sabato 16 aprile 2011

LA VIDEO BIOGRAFIA DI VITTORIO: ''La lotta per la libertà e i diritti umani è nel mio sangue''

L'Ism (International Solidarity Movement) ha messo online un video in cui Vittorio Arrigoni, il volontario italiano ucciso da un gruppo salafita, racconta la sua esperienza a Gaza.

lunedì 11 aprile 2011

MIGRAZIONI: LA SICILIA IL COLLO DELL’IMBUTO


Col ritorno a Lampedusa di Silvio Berlusconi l’emergenza immigrati sparirà, come d’incanto.
Seguendo la parola d’ordine della vigilia, tutti si son sbracciati per far trovare al premier l’isola ripulita dagli immigrati e perfino delle orme del loro passaggio.
E. dunque, via alla festa, alle parate, a nuove promesse di rinascita per l’isola pelagica dove il premier ha comprato la sua 29° villa che taluni vedono come specchietto per attirare quel bizzarro mondo che gli gira intorno.
Tutto risolto, dunque? Parrebbe proprio di no, visto che stanotte, sulla piccola isola, sono approdati altri barconi con un carico di oltre 600 disperati.
Ma, davvero, si pensa d’affrontare con simili espedienti un dramma così grande e intricato come quello che, da anni, si sta svolgendo intorno e dentro Lampedusa?
A me pare solo una trovata stravagante in contrasto con la dura realtà della posizione italiana, stretta fra una Francia “ostile” che chiude le frontiere, un’Europa scarsamente solidale e altre masse di disperati che premono per entrare.
Perciò, la gente è preoccupata e vuol sapere quando durerà questo fenomeno, a dimensione addirittura intercontinentale, che quasi per intero transita attraverso le Pelagie e la Sicilia.
Lo ha confermato alla Camera il ministro Maroni: nell’ultimo trimestre sono sbarcate in Italia (in verità in Sicilia) 25.867 persone delle quali circa 23.352 a Lampedusa e il resto su altre coste siciliane.

mercoledì 6 aprile 2011

Migranti, erano in duecento


Tragedia al largo di Lampedusa. Nella notte un barcone con circa 200 migranti a bordo, proveniente probabilmente dalla Libia,  affonda per una falla. Sono 48 le persone recuperate, 150 i dispersi. Ricerche nella burrasca, ma poche speranze di salvarli.  Questa notte 351 nuovi arrivi nell'isola, dove al momento gli immigrati sono circa 1500.


Duecento migranti sono caduti in mare, stanotte, mentre venivano soccorsi da alcune unità della Guardia costiera a circa 39 miglia da Lampedusa, in acque maltesi. Quarantotto le persone finora recuperate, mentre continuano le ricerche degli altri naufraghi. "Temiamo molti morti", ha detto una fonte locale. Nella zona c'è burrasca e le condizioni del mare sono proibitive. Ha raggiunto Forza 6, ci sono raffiche di vento da Nord Ovest fino a 29 nodi. Nelle ricerche sono impegnate tre motovedette, un aereo e un elicottero della Guardia Costiera e un aereo maltese, oltre a un motopesca di Mazara del Vallo che è stato dirottato nell'area.

domenica 3 aprile 2011

Mediterraneo, il cimitero degli ultimi

E' un paradosso su cui si farebbe bene a riflettere: le navi che devono portar via da Lampedusa fanno fatica ad attraccare a causa del vento forte e del mare agitato; mentre i barconi di fortuna che portano i migranti continuano ad arrivare.
Ma non è uno scarto privo di dolore. 68 corpi sono stati recuperati sulla costa libica nei pressi di Tripoli. Probabilmente si tratta di migranti somali ed eritrei, partiti il 25 marzo scorso e di cui non si era saputo più nulla. La notizia risale a giovedì ed è stata confermata da padre Joseph Cassar, responsabile del servizio dei Gesuiti per i rifugiati a Malta. Un altro barcone con 335 persone a bordo risulta disperso da due settimane. L'agenzia Habesha e l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) hano anche in questo caso dato l'allarme chiedendo che vengano intensificate le ricerche nel Mediterraneo.
Due barconi sono invece arrivati stanotte. Uno con 133 persone a bordo, l'altro con circa un centinaio di persone, tra le quali soltanto 3 donne. Un'altra imbarcazione era stata intercettata ieri intorno a mezzogiorno a 50 miglia da Lampedusa da una motovedetta tunisina in acque internazionali e riportata indietro.

Trapani: Kinisia, l’aeroporto dei «misteri», e la Libia tornano ad incrociarsi

La Libia e Kinisia tornano ad incrociarsi. Da una parte la guerra e dall’altra quella che oggi si chiama «immigrazione clandestina» e che forse ieri veniva chiamata, e vista altrettanto in modo pericoloso, «infiltrazione» sono questi il loro comune denominatore, nei tempi andati come adesso.
Oggi con la tendopoli che nell’ex aeroporto militare ospiterà entro venerdì mattina quasi 800 di quegli immigrati libici che sono arrivati a Lampedusa come profughi dal loro paese dilaniato dalla guerra civile e martoriato dalle bombe dell’alleanza dei «volontari» che per quanto intelligenti (le bombe) esplodono causando morte.

Kinisia è l’aeroporto dei «misteri». In mezzo alla campagna appena fuori Trapani c’è una lunga pista, dove stanno piantando le tende, vicino delle strutture diroccate, una vecchia torre di controllo, questo fu aeroporto militare chiuso oltre 20 anni addietro. Una lunga pista di cemento tra le terre in parte coltivate, una serie di arbusti, uliveti, delle serre distrutte.

sabato 2 aprile 2011

Gli immigrati non si fidano. Fuga di massa dalla tendopoli di Manduria

Le regioni rispondono picche al governo sui campi profughi nel cortile di casa. La Francia criticata dalla Commissione Europea: "Non può respingere in Italia i tunisini chearrivano alla frontiera".
Oggi, poco dopo che i bus militari avevano deportato nel centro pugliese i 1.716 immigrati arrivati con la nave Excelsior da Lampedusa, dalla tendopoli allestita vicino Taranto sono fuggite circa 70 persone scavalcando le reti di protezione. Nel frattempo dalle regioni è arrivato un secco no alle tendopoli per ospitare gli immigrati sbarcati a Lampedusa o in arrivo dal nord Africa. Dunque è sostanzialmente fallita la "cabina di regia" sull'emergenza immigrazione di questa mattina a Roma tra il premier Silvio Berlusconi con i ministri Fitto, Maroni, La Russa e i rappresentanti di regioni e province. Lasciando palazzo Chigi diversi governatori hanno ribadito la loro posizione negativa. "Nessuno di noi vuole le tendopoli", ha detto la presidente del Lazio Renata Polverini, invocando invece la strada di un coinvolgimento delle organizzazioni, come la Protezione civile, del volontariato e religiose, nell'accoglienza degli immigrati. Per Nichi Vendola, presidente della Puglia, è invece "necessario evitare la concentrazione degli immigrati in pochi luoghi come ad esempio nelle tendopoli che rischiano di diventare luoghi ingestibili e di paura sul territorio".

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