lunedì 23 maggio 2011

Ma quale aggressione!

L’aggressione a Franca Rizzi? Non è mai avvenuta. Dice che Franca Rizzi, la donna che ieri ha denunciato di essere stata aggredita da giovani vicini a Pisapia, non è stata affatto aggredita in via Osoppo ed è pronta a ripetere la sua testimonianza in tribunale. Così Shirin Kieayed, una donna che a Radio Popolare ha raccontato di aver assistito bene a quanto davvero successo al mercato ieri.
“Ho deciso di espormi con nome e cognome – ha spiegato alla radio – perché ho assistito direttamente a quanto avvenuto ieri al mercato di via Osoppo”.
Kieayed ha spiegato di aver “sentito la voce dei sostenitori di Pisapia e di quelli della Moratti che cercavano di sovrastarli. Una signora, che poi è la donna che ha denunciato l’aggressione, si è avvicinata a uno dei sostenitori di Pisapia cercando di farlo tacere, strattonandolo e tirandolo per un braccio. Lui si è girato e le ha risposto ma non l’ha spinta, né colpita.

venerdì 20 maggio 2011

Le traversate del Mediterraneo: una vera e propria deportazione di massa degli africani dalla Libia

“Ci puntavano il kalashnikov addosso, non potevamo fare domande. Siamo saliti nel container senza neanche sapere dove ci stessero portando." Arrestati nei quartieri africani di Tripoli dai soldati di Gheddafi e costretti con la forza a imbarcarsi per Lampedusa. Il biglietto è gratuito, offre il regime. Altro che viaggi della speranza, le traversate del Mediterraneo assomigliano sempre di più a una vera e propria deportazione di massa degli africani dalla Libia. Organizzata in modo sistematico dalle forze armate della dittatura. Un sistema ormai rodato che è già riuscito a espellere in Italia 14.000 persone in tre mesi. L'idea è semplice: usare i corpi di uomini, donne e bambini come chiara ritorsione contro i bombardamenti in Libia. Con un dettaglio agghiacciante, che la dice lunga sui rapporti tra Italia e Libia. I camion usati nelle retate sono quelli che l'Italia regalò al Colonnello ai tempi dei respingimenti. Prima li usavano per deportare nel deserto gli africani respinti in mare. Oggi hanno soltanto invertito la direzione di marcia. E anziché deportarli nel Sahara, li deportano in Italia.

sabato 7 maggio 2011

Fiom, cosa sta succedendo tra le tute blu della Cgil?

“Mai più accordi senza il voto degli operai, mai più trattative che non mettano al centro il rapporto coi lavoratori”. Tutto inizia a Termoli nel dicembre ’94. Le organizzazioni sindacali Fiom, Fim e Uilm accettano il piano di austerità e di compressione dei diritti imposto dai vertici della Fiat. Ma i metalmeccanici della Cgil avvertono – per bocca dell’allora segretario nazionale Claudio Sabattini – che sarebbe stata l’ultima volta: “Da Termoli in poi abbiamo messo un freno, già troppe concessioni erano state fatte alle imprese con il risultato di un forte peggioramento delle condizioni di lavoro e della limitazione dei diritti sindacali. In cambio di nulla”. Nasce così la Fiom intesa come quarta confederazione nazionale: nel ’96 la rottura con le altre forze, la via del coraggioso isolamento (nella “svolta di Maratea”). L’indipendenza dell’organizzazione il nuovo paradigma. Assoluto. 


Il giornalista Gabriele Polo ripercorre con il suo libro “Ritorno di Fiom” (edito da ManifestoLibri) la storia recente di questo sindacato da Termoli ai giorni d’oggi, analizzando le tappe fondamentali e decisive. Alternando l’analisi storico-politica alle interviste agli ultimi tre segretari nazionali del sindacato metalmeccanico: Claudio Sabattini, Gianni Rinaldini e Maurizio Landini. L’autore ci spiega i motivi per cui le tute blu sono state protagoniste di un nuovo conflitto sociale nel Paese, in un’era post-fordista in cui la fabbrica non è più il solo luogo di produzione.

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