domenica 20 febbraio 2011

Colombia, in 15 milioni non potranno più votare

Nel mese di dicembre del 2010 è stata approvata dal Congresso colombiano una “riforma politica” molto utile al regime, nella quale si stabilisce che il nuovo censimento elettorale rimarrà confermato solo per coloro che hanno votato alle ultime elezioni, oltre a quelli che si iscriveranno nuovamente o voteranno per la prima volta.
Vale a dire, i 15 milioni di astensionisti cronici sono stati eliminati, con un tratto di penna, dal

corpo elettorale, e non verranno più considerati nelle statistiche.
Da sempre i media oligarchici, occultando o minimizzando la portata della percentuale di astensionismo che caratterizza ogni processo elettorale in Colombia (così come i brogli, le violenze e le minacce paramilitari), si affrettano a sostenere che la vittoria elettorale di un candidato presidenziale equivale meccanicamente ad un consenso maggioritario nei confronti dello stesso nel paese.
D'ora in poi tali dati ufficialmente “non esisteranno”, anche se la realtà del paese è, ovviamente, ben differente: molti astensionisti in Colombia fanno una scelta consapevole, non riconoscendo, giustamente, il teatrino politico che ha visto l'avvicendarsi al potere di loschi personaggi dell'oligarchia, perennemente impegnata a stroncare con la violenza qualunque forma di reale opposizione. Inoltre, moltissimi colombiani vivono in condizioni di miseria tali da non avere alcuna possibilità di esercitare il proprio diritto al voto, ad ulteriore conferma dell'antidemocraticità intrinseca del sistema.
Il Congresso colombiano, eletto coi voti paramilitari, è allergico alla democrazia come il presidente “Jena” Santos e chi lo ha preceduto, il narco ex-presidente Uribe, e intende criminalizzare coloro che non accettano di legittimare col proprio voto elezioni-farsa.

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