mercoledì 30 marzo 2011

Cristo si è fermato a Lampedusa


Esordisco con una testimonianza personale, sia pure solo verbale, di solidarietà e di vicinanza morale nei confronti dei migranti e dei cittadini di Lampedusa, giustamente esasperati dall’inettitudine, dall’arroganza e dal menefreghismo del governo italiano.
L’ignominiosa vicenda di Lampedusa è estremamente paradigmatica nella misura in cui fornisce l’ennesima, agghiacciante conferma (di cui si poteva tranquillamente fare a meno) che i diritti umani sono sistematicamente violati e calpestati nel nostro Paese e poi ci vengono a parlare di interventi “umanitari” da compiere in Libia o altrove. Quanto sta accadendo a Lampedusa è un esempio emblematico e grottesco dell’ipocrisia e della cattiva coscienza del mondo occidentale, nella fattispecie è una rappresentazione inequivocabile del degrado e dell’imbarbarimento politico dell’Italia e dell’Europa.

lunedì 28 marzo 2011

La finta aquilana ed una rete, Canale5, senza vergogna


Come sempre le Reti di Berlusconi non conoscono vergogna...

Luisiana, la marea nera e segreti di Stato sui disastri ambientali


Il primo a parlarne è stato l'Huffington Post circa una settimana fa, riferendo di questo avvistamento da parte di un elicottero poi confermato dalla Guardia Costiera della Luisiana.
La Guardia Costiera ha confermato di stare investigando una macchia di petrolio potenzialmente larga 100 miglia. Si troverebbe vicino al pozzo di petrolio Matterhorn, circa 20 miglia a nord del sito della BP Deepwater Horizon.
Ulteriori dettagli in italiano, un paio di giorni fa, arrivano dal giornale online Il Cambiamento, che racconta come non si sia ancora del tutto certi che si tratti di una nuova fuoriuscita di petrolio.

domenica 27 marzo 2011

Costa d'Avorio, è guerra civile. Si contano oltre un milione di profughi

ABIDJAN - Ormai a fuggire sono più di un milione di persone. Un esodo di massa dalla capitale della Costa D'Avorio, che si spopola mentre lungo le strade delle municipalità a nord della città,  Abobo, Treshville, Yopougon, le milizie armate fedeli ai due presidenti che si contendono la vittoria elettorale, continuano a far suonare le armi pesanti. 



I due presidenti in lotta. Da una parte, i gruppi fedeli a Laurent Gbagbo, presidente uscente il quale - secondo le autorità internazionali - avrebbe vinto per aver reso nulli i voti di 8 dipartimenti elettorali, per un totale di 600 mila voti; dall'altra Alassane Ouattara, con forti consensi al Nord del paese e che, invece, sarebbe stato indicato come vero vincitore. Il risultato è che il paese è spaccato in due, con Gbagbo, che ancora può contare dell'appoggio dell'esercito e che continua, dui fatto a governare, mentre il suo avversario è costretto a continuare la sua battaglia rinchiuso in una stanza dell'Hotel du Golfe ad Abidjan.

sabato 26 marzo 2011

Israele e Comunismo

Quarto di 6 appuntamenti previsti da parallelopalestina.it
ogni secondo martedì del mese fino a giugno 2011
presso CHIAMAMILANO - ore 18.00 - ingresso libero -

Qui gli altri appuntamenti:
https://sites.google.com/site/parallelopalestina/home/programma-degli-appuntamenti
                      

Madrid Prima di Haniya (ebrei dalla Palestina nelle Brigate Internazionali)
di Eran Torbiner
AIC – 59 min. Quando scoppiò la guerra civile spagnola nel 1936, oltre 300 ebrei dalla Palestina lasciarono la patria per combattere il fascismo unendosi alla Brigata Internazionale. Molti di loro erano ebrei comunisti anti sionisti che credevano che il fascismo fosse il principale nemico dell'umanità in generale e degli ebrei in particolare.

I dodici Lavoratori ex Eutelia non devono essere lasciati soli

Non ha fine l’odissea dei lavoratori ex Eutelia. Da anni sono in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Per mesi senza retribuzione, percepiscono oggi 890 euro di cassa integrazione. Per tanto tempo hanno tentato di aprirsi una prospettiva attraverso forme di lotta classiche ed innovative. Le hanno provate veramente tutte. Una delle ultime azioni di lotta, nel novembre del 2009, fu il presidio della loro sede Agile Eutelia di Roma, in via Bona.
Quel presidio serviva a tutelare l’attività produttiva che i proprietari, a più riprese, hanno tentato di dismettere. Una forma concreta di attaccamento al lavoro, un interesse che i “datori” di lavoro non hanno mai condiviso. Troppo presi dalle disinvolte speculazioni finanziarie in cui sono stati implicati e per questo condannati. Eppure per il giudice delle indagini preliminari Roberta Palmisano, accogliendo le richieste del pm Fabio Santoni, sono più colpevoli i lavoratori di chi li ha letteralmente umiliati.

