venerdì 25 febbraio 2011

L'America Latina di fine anni '50: Che stia succedendo lo stesso ora nei paesi arabi?

Quando cadde Marcos Pérez Jiménez nel 1958, quasi tutti noi venezuelani eravamo di un’innocenza temeraria. Non così Romolo Betancourt. Appena tornò dall’esilio quell’anno, stipulò un accordo con Washington, molto facile da intuire per la sua condotta successiva, destinato ad impedire un altro golpe imperiale come quello del 1948 contro il governo del suo partito Azione Democratica (AD).

Pérez Jiménez disprezzò il popolo. Si appoggiò principalmente alla borghesia e all’esercito, che però alla fine non gli furono fedeli, e fu rovesciato da una coraggiosa rivolta civile-militare che somiglia in qualche modo a quella egiziana.

Mentre il popolo celebrava il trionfo, si muovevano veloci e silenziose le appendici dell’Impero. Né le basi di AD né il Partito Comunista erano in grado di fronteggiare i complotti di Betancourt con la borghesia e l’impero.

Alla fine del 1957, tre dei principali partiti firmarono il cosiddetto Patto di New York, che nel 1958 fu ratificato dal Venezuela con il Patto di Punto Fijo. Entrambi gli accordi escludevano il PCV. Come non pensare che fu tutto negoziato con Washington, dove Betancourt ha vissuto fino alla fine dell’esilio? Perché scelse Washington?



Betancourt vinse le elezioni nel dicembre 1958 e si sbarazzò di noi tutti: vendette la rivoluzione, che ci era costata sangue, compreso quello di militari e di militanti del suo partito AD. Questo subito provocò una divisione di quella organizzazione in una fazione di destra e una di sinistra, indignata per il tradimento. Nel gennaio 1959 trionfò la rivoluzione cubana, ma era tardi per i rivoluzionari venezuelani che si ispiravano al suo esempio. Betancourt riuscì a trasformare il Venezuela nel principale satellite dell’Impero su questo lato del continente. Ai paesi arabi i cui popoli si stanno eroicamente ribellando all’Impero potrebbe accadere qualcosa di simile.

Ci sono alcune domande che mi faccio di fronte ad alcune somiglianze inquietanti con il mondo arabo attuale. Alla fine degli anni ’50 nella nostra America c’erano diverse dittature militari, imposte tutte dall’Impero: Manuel Manuel Odría in Perú, Gustavo Rojas Pinilla in Colombia, Marcos Pérez Jiménez in Venezuela, Fulgencio Batista a Cuba, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana, Alfredo Stroessner in Paraguay, Anastasio Somoza in Nicaragua. Questi ultimi due caddero più tardi, ma tutti gli altri crollarono come un domino nel giro di poco tempo. Ci sono prove dell’intervento americano nella caduta di alcune di queste dittature: uccisero Trujillo quando rifiutò di lasciare il comando. Non difesero Pérez Jiménez. L’appoggio che diedero a Batista non fu sufficiente. E non si opposero nemmeno alla caduta degli altri. Quando gli Stati Uniti appoggiano davvero un governo, fanno di tutto per difenderlo: finanziamento e addestramento di burattini, colpi di Stato, azioni separatiste ed eventualmente invasioni, per elencare solo una parte del loro arsenale politico. Non fecero niente di tutto questo per evitare la caduta delle dittature latinoamericane alla fine degli anni ’50. Non hanno difeso nemmeno il loro alleato Mubarak (vedasi “Fate attenzione” http://bit.ly/eZaOpt).

Che stia succedendo lo stesso ora nei paesi arabi?

Queste giornate sono dunque decisive per il futuro del mondo.

di Roberto Hernandez Montoya
Fonte: A SUD
Traduzione di Chiara Cazzuffi

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