domenica 13 febbraio 2011

Tutti contro la diga di Belo Monte

Centinaia di indigeni brasiliani hanno protestato a Brasilia contro la costruzione di quella che potrebbe essere la terza centrale idroelettrica più grande del mondo, dopo le Tre Gole cinesi e Itapiu fra Brasile e Paraguay. Con un'imponente manifestazione hanno colto l'occasione per consegnare unapetizione firmata da 600mila persone.

Si tratta della diga di Belo Monte, nella conca del fiume Amazonas, che, se costruita, distruggerebbe il più grande bosco tropicale del pianeta. Ma il governo Rousseff non ci sente, come non ci ha sentito il governo Lula. Il ministro dell'Energia, Edison Lobao, ha già messo le mani avanti promettendo che ogni persona colpita da questo mega-progetto riceverà un indennizzo e un nuovo posto dove stare, e annuncia: "I lavori cominceranno presto", con un investimento pari a 7300 milioni di euro.

Il dirigente delle tribù indigene Raoni insiste nel ribadire che il progetto porterà "cose brutte" ai residenti: "Non vogliamo Belo Monte perché distruggerà i nostri fiumi, la nostra selva e il nostro modo di vivere". Mentre un altro leader indigeno, Ireo Kayapo, spiega come la sua comunità non abbia ricevuto le informazioni necessarie sul progetto e prevede che verrà espulsa dalla loro terra ancestrale: "Ci sarà una guerra e scorrerà del sangue".


Muro contro muro, dunque. Nonostante tutta la sicurezza governativa non sia sostenuta dai permessi necessari a cominciare la diga. Per adesso c'è soltanto il nullaosta rilasciato dall'agenzia dell'Ambiente (Ibama) per preparare il terreno dove nascerà la costruzione. Ma il governo non ha dubbi che il progetto sia un elemento cruciale per lo sviluppo e la creazione di posti di lavoro e punta sul fatto che porterà la luce elettrica in 23 milioni di case. Poco importa al Planalto se cinquecento chilometri quadrati di terreno saranno inondati e cinquantamila persone rimarranno senza casa. Quel che conta è il business. 
Ma le manifestazioni di protesta non finiranno certo qua. Gli ecologisti sono convinti ad andare fino in fondo, costi quel che costi. Con loro celebrità come il regista James Camerone il cantante Sting che sostengono la loro causa.


di Stella Spinelli

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