mercoledì 16 febbraio 2011

Vivere sulla propria pelle i giorni della rivolta


La testimonianza esclusiva di chi ha vissuto sulla sua pelle i giorni della rivolta egiziana


Dopo le dimissioni di Mubarak, l'Egitto si prepara a mesi di incertezza politica. Non è chiaro cosa può succedere nei prossimi giorni. Da una parte potrebbe esserci un regime bloccato perché la leadership politica che adesso ha preso in mano il potere è composta da militari, gli stessi che sostenevano anche il governo di Mubarak (lo stesso Mubarak era un militare). I giorni in cui la gente è stata in piazza Tahrir potrebbero avere determinato una situazione simile alla fase seguente alla rivoluzione islamica in Iran nel 1979.
 
In quel momento nonostante il movimento popolare fosse così imponente e unisse agricoltori, donne, attivisti, comunisti, liberali di ogni estrazione, mujaheddin, una volta raggiunta la vittoria, dopo lo partenza dello Scia', Khomeini riuscì a monopolizzare la rivoluzione e lentamente estromise dal potere tutti i partiti e i gruppi che avevano partecipano alle manifestazioni. Poi scoppiò la guerra Iran-Iraq e la Guida suprema ebbe ancora maggiore spazio per limitare le richieste non islamiche di democratizzazione del Paese. Lo stesso potrebbe succedere in Egitto, dove la giunta militare potrebbe acquisire un potere così forte da rimanere e da bloccare le richieste dei movimenti. Infatti fin dal 25 gennaio in piazza c'erano soprattutto dei movimenti, come "kifaya" (Basta) che è nato nel 2005 dopo le elezioni che hanno confermato Mubarak per il sesto mandato, e come "6 aprile" un gruppo che è nato su Facebook dopo lo sciopero generale del 2008. A questi gruppi si sono uniti i partiti comunisti Tagammu, il partito liberare Wafd. Anche il modo di manifestare di questi gruppi era abbastanza inedito, perché non hanno sfilato nelle strade, ma nei primi giorni hanno giocato al "gatto e al topo" con la polizia e in seguito si sono concentrati in piazza Tahrir e sono rimasti lì di giorno e di notte, nonostante varie volte l'esercito abbia tentato di sgomberarli.

LA RIVOLTA E IL COPRIFUOCO

Sono tornato al Cairo il 29 gennaio. Il mio ritorno è stato molto complicato poiché una volta arrivato in aeroporto sono stato bloccato al terminal dove sono rimasto per tutta la notte poiché c'era il coprifuoco, che entrava in vigore alle 18 e terminava alle 8. Non solo, c'erano degli scontri al terminal 3 tra manifestanti e ex uomini d'affari che scappavano dal paese con miliardi di dollari e quindi questo impediva l'uscita dall'aeroporto. 
La mattina seguente sono partito con un taxi che mi ha portato al centro della città dove io vivo, non lontano da piazza Tahrir, bande armate hanno fermato il nostro taxi, avevano bastoni, spade, catene. Ci hanno lasciato andare via. Dopo qualche ora ho capito di cosa si trattava, in realtà erano ex poliziotti che si erano costituiti in queste piccole bande che controllavano semplicemente le persone, tra questi c'erano anche scalmanati, ex detenuti che erano usciti dalle carceri di Shubra e Maadi che la notte precedente erano state riaperte. Non solo, si affiancano a questi gruppi, chiamati "bantagheia", dei gruppi di gente comune che facevano servizio di sicurezza fuori dalle loro case nei giorni più duri di scontri, soprattutto tra il 27 gennaio e i primi di febbraio quando i gruppi pro Mubarak sono stati scatenati dal partito (PND). Si è svolto un vero e proprio scontro tra manifestanti pro e antiMubarak che ha portato all'uccisione di decine di persone. Il problema è stato proprio nell'identificare le persone che hanno compiuto questi massacri perché la polizia si era sciolta, quindi soprattutto gli scontri che ci sono stati in piazza nei pressi del Museo egizio e nei pressi del Ministero degli Interni non si può stabilire con chiarezza chi li abbia commessi. La gente comune ritiene che non sia stato l'esercito perché ha fiducia secolare nei militari, non dovrebbe essere stata la polizia, perché era stata sciolta. Quindi probabilmente si tratta di agenti infiltrati, uomini affiliati e pagati dal partito di Mubarak che hanno continuato a agire nelle ultime due settimane, quando il rais già era indebolito all'interno del regime, ma ancora in carica. Quindi è probabile che nelle ultime due settimane ci sia stato uno scontro di potere tra Presidenza e esercito che lentamente ha portato alla destituzione di Mubarak che ora si trova a Sharm El Sheikh. Non si sa bene qual è la sua sorte, probabilmente ha problemi anche di salute. Noi abbiamo vissuto quei giorni in maniera molto complessa perché vivevamo il coprifuoco, quindi non uscivamo di casa durante la notte e potevamo muoverci soltanto di giorno per fare piccoli acquisti. 
Di giorno vedevamo i nostri amici ai bar e ai caffè, che durante il giorno erano paradossalmente aperti. Il Cairo è una città schizofrenica normalmente, da un momento all'altro cambia tutto e questo succedeva mentre di notte c'erano urla, spari e barricate che si spostavano, il giorno tutto questo spariva e tornavano gli uomini che urlavano "roba vecchia", alcune bancarelle riaprivano, alcuni negozi anche. Si vedevano file ai negozi di gente che tentava di accaparrarsi generi alimentari, mentre tutte le banche erano chiuse, i prezzi iniziavano a salire. In Egitto, dove il 30% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno, l'aumento dei prezzi ha determinato subito uno scossone fortissimo che sicuramente ha spinto a una soluzione più veloce delle questioni che si ponevano sul campo.

