domenica 26 giugno 2011

Chavez più forte degli "untori"


ESTERI 
Giallo su Chavez: "E' in condizioni critiche"
Il presidente venezuelano operato a L'Avana. Forse ha un cancro alla prostata.
Raggiunto nelle ultime ora a Cuba anche dalla moglie Marisabel e dalla figlia Rosinés.

All'unisono, tutta la catena del latifondo mediatico -nazionale e no- ha rilanciato la notizia allarmistica sulle condizioni di salute del Presidente del Venezuela. In soldoni, tutti hanno sparato quel che La Stampa esibisce in prima pagina. All'unisono. Fonti? Semplice, la "bloggher" cubana Yoani Sánchez -la più amata dagli USA e dagli occidentalisti di complemento, e naturalmente -noblesse oblige!- il tampax neocoloniale Miami HeraldVale a dire: la La Stampa dei cