giovedì 24 febbraio 2011

LE QUINDICI COSE CHE DOBBIAMO SAPERE SULL'ACQUA

Perché parlare di acqua?
Il problema "acqua", che di solito non ci poniamo perché possiamo ancora averne a sufficienza soltanto aprendo il rubinetto, è in realtà un problema mondiale. L'acqua potabile è pari soltanto al 3% di tutta quella presente sul pianeta e diventa sempre più scarsa a causa dell'innalzamento delle temperature e dell'inquinamento. Circa un miliardo e mezzo di persone, nel mondo, non accedono all'acqua e c'è il rischio che intere popolazioni siano costrette, in un futuro non lontano, a trasformarsi in veri e propri "profughi idrici". Già tante guerre si combattono a causa dell'acqua e molti Stati dominanti, insieme ai grandi gruppi finanziari mondiali, stanno cercando di appropriarsene per usarla come strumento di potere e di ricatto nei confronti delle popolazioni. In molte parti del mondo ci sono state sanguinose rivolte di cittadini per questi motivi e si è creato un movimento mondiale per la difesa dell'acqua. L'acqua, in quanto indispensabile alla vita, è un DIRITTO di tutti, così come sancito da una risoluzione dell'ONU del luglio del 2010 (votata anche dal Governo italiano) che ha dichiarato "il diritto all'acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici un DIRITTO UMANO essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani" . Tutti dovremmo acquisire consapevolezza che l'acqua va tutelata, risparmiata e gestita dalle comunità secondo questi principi e dovremmo acquisire comportamenti conseguenti.
Cosa succede in questo momento, in Italia, a proposito dell'acqua?
In Italia, in questo periodo, si parla molto di acqua perché esiste un grosso problema: a novembre del 2009 è stata approvata una legge – la n. 166 – che IMPONE a tutti gli enti locali di privatizzare la gestione delle proprie risorse idriche entro la fine del 2011. In realtà l'apertura verso la privatizzazione era iniziata con i precedenti Governi di centro-sinistra, ma quello attuale ne ha imposto una netta accelerazione inserendo l'OBBLIGO a privatizzare. Ciò significa che ogni Ente Locale DOVRA' bandire delle gare di appalto a cui parteciperanno delle imprese private e DOVRA' quindi affidare ad una di esse, sulla base dell'offerta presentata, la gestione dei servizi idrici per 25-30 anni.
Fino ad ora come venivano gestite le risorse idriche in Italia? E in Molise?
Fino all'approvazione di questa legge gli Enti Locali erano liberi di scegliere la forma di gestione ed infatti in Italia esistono luoghi in cui essa è stata affidata ad imprese private o pubblico-private, luoghi in cui operano società per azioni a capitale interamente pubblico e luoghi in cui la gestione è effettuata da aziende pubbliche. Va precisato che non c'è alcuna corrispondenza fra le posizioni politiche delle amministrazioni ed il tipo di gestione scelta. In Molise, a partire dal dicembre 1999 l'acqua viene gestita per quando riguarda la captazione da una Azienda Speciale "Molise Acque" e il Servizio Idrico Integrato dall'Ato (Ambito Territoriale Ottimale) istituito con legge regionale nel 1997. Attualmente il Servizio idrico Integrato è gestito dal settore "Schemi Idrici" della Regione Molise
Cosa prevede, di preciso, la legge 166/2009?
L'articolo 15 della legge prevede che la gestione dei servizi pubblici "di rilevanza economica" – fra cui anche quello idrico – DEBBA essere affidata, entro il 1 gennaio 2012:
ad imprenditori o società private
a società miste, pubblico-private, a condizione che al socio privato sia attribuita una partecipazione non inferiore al 40 per cento
Perché i legislatori hanno deciso di modificare il precedente sistema di gestione approvando questa legge?
Bisogna premettere che non si tratta di una legge promossa dal Parlamento bensì di un Decreto Legge, presentato dal Ministro Ronchi, che è stato convertito nella Legge 166 del 20 novembre 2009 sulla base di un voto di fiducia richiesto dal Governo; non c'è stata, quindi, quella discussione che è presupposto indispensabile per proporre ed approvare leggi che raccolgano un ampio consenso. Ciò detto, le motivazioni che hanno portato ad emanare questa norma sono sintetizzabili in quattro punti:
l'Unione Europea ci imponeva di adottare questo provvedimento In realtà l'U.E. non impone alcunché. Essa chiede soltanto ai vari Stati di individuare, fra i servizi pubblici, quelli che hanno "rilevanza economica" – ossia quelli che possono essere gestiti secondo le regole del mercato e della concorrenza - e prescrive che la gestione di questi servizi venga affidata con gare di appalto secondo principi di massima trasparenza.