venerdì 25 marzo 2011

Libia, la guerra di liberazione che l'Italia non capisce

Sua moglie glielo aveva detto di parlargli. E anche i fratelli avevano insistito che lo bloccasse. Ma la verità è che Hasan non era mai stato così fiero di suo figlio Ahmed come quel giorno, quando gli disse che si univa al fronte per liberare il paese. E lo lasciò andare con la sua benedizione. Come padre, apprezzava quel coraggio e quella generosità. Partire a 24 anni come volontario, con una laurea in medicina e senza armi, per curare i feriti di guerra, in nome della libertà. Sono passati 13 giorni da quando se ne è andato. E oggi suo padre è la prima volta che viene a cercarlo al fronte. A cercarlo sì, perché nel frattempo Ahmed è finito nella lista dei dispersi. Dicono che sia stato fatto prigioniero a Ras Lanuf. Ma sono solo voci. La verità è là davanti. Tra il deserto e il mare, dove si leva alta nel cielo una colonna nera di fumo, alle porte di Ijdabiya, 160 km a sud di Benghazi. La strada davanti a noi è chiusa da una transenna. Entrano soltanto le macchine degli uomini armati. Siamo a Zuwaytina e la guerra è lì davanti, dopo la curva, saranno cinque chilometri. Dalla corsia opposta tornano dal fronte le auto dei rifornimenti e i civili in fuga da Ijdabiya. Una folla di curiosi sta a guardare. Mentre Hasan discreto, chiede in giro se qualcuno conosce suo figlio. Ma le notizie che arrivano fanno solo rabbrividire.

Nucleare, l'inganno del Governo

Il Governo ha finalmente capito che stava andando contro vento. Mentre il mondo intero si stava interrogando e preoccupando e modificando gli orientamenti precedenti sul nucleare, i Ministri italiani dichiaravano con ridicola arroganza che l’Italia avrebbe continuato nella realizzazione del programma previsto, come se il disastro in Giappone non ci fosse stato. Eppure la tragedia del Giappone ha dimostrato che il terremoto e il maremoto sono avvenimenti eccezionali ma a questi imponderabili eventi naturali si è aggiunto l’utilizzo improvvido di una tecnologia pericolosa in sé come quella nucleare, che non è possibile mantenere in sicurezza di fronte ad avvenimenti di questa portata.
Dalla Cina agli Stati Uniti, all’Europa oggi tutti si interrogano di fronte al precipitare della situazione in Giappone e i pesanti interrogativi sul nucleare sono emersi anche in settori che pure in precedenza erano decisamente schierati per il nucleare.

giovedì 24 marzo 2011

"Fuori legge", il racconto del conflitto arabo israeliano dai territori occupati palestinesi

Alla Facoltà di Lettere di Roma Tre il documentario "Fuori legge" del Physician for Human Right racconta il conflitto arabo israeliano dai territori occupati palestinesi.

Sbarchi senza fine a Lampedusa

Dopo le partenze di ieri, tra cui quelle di 83 minori, sono ancora 4.376 i clandestini presenti sull'isola. Altri due barconi stanno arrivando con altri 150 migranti. Lo dice l'assessore regionale al Territorio Gianmaria Sparma giunto sull'isola, che ha fatto una riunione col sindaco delle Pelagie, Bernardino De Rubeis.

Momenti di tensione anche a Mineo dove sindaci e amministratori hanno creato un cordone davanti alla struttura di accoglienza per non fare entrare gli autobus con a bordo gli immigrati sbarcati stamane dalla San Marco. Ma dopo qualche minuto di tensione le forze dell'ordine hanno fatto entrare i mezzi. Poco dopo le 13 nella struttura hanno fatto ingresso altri quattro pullman di immigrati, che sono entrati senza alcun problema scortati dalle Forze dell'ordine.

Vergognosamente Sallusti

Questa è la nuova prima pagina de Il Giornale. Sembra una di quelle copertine satiriche, fatta da qualche blogger buontempone con troppo tempo libero da dedicare allo smanettamento col Photoshop. E invece è vera. Viene descritta una realtà alternativa, la solita, nella quale milioni e milioni di profughi tentano di sbarcare sulle nostre coste, naturlmente non perché sono disperati, perseguitati, uccisi, affamati, sottoposti a una feroce dittatura. Ma perché vogliono venire in Italia (anzi, in Padania possibilmente) per stuprare le nostre donne, svaligiare le ville dei lettori creduloni del Giornale, commettere atti di criminalità, lavorare disonestamente, spacciare droga e imporre l'Islam nella versione più estremista come unica religione, costringendoci tutti ad andare in giro con il burqa. L'editoriale di Sallusti è a dir poco delirante.

martedì 22 marzo 2011

PETROLIO E DITTATURE



Sommario:
il potere petrolifero soffoca le istanze di democrazia; un più equo rapporto con i Paesi petroliferi; l’opinione pubblica fra indignazione e rassegnazione; qualità della vita: un privilegio solo per i paesi consumatori; si allarga la forbice fra consumi e produzioni; cresce il fabbisogno, calano le risorse proprie; il peso del petrolio libico; multinazionali: uno strapotere fuori controllo democratico; dittatori scomodi e dittatori amici.




1… IL POTERE PETROLIFERO SOFFOCA LE ISTANZE DI DEMOCRAZIA
Esiste una relazione di causa ed effetto fra petrolio e dittatura?

lunedì 21 marzo 2011

Libia: "Bombardamenti contro"

L'Unione Africana avverte che la soluzione della crisi libica deve essere una "soluzione africana", non europea o americana.
Chiamma alla cessazione immediata dell'aggressione alla Libia. Chiede alle parti in lotta di garantire l'invio di assistenza umanitaria alla popolazione civile coinvolta, comprese le migliaia di lavoratori stranieri di oprigine africana residenti in Libia.
L'Unione Africana ha inoltre denunciato che la "comunità internazionale" ha rifiutato oggi la richiesta di poter visitare la Libia. La soluzione della crisi libica deve essere conforme al rispetto dell'unità e dell'integrità territoriale della Libia.
Il Cancelliere argentino Hector Timerman ha criticato il fatto che nel Consiglio di Sicurezza ONU e tantomeno nell'Assemblea generale ONU, non si è dibattuto alcun attacco alla Libia.
 Ciò dimostra che è necessario cambiare lo Statuto dell'ONU, compreso il potere di veto in mano solo ai 5 paesi vincitori della seconda guerra mondiale. Il cancelliere ha ricordato che l'Argentina fa parte del gruppo maggioritario dell'Assemblea ONU che chiede di democratizzare il Consiglio di Sicurezza; è interessante ed importante che solo la Cina sia parte di questo gruppo in qualità di osservatore.

domenica 20 marzo 2011

Dieci domande sull'attacco alla Libia

1)      Perché solo ora la comunità internazionale si accorge che Gheddafi è a capo di un regime autoritario e liberticida? Chi sono gli insorti  libici, e chi rappresentano?
2)      Perchè il governo italiano ha firmato un Trattato economico e militare con lo stato libico, e non lo ha disdetto con il necessario voto parlamentare?  Perchè l'Italia  ha venduto le armi alla Libia?
3)      Quali sono stati gli effetti dei più recenti interventi militari "umanitari"? (Kosovo, Iraq, Afghanistan….)
4) Perchè il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha votato un documento generico che consente a chiunque di andare a bombardare la Libia con l'astensione di cinque paesi, fra cui la Germania e la Russia, anzichè inviare forze di interposizione a difesa della popolazione civile, ed osservatori incaricati di verificare la tregua comunicata il 18 marzo?
5)       Perché l’ONU schiera a difesa degli insorti paesi ex coloniali con grossi interessi economici in Libia; e perchè coinvolge la NATO e non paesi veramente “terzi” ed estranei al conflitto?

venerdì 18 marzo 2011

Il proletariato non ha patria

Da comunista internazionalista sono convinto che l’idea stessa di patria o nazione sia un anacronismo storico, come anacronistici e superati sono gli assetti economici e politici in cui si configurano gli stati nazionali, che non servono più neanche come “involucro protettivo” del capitalismo, che ormai si muove ed opera in un’ottica globalizzata.
Nel contempo, da meridionalista confesso che mi sta letteralmente nauseando questo clima di finta esaltazione"patriottica", così come mi infastidisce l'approccio aprioristico di chi affronta il processo “risorgimentale” con uno spirito acritico e apologetico e, nel contempo, con un pregiudizio mentale nei confronti dei “vinti”, cioè con la convinzione (assolutamente errata) che il Sud fosse arretrato economicamente e socialmente prima della cosiddetta"unità", cioè all'epoca dei Borbone. L'idea per cui il Meridione fosse una realtà da colonizzare militarmente, politicamente e culturalmente, come di fatto è accaduto con l'annessione del Regno delle Due Sicilie da parte della monarchia sabauda.

giovedì 17 marzo 2011

L’apocalisse nipponica e la lezione da trarre


L’orribile cataclisma che si è abbattuto sul popolo giapponese deve indurci ad una profonda autocritica politica, filosofica ed esistenziale della nostra civiltà per constatare anzitutto la finitezza della condizione umana, riflettere sul rapporto tra la vulnerabilità dell’essere umano e la potenza smisurata della natura e prendere atto che la nostra tecnologia, per quanto avanzata possa essere, evidenzia una serie di limiti e di carenze oggettive che soccombono di fronte alla furia spaventosa degli elementi naturali.
Ma proviamo a ricostruire in breve i fatti per ricavarne, se possibile, alcuni preziosi insegnamenti che potrebbero servire all’intera umanità, a patto che questa sappia e voglia afferrare e comprendere il senso trasmesso dai recenti accadimenti. Come ogni esperienza traumatica che travolge la vita delle persone e dei popoli, anche l’immane tragedia collettiva che ha sconvolto il Giappone  ha impartito alcune lezioni storiche.
Il popolo giapponese è abituato da secoli a convivere con il rischio perenne di terremoti spaventosi ed ha imparato a fronteggiare come nessun altro paese al mondo le dolorose conseguenze causate dalle forze naturali contro cui l’umanità è da sempre costretta a confrontarsi. Non a caso il Giappone è all’avanguardia nel settore delle tecnologie antisismiche e costituisce un modello da seguire per tutti i popoli che abitano la Terra.

domenica 13 marzo 2011

Un prete argentino condannato POR OPINAR DISTINTO

A proposito di diritti negati, violati alla democrazia, alla libertà di espressione, sentite cos’è capitato, nei giorni scorsi, a un prete argentino, Nicolas Alessio, di 53 anni.
(Il reverendo padre José Nicolas Alessio)
Il fatto è accaduto nella bellissima città di Cordoba dove il Tribunale interdiocesano lo ha condannato e cacciato dalla Chiesa e dalla casa parrocchiale, nella quale abitava da 27 anni, per avere egli espresso un’opinione differente (opinar distinto) dalla posizione ufficiale della gerarchia cattolica a proposito delle legge (argentina) che autorizza il matrimonio gay.
Si stenta a crederci, ma così è stato. Come, ieri (7/3/11) informava il “Clarin, il più diffuso quotidiano di Buenos Aires, che riportava anche brani della sentenza sanfedista.

mercoledì 2 marzo 2011

Comunione e Liberazione e la 'ndrangheta danno il benvenuto in Lombardia, Italia 2011

C'è il revisore dei conti della fiera di Milano che "divide i soldi in nero" con il capo della 'ndrangheta. Il direttore sanitario arrestato per mafia che svende appalti in cambio di "un sacco di voti" per un parlamentare "legato a doppio filo a Formigoni". C'è il nuovo manager degli ospedali lombardi che è tanto amico dei boss calabresi da farsi definire "il nostro collaboratore". C'è il vicepresidente del consiglio regionale, già indagato per bancarotta e corruzione, che si vede inserire dai giudici nel "capitale sociale della 'ndrangheta". E poi ci sono gli imprenditori mafiosi, che continuano ad avvelenare terre e acque della Lombardia. Mentre la politica reagisce vietando ai tecnici regionali di aiutare le inchieste della magistratura.

Gli atti d'accusa della direzione antimafia di Milano svelano il lato oscuro di Comunione e liberazione. Alla base di Cl c'è un movimento forte di migliaia di persone oneste, laboriose, profondamente cattoliche. Al vertice però, attorno a Roberto Formigoni, governatore-padrone della Lombardia dal 1995, si è creata una macchina di potere con agganci spaventosi. A documentarli è la requisitoria dei pm (3.286 pagine, in gran parte inedite) che nel luglio 2010 ha portato in carcere più di 300 imputati di mafia. Tra tanti reati, i giudici delle indagini hanno ritenuto provati molti fatti al limite della legalità: relazioni di "contiguità e vicinanza", che non raggiungono gli estremi della complicità penale, ma consentono ai capimafia di "beneficiare di rapporti continuativi con altri poteri, economici e politici".

martedì 1 marzo 2011

La crisi del capitalismo e il bisogno di comunismo


Per raccontare la crisi i mezzi di disinformazione di massa hanno divulgato notizie false e distorte come l’idea che la fase critica abbia esaurito gli effetti più duri e sia in corso una ripresa dell’economia. All’inizio qualcuno ha avuto interesse a seminare il panico perché grazie alla psicosi sociale ha realizzato altre operazioni speculative. Oggi si soffia nella direzione opposta, accreditando l’idea che la bufera sia cessata. Secondo una leggenda metropolitana la recessione si colloca nell’orbita delle speculazioni dell’alta finanza internazionale. E’ indubbio che una parte di responsabilità sia ascrivibile al cinismo degli speculatori, tuttavia la sostanza della crisi è riconducibile alle contraddizioni insite nella natura stessa dell’economia mercantile. Infatti, un’economia di mercato senza mercato è una contraddizione in termini, per cui se la crisi non si risolve il sistema rischia la bancarotta. Non a caso si assiste al crollo verticale degli investimenti, dei salari, dei prezzi e del saggio di profitto, che approfondisce la crisi.

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