IL FUTURO DELL'EGITTO
I movimentisti dopo la caduta di Mubarak, si trovano a affrontare una situazione molto complessa, le loro rivendicazioni sono molto simili a quelle dei riformisti iraniani. Richiedono riforme economiche, politiche, sociali, la costruzione di uno stato sociale che fino ad ora in Egitto è stato demandato alle associazioni caritatevoli, controllate dai Fratelli musulmani. A queste richieste si uniscono quelle tradizionalmente antiregime dei partiti comunisti e liberali che però non hanno un'importanza fondamentale nel paese. Addirittura l'inizio delle manifestazioni non hanno partecipato, per esempio il partito Tagammu, partito comunista, che ha messo a disposizione la sua sede in Talat Harb per curare i feriti di qualsiasi parte politica. In secondo luogo, i Fratelli musulmani non si sono presentati uniti a queste manifestazioni. Già da mesi era chiara la crisi interna a questo gruppo che non aveva ottenuto nessun seggio alle elezioni parlamentari di dicembre, anzi aveva partecipato al primo turno e poi si era ritirato al secondo. Non solo, all'interno del gruppo ci sono varie anime: una centrista-moderata che ha tentato più volte di formare un partito detto "Wasateia" (centro), e gli estremisti che si erano distaccati dai Fratelli musulmani per affiliarsi a Hezbollah, movimento sciita libanese e lasciare l'Egitto. Adesso i Fratelli musulmani, in particolare EL Arian, portavoce dei Fratelli musulmani, con cui ho avuto un colloquio, avrebbero la possibilità finalmente di arrivare alla costituzione di un partito politico. 
Finora loro non hanno potuto farlo perché logorati da anni di opposiozione, nei quali erano stati cooptati all'interno del regime, nei sindacati professionali, diventando parte integrante della classe dirigente del paese. Avere un partito politico per loro significa entrare completamente nel sistema, quindi loro non hanno mai potuto farlo, Ma è arrivato il momento per tentare. Possono negoziare una nuova formazione. Proprio questa nuova formazione potrà avviare un negoziato tra esercito e movimenti per chiedere un nuovo corso sul modello dei riformisti iraniani. L'unico punto che che può sollevare perplessità nella comunità internazionale, può essere una revisione del trattato di pace con Israele. D'altra parte, rimane irrisolta la grande questione di tutti gli ex affiliati al partito di Mubarak. Sono stati proprio loro che mercoledì della scorsa settimana, il 2 febbraio, hanno avviato una campagna di rastrellamenti contro gli stranieri. Era partita all'interno del PND la caccia allo straniero. Gli stranieri erano considerati coloro che fomentavano le manifestazioni attraverso Facebook, aiutavano i gruppi che si trovavano in piazza Tahrir e nelle altre città egiziane. Molti occidentali sono stati chiusi in varie caserme, altri sono stati fermati per strada. E' capitato anche a noi di essere arrestati, condotti dall'esercito e poi al Ministero dei servizi segreti. Abbiamo raccolto delle storie assurde di persone che sono rimaste tutta la notte bendate, che hanno passato quindi la notte in una caserma, oppure sono stati rilasciati nelle strade della città senza sapere dove si trovassero.

di Giuseppe Acconcia - cadoinpiedi.it
Comparso su il bene COMUNE

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