domenica 27 marzo 2011

Costa d'Avorio, è guerra civile. Si contano oltre un milione di profughi

ABIDJAN - Ormai a fuggire sono più di un milione di persone. Un esodo di massa dalla capitale della Costa D'Avorio, che si spopola mentre lungo le strade delle municipalità a nord della città,  Abobo, Treshville, Yopougon, le milizie armate fedeli ai due presidenti che si contendono la vittoria elettorale, continuano a far suonare le armi pesanti. 



I due presidenti in lotta. Da una parte, i gruppi fedeli a Laurent Gbagbo, presidente uscente il quale - secondo le autorità internazionali - avrebbe vinto per aver reso nulli i voti di 8 dipartimenti elettorali, per un totale di 600 mila voti; dall'altra Alassane Ouattara, con forti consensi al Nord del paese e che, invece, sarebbe stato indicato come vero vincitore. Il risultato è che il paese è spaccato in due, con Gbagbo, che ancora può contare dell'appoggio dell'esercito e che continua, dui fatto a governare, mentre il suo avversario è costretto a continuare la sua battaglia rinchiuso in una stanza dell'Hotel du Golfe ad Abidjan.
 

Il bilancio delle vittime civili. Secondo le Nazioni Unite, sarebbero al momento 462, mentre sparatorie, colpi di mortaio, esplosioni diffondono la paura di una guerra totale, tanto da formare un fiume di gente che fugge, con i fagotti e quel poco che si riesce a portar via, verso luoghi più sicuri. 

Si scappa ad Est e a Ovest. C'è chi fugge, a est, verso il Ghana, o a ovest, verso la Liberia. Oppure chi si limita a tornare nei villaggi d'origine, lontani da Abidjan, metropoli di 5 milioni di abitanti, dal destino tipico delle metropoli africane, quello cioè di aver subito un inurbamento massiccio con l'arrivo di un'umanità di diseredati delle zone rurali, in cerca di soluzioni per sopravvivere.   

La testimonianza. Alessandro Rabbiosi è il capo missione di Terre Des Hommes 2 (Tdh) ad Abidjan, dove l'organizzazione domani inizierà a distribuire 30 tonnellate di derrate alimentari, messe a disposizione dalPAM 3 (il Programma Alimentare Mondiale dell'ONU) a 15.000 rifugiati dei quartieri di Anyama e Abobo, anche con il supporto di un'altra Ong ivoriana, Mesad, con la quale Tdh collabora da anni. "E' diventato assai difficile uscire e spostarsi - dice Rabbiosi - per i numerosissimi check Point e comunque per il rischio di infilarsi in qualche conflitto a fuoco. Tuttavia, stiamo continuando a lavorare, cercando di raggiungere le persone isolate o in fuga, portando loro cibo e comunque assistenza". 

Prezzi in aumento, banche chiuse. Sul terreno opera anche l'UNHCR 4, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che riferisce testimonianze di famiglie in fuga, appunto perché temono di essere coinvolte nei combattimenti ed essere colpite da pallottole vaganti. Altre persone denunciano gravi difficoltà finanziarie, in quanto disoccupati  o anche per la chiusura delle banche e delle attività commerciali. Il prezzo dei beni alimentari è salito e nei mercati il cibo scarseggia. L'aumento dei prezzi riguarda anche il trasporto pubblico. Le fermate degli autobus sono piene di persone disperate in cerca di un posto a sedere su autoveicoli diretti verso le zone settentrionali, orientali e centrali del paese, dove ancora la situazione appare tranquilla. 

Saccheggi, stupri, uccisioni. Nel frattempo, però, a Ovest  del paese, nelle regioni più prossime al confine della Liberia, gli scontri armati dilagano, provocando così ulteriori sfollati. La gente di Blolequin, Guiglo, Duekoué e Toulepleu ha abbandonato i  villaggi a causa dei combattimenti. Nelle zone in guerra tra Blolequin e Guiglo si sono verificati saccheggi, stupri ed uccisioni di civili commesse da mercenari o altri gruppi armati non identificati. A Guiglo l'ufficio dell'UNHCR è stato saccheggiato da uomini armati non identificati che hanno portato via tre autovetture e due moto, ma
anche tutta l'attrezzatura dell'ufficio ed i mobili. Anche altre
organizzazioni internazionali hanno subito furti di autoveicoli. 

Nella vicina Liberia. Sempre l 'UNHCR ha registrato 62.099 nuovi arrivi dal 24 febbraio, da aggiungere ai 39,784 già registrati. La maggior parte dei rifugiati cercano sicurezza nel Nimba County. Tuttavia questa settimana molti altri si sono diretti verso il Grand Gedeh County, piu a Sud. Soltanto nella giornata di martedì, più di 6.000 ivoriani sono entrati nella regione e si sono stabiliti nelle aree remote intorno a Janzon, Tuzon e Sweaken, compresi quei villaggi impossibili da raggiungere in macchina. I nuovi arrivati sono fuggiti da Blolequin.


di CARLO CIAVONIFonte: la Repubblica

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