stata il più importante avvenimento del Mediterraneo dopo  la decolonizzazione e l'avvento di Stati sovrani al posto dei protettorati e degli ascari.

domenica 13 febbraio 2011

Tutti contro la diga di Belo Monte

Centinaia di indigeni brasiliani hanno protestato a Brasilia contro la costruzione di quella che potrebbe essere la terza centrale idroelettrica più grande del mondo, dopo le Tre Gole cinesi e Itapiu fra Brasile e Paraguay. Con un'imponente manifestazione hanno colto l'occasione per consegnare unapetizione firmata da 600mila persone.

Si tratta della diga di Belo Monte, nella conca del fiume Amazonas, che, se costruita, distruggerebbe il più grande bosco tropicale del pianeta. Ma il governo Rousseff non ci sente, come non ci ha sentito il governo Lula. Il ministro dell'Energia, Edison Lobao, ha già messo le mani avanti promettendo che ogni persona colpita da questo mega-progetto riceverà un indennizzo e un nuovo posto dove stare, e annuncia: "I lavori cominceranno presto", con un investimento pari a 7300 milioni di euro.

PAESI ARABI: RIVOLTA O RIVOLUZIONE?


Sommario:
Democrazia per i Paesi arabi poveri e per quelli ricchi; la rivoluzione degli internauti; Egitto: i due fantasmi più temuti; i Fratelli Musulmani; la Fratellanza in posizione d’attesa?; Egitto, un nuovo Iran? ; L’entusiasmo per la “rivoluzione” iraniana; il Cairo non è Berlino; nel mondo arabo manca la “rivoluzione francese”.


Democrazia per i Paesi arabi poveri e per quelli ricchi
Povertà, istruzione, social network: agitando per bene questi tre fattori si ottiene un mix esplosivo che nel mondo arabo è giunto a mettere in discussione anche i rais più autocratici.
E’ accaduto prima in Tunisia e poi, a catena, in Egitto, nello Yemen…domani chissà!
Le piazze delle loro capitali si sono sollevate per chiedere libertà, lavoro e benessere economico e riforme democratiche. Richieste giuste, sacrosante contro regimi cristallizzati che parevano eterni.

venerdì 11 febbraio 2011

I radar israeliani per la guerra italiana ai migranti

Potenti radar a microonde prodotti in Israele stanno per essere installati all’interno di parchi e riserve naturali del sud Italia per contrastare gli sbarchi dei migranti. La nuova Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni (C4I) della Guardia di finanza. Grazie alle risorse del “Fondo europeo per le frontiere esterne”, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, il Comando generale della forza armata ha acquistato cinque sofisticati EL/M-2226 ACSR (Advanced Coastal Surveillance Radar) realizzati da Elta Systems, società controllata dalla IsraelAerospace Industries Ltd. (IAI). I radar sono appositamente progettati per l’individuazione di imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. “Le immagini ad alta risoluzione captate dal sistema – informano i manager dell’industria bellica israeliana – vengono utilizzate per prevenire l’immigrazione e la pesca illegale, il traffico di droga, gli attacchi terroristici e il contrabbando; per realizzare missioni di ricerca e salvataggio; per individuare target aerei, navali, sottomarini e segnali emessi da antenne radar”.

Gaza, chiusa, privata e bombardata

Sotto l'effetto dell'ipnosi collettiva dell'intifada egiziana che al-Jazeera instancabilmente proietta da giorni in tutti i caffè della Striscia assediata, ho sognato ad occhi aperti sei milioni di arabi nella Palestina storica, marciare all'unisono compatti e pacifici verso una Gerusalemme liberata, per riprendersi i diritti umani violati da un Mubarak che parla ebraico.
Mentre condivido questa visione con alcuni amici, Hussein giochicchia a lungo con l'accendino fra le dita prima di accendersi la paglia fra le labbra, come a farla durare di più: dopo due settimane di blocco del mercato nero dei tunnel se i distributori di benzina sono a secco, il prezzo delle sigarette è già lievitato di un quarto.
 
"Hai visto che strage di vittime ha mietuto Mubarak?

mercoledì 9 febbraio 2011

Totò Riina: “Berlusconi è un bravo picciotto”

Per Totò Riina, Silvio Berlusconi era un “bravo picciotto”. Lo afferma in un verbale l’ex boss di Napoli Giuseppe Misso, detto ‘o nasone’. E’ quanto hanno rivelato Il Mattino e l’edizione partenopea di Repubblica.

Ma ecco cosa ha detto ai magistrati (con cui collabora dal 2007) il capo-clan del rione Sanità: “Il mio affiliato Salvatore Savarese mi disse che Riina, in cambio del favore che ci chiedeva, cioè di uccidere l’avvocato Li Gotti, ci offriva di farci entrare nella gestione dei capitali investiti da cosa nostra, in molte aziende italiane. In particolare, Savarese mi parlò delle aziende televisive di Berlusconi, che Riina avrebbe definito come ‘un bravo picciotto’, stessa espressione usata per Dell’Utri”.

lunedì 7 febbraio 2011

Mentre i riflettori del mondo illuminano l'evoluzione della rivoluzione egiziana, Gaza è avvolta dalle tenebre, pervasa da sentimenti contrapposti e distanti

Nella Striscia, dove la chiusura dei tunnel rischia di far esplodere una nuova crisi umanitaria, la gente teme che Israele rioccupi il confine egiziano e sogna un rivoluzione popolare come al Cairo.

L'entusiasmo scaturito dinnanzi ai televisori che mostrano una piazza Tahrir gremita e matura per deporre l'odiato despota, per i molti  palestinesi passati sotto i ferri roventi dei torturatori di Mubarak, è placato dell'angoscia per l'esito incognito che questa rivolta popolare comporterà per la vita degli abitanti della Striscia.
Contemporaneamente a questi giorni storici che permettono un balzo in avanti a tutto il Medio Oriente, Gaza pare ripiombare a due anni addietro, a quando Israele sigillando ermeticamente i confini e riducendo alla fame circa 2 milioni di persone, preparava il massacro Piombo Fuso.

domenica 6 febbraio 2011

Sulle strade siciliane si continua a morire


In questo inizio d’anno il bilancio delle vite stroncate (soprattutto giovani) è davvero allarmante. Ma, in realtà, nessuno si allarma fra chi dovrebbe in vario modo prevenire e provvedere.
Secondo le statistiche, nel 2009, in Sicilia si sono registrati 30.000 incidenti stradali che hanno provocato 325 decessi e migliaia di feriti e invalidi. La spietata aridità del dato statistico dice che quasi ogni giorno nell’Isola viene spenta la vita di una persona solo perché usa l’automobile per lavoro o per altre esigenze; oppure- come sempre più accade - perché sta attraversando una via cittadina a piedi o in bici.
Morti insopportabili, soprattutto per noi che viviamo in una terra sopra la quale aleggia il lezzo pestifero di altre morti assurde e violente.
La gente assiste come rassegnata allo spettacolo terrificante della morte, partecipa, sgomenta, ai funerali. Si va avanti così, fino alla prossima vittima. Oltre al dolore inconsolabile dei parenti non resta nulla.
Qualcosa bisogna fare e subito! La difesa della vita deve avere priorità su tutto.
Non si può accettare come una sorta di “maledizione statistica” quest' altissimo tributo di sangue che la Sicilia paga, certo, per l’inadeguatezza della sua rete stradale ma anche- bisogna gridarlo- per le nostre stravaganze o per appagare le insane voglie del dio del profitto e della velocità.

sabato 5 febbraio 2011

Israele e Sionismo

Secondo di 6 appuntamenti previsti da parallelopalestina

ogni secondo martedì del mese fino a giugno 2011
presso CHIAMAMILANO - 
- 8 febbraio -ore 18.00 - ingresso libero -

Qui gli altri appuntamenti:
https://sites.google.com/site/parallelopalestina/home/programma-degli-appuntamenti





Matzpen, Sionismo o pace, è la vostra scelta
di Eran Torbiner
AIC – 50 minuti. Anche se costituito da non più di una dozzina di attivisti, Matzpen era considerato una grave minaccia al consenso di Israele alla fine degli anni '60 e '70.
La maggior parte dei membri erano nativi israeliani, provenienti dalla società tradizionale. A causa della loro opposizione al sionismo, alla lotta contro l'occupazione ed ai loro contatti attivi con radicali attivisti palestinesi ed europei di sinistra, sono stati minacciati, hanno subito abusi e isolamento sociale e politico.

mercoledì 2 febbraio 2011

Destabilizzare per stabilizzare


La storia dell’umanità non segue un percorso uniforme e lineare, cioè un andamento progressivo caratterizzato da corsi e ricorsi, come asseriva il filosofo napoletano Giambattista Vico. Al contrario, lo sviluppo storico si svolge attraverso una dialettica tra tendenze e forze contrastanti, che innescano cicli violenti e balzi rivoluzionari che non sempre procedono verso un miglioramento e un progresso del genere umano. Gli esempi non mancano, ma per rendersene conto basterebbe riflettere sul funzionamento del potere e sui meccanismi di riproduzione dei rapporti di forza, a cominciare dai rapporti di comando e subordinazione tra le classi sociali, che sono il vero motore della storia.
Nel 1800 la reazione antigiacobina dell’assolutismo monarchico fu crudele e sanguinaria, incarnata dallo spirito codino e sanfedista dei regimi dispotici che ripresero a regnare dopo la Restaurazione sancita dal Congresso di Vienna nel 1815: i Borbone, lo Stato Pontificio, gli Asburgo, i Savoia (che erano tra le dinastie più retrive ed oscurantiste dell’epoca). Oggi lo spirito codino e liberticida è più subdolo e strisciante, assume atteggiamenti solo apparentemente morbidi e indolori, l'oltranzismo forcaiolo si traveste in forme più sfumate e sfaccettate, ma ciò non significa che il potere politico (e quello economico, che agisce dietro le quinte e decide realmente) non sia altrettanto efferato.

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