Sarebbe bastato, quindi, che l'Italia decidesse che i servizi idrici sono "privi di rilevanza economica" e lo comunicasse all'U.E. La falsità di quest'affermazione è stata, d'altro canto, recentemente sancita dalla Corte Costituzionale Italiana ed è dimostrata dal fatto che in molti Stati e città che fanno parte dell'U.E. (ad es. l'Olanda, Parigi e recentemente Berlino) la gestione è pubblica senza che questo comporti alcun dissidio con la normativa europea nè alcuna sanzione da parte dell'U.E.
La gestione pubblica ha dimostrato di essere poco efficiente e l'ingresso dei privati migliorerà la gestione e i servizi e consentirà di aumentare gli investimenti.
Questo non è assolutamente vero perché lo scopo principale dell'impresa privata, come è facilmente comprensibile, è quello di ottenere dalla sua attività il maggior profitto possibile.
Assicurare una elevata qualità del servizio e fare investimenti per il suo miglioramento – ossia, nel caso dei servizi idrici, migliorare le reti e garantire sempre la migliore qualità dell'acqua erogata - costituisce, per l'impresa privata, soltanto un costo che essa non ha alcun interesse a sostenere.
Ed infatti l'esperienza dimostra che, dove la gestione è stata privatizzata, il costo del servizio – e quindi delle bollette – è fortemente aumentato e gli investimenti sono considerevolmente diminuiti. Ci sono stati addirittura casi di intere zone in cui il servizio idrico non è stato più assicurato perché l'impresa che lo gestiva non trovava economicamente conveniente fornirlo: è già accaduto, ad esempio, in una zona periferica di Nola che per questo motivo è stata lasciata senza acqua.
Questi effetti non sono assolutamente tollerabili nella gestione di un bene indispensabile alla vita come è l'acqua. Oltretutto il privato, per massimizzare i suoi profitti, tende a "vendere" la maggior quantità possibile di merce, mentre l'acqua, che è un bene prezioso perché scarso ed indispensabile, va gestita favorendone il risparmio. E' necessario, invece, migliorare la gestione pubblica rendendola trasparente ed aprendola alla partecipazione ed al controllo dei cittadini, perché è solo in questo modo che si può assicurare A TUTTI di poter esercitare il proprio DIRITTO di accedere all'acqua.
Non si tratta di una "privatizzazione" ma di una "liberalizzazione". Neanche questo è vero perché "liberalizzare" significa mettere in concorrenza fra loro diversi gestori dando ai cittadini la possibilità di scegliere liberamente quello che offre le migliori condizioni economiche e qualitative.
Ad esempio, ognuno di noi può scegliere la compagnia telefonica che gli fornisce i servizi più adatti ad un costo più conveniente. Per l'acqua questo non è possibile perché il servizio idrico, per definizione, è un monopolio naturale: non può esistere una competizione fra più fornitori in concorrenza poiché c'è un solo acquedotto. Un abitante del Molise non avrebbe alcuna possibilità di scegliere il gestore della Lombardia o del Trentino perché offre condizioni migliori ma sarebbe costretto, ovviamente, a dipendere dal gestore molisano. E' evidente , allora, che questa legge non prevede una liberalizzazione con tanti gestori in concorrenza, ma una privatizzazione con un solo monopolista privato.
E chi garantirebbe i cittadini in una situazione di questo tipo? I sostenitori della privatizzazione prevedono la creazione di un'authority che controlli i gestori privati e garantisca qualità e costi.
Tutti conosciamo, però, la mancanza di trasparenza nei rapporti fra pubblico e privato e le difficoltà che incontrano gli Stati nel controllare le attività delle grandi imprese multinazionali (ci sono noti gli attuali processi di delocalizzazione che lasciano senza lavoro centinaia di migliaia di persone).
Come è possibile ipotizzare, quindi, che lo Stato italiano riesca a controllare efficacemente i pochi grandi gruppi finanziari privati che detengono, a livello mondiale, il monopolio della gestione dell'acqua e che si stanno muovendo per "accaparrarsi" il grande affare che l'Italia offre?
La maggior parte di questi gruppi ha bilanci più elevati di quelli di Stati di media dimensione ed è facile immaginare che essi non avrebbero alcuna difficoltà ad imporre nei fatti, con il potere del denaro, la propria volontà. Insomma, con questa legge si passerebbe da un monopolio pubblico a servizio della collettività ad un monopolio privato per l'interesse di pochi.
L'acqua e le infrastrutture rimangono pubbliche; è solo la gestione del servizio che viene privatizzata. Certo, la legge prevede proprio questo, ma se è vero che l'acqua e le infrastrutture restano del demanio da un punto di vista formale (si parla appunto di "proprietà formale"), all'atto pratico la "proprietà reale" è di colui che gestisce direttamente il bene, che eroga il servizio e che ne incassa gli utili per gli anni a venire.
Sarà il gestore privato, proprio per la caratteristica monopolistica del servizio, a poter imporre costi e qualità e noi cittadini, che accediamo all'acqua soltanto tramite il gestore, saremo costretti a dipendere interamente dalle sue decisioni.
Conta poco affermare che l'acqua è pubblica quando di fatto, per almeno venticinque o trent'anni, ogni relazione che avremo - rapporti economici, reclami, disservizi - saranno una questione privata regolata da un contratto di servizio fra il cittadino ed una società quotata in borsa, probabilmente neppure italiana. Non potremo più decidere, né cambiare fornitore né lamentarci in Comune o in Regione e far valere il nostro voto. Un bene è pubblico solo se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell'interesse esclusivo della collettività.
Come si comportano gli altri Stati nella gestione delle risorse idriche?
In molti Stati e grandi città europee in cui ci sono state esperienze di privatizzazione si sta tornando alla gestione pubblica perché si è sperimentato che quella privata determina consistenti aumenti delle bollette e considerevoli riduzioni della qualità del servizio, con conseguenti gravi disagi delle popolazioni.
E' il caso – per citare solo alcuni esempi - dell'Olanda che ha recentemente emanato norme per garantire la gestione pubblica, della città di Parigi che ha rimunicipalizzato dopo 25 anni di gestione privata e di Berlino che, come abbiamo saputo pochi giorni fa, procederà a rimunicipalizzare a seguito di un referendum popolare. Ed ancora, molti Stati del Sud-America, dopo aver sperimentato gli effetti devastanti della privatizzazione, stanno inserendo nelle proprie costituzioni il principio che l'acqua è di tutti e che va gestita in forma pubblica.
Cosa si sta facendo, in Italia, per evitare la privatizzazione?
Per evitare che la legge n.166 entri in vigore producendo i suoi effetti a partire dal 1 gennaio 2012, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha avviato, nel 2009, una campagna referendaria presentando tre quesiti che hanno lo scopo di impedire la privatizzazione dei servizi idrici. All'iniziativa referendaria hanno aderito le realtà più diverse e rappresentative di una larga fetta della società italiana, dalle associazioni ambientaliste, a sindacati, associazioni di categoria, chiese, comitati ed Enti Locali, enti no profit ed associazioni umanitarie, testate giornalistiche e gruppi di acquisto. I partiti hanno potuto aderire a sostegno dell'iniziativa ma non come promotori.
Cos'è il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua?
Il Forum è un movimento apartitico formato da innumerevoli cittadini, reti associative e sindacali, nazionali e territoriali e si è ufficialmente costituito nel 2006 (ma era già attivo in forma non organica).
Tutti questi soggetti, già nel 2007, condividevano la necessità di cambiare radicalmente il quadro normativo allora esistente e presentarono, quindi, una proposta di legge d'iniziativa popolare che venne portata in Parlamento a luglio dello stesso anno e fu sottoscritta da più di 400.000 persone.
Essa però giace, da allora, nei cassetti della Commissione Ambiente della Camera e nessuno l'ha mai presa in considerazione !
Come si dovrebbe gestire l'acqua secondo il Forum?
I Movimenti per l'Acqua, e quindi anche il Comitato Acqua Pubblica del Molise, sostengono che l'acqua, proprio per la sua natura di bene comune e di diritto universale, deve essere gestita soltanto in forma pubblica migliorando tale gestione ed aprendola alla partecipazione ed al controllo dei cittadini. Nessuna forma di privatizzazione è accettabile nella gestione dell'acqua ed anche le s.p.a. a capitale interamente pubblico, che sono pur sempre entità regolate dal diritto privato in cui il capitale privato può entrare con una semplice modifica dello statuto, devono essere trasformate in enti pubblici.
Cosa si è fatto finora perché si potesse indire il referendum?
Sui tre quesiti presentati dal comitato promotore del Forum alla fine del 2009 sono state raccolte in tutta Italia, fra la fine di aprile e la metà di luglio del 2010, più di 1.400.000 firme: più che in tutti i referendum indetti negli ultimi decenni.
Anche il Molise ha fatto la sua parte ed il Comitato Acqua Pubblica del Molise ha raccolto circa 9.000 firme: un bel risultato per questa piccola regione !
La Corte di Cassazione ha poi verificato la validità ed il numero delle firme raccolte ed ha ritenuto che esse fossero sufficienti per indire il referendum: ne sarebbero servite, infatti, soltanto 500.000 mentre, come si è detto, più di 1.400.000 persone hanno firmato.

Cosa dicono i quesiti?
Dopo la presentazione dei tre quesiti la Corte Costituzionale ne ha dichiarato ammissibili soltanto due, che saranno sottoposti a consultazione popolare.
- Il primo dei due mira ad abrogare il Decreto Ronchi, convertito in Legge n.166/2009, nelle parti che IMPONGONO di privatizzare i servizi idrici.
L'obiettivo di questo quesito è quindi quello di fermare la privatizzazione contrastando l'accelerazione imposta dal Governo e di evitare, di conseguenza, che i servizi idrici vengano consegnati ai privati.
- L'altro quesito chiede l'abrogazione della norma (decreto legislativo n. 152 del 2006: norme in materia ambientale) che prevede che nella tariffa sia inclusa una somma che serve a garantire "l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito".
Si vuole, cioè, eliminare dalla bolletta quel 7% che noi tutti paghiamo e che serve a garantire il profitto del gestore. Insomma, fuori i profitti dall'acqua ! Questo servirà sia a ridurre i costi a carico degli utenti che a rendere la gestione dell'acqua meno appetibile per i privati. Ad entrambi i quesiti gli elettori dovranno votare con un "SI" per comunicare la propria volontà di abrogare queste norme ed è per questo che si è deciso di definire la campagna referendaria "campagna per i 2 si".

Come si finanzia "campagna per i 2 si"?
Per garantire l'assoluta autonomia e trasparenza del cammino intrapreso, si chiede a tutti i cittadini di sostenere la campagna referendaria attraverso l'autofinanziamento dei costi. Sono previste due forme di autofinanziamento:
- La "donazione" per cui ognuno – singole persone, gruppi di amici, associazioni ecc. - regala ciò che vuole
- La "sottoscrizione" che prevede di ottenere, su richiesta, il rimborso della quota versata nel caso che sia raggiunto il quorum. In questo caso la somma da versare (sempre da singole persone, gruppi di amici, associazioni oppure da Enti Locali, sindacati, partiti politici ecc.) dovrà essere pari ad almeno 100 euro.
Insomma, per la prima volta in Italia il supporto economico potrà essere fornito a costo zero !
Quando si voterà ?
Ad oggi, non è stata ancora fissata la data della consultazione referendaria che, per legge, dovrà tenersi in una domenica compresa fra il 15 aprile ed il 15 giugno.
Va considerato che nello stesso periodo si terranno, in molti comuni e province italiane, elezioni amministrative; le date previste sono, probabilmente, quelle del 15 e 16 maggio (primo turno) e del 29 e 30 maggio (ballottaggi). E' quindi logico, sia per evitare costi aggiuntivi di centinaia di milioni che aggraverebbero la già difficile situazione economica dell'Italia, sia per risparmiare ai cittadini l'onere di recarsi alle urne per ben tre volte, che la data del referendum venga accorpata a quella delle amministrative. E' evidente che una scelta differente avrebbe il solo scopo di "sabotare" il raggiungimento del quorum e costituirebbe un vero e proprio attacco alla sovranità della volontà popolare e, quindi, alla democrazia.
E se "cade" il Governo?
L'instabilità del quadro governativo potrebbe determinare la necessità di elezioni politiche durante la primavera. In questo caso il referendum, che non può essere accorpato alle politiche, slitterebbe alla primavera del 2012, ossia ad una data in cui la legge 166 avrà già esplicato i suoi effetti ed i privati saranno entrati massicciamente nella gestione del servizio idrico.
E' per questo che il "Comitato per i due si" ha raccolto e presentato alla Vicepresidente della Camera On. Rosy Bindi ben 20.000 firme per chiedere una moratoria della legge 166 fino alla data del referendum, perché sia effettivamente rispettata la volontà popolare
Cosa bisogna fare per vincere questo referendum?
Perché si raggiunga il "quorum" e la consultazione referendaria sia valida è necessario che votino almeno il 50% + 1 degli elettori (non il 51%, ma il 50% + 1 elettore!). E per vincere il referendum occorre che almeno il 50%+1 (idem come sopra) dei votanti abbia apposto una croce, in entrambi i quesiti, sul simbolo del "SI".
E' allora necessario, visto che i Movimenti per l'Acqua Pubblica non possiedono televisioni, giornali o mezzi di informazione di alcun genere, che tutti ci attiviamo per comunicare ciò che si è detto finora alla maggior quantità possibile di persone: esiste una enorme disinformazione ma i cittadini si dimostrano, in massima parte, estremamente sensibili al tema quando vengono informati.

di Italo Di Sabato
Fonte: il bene COMUNE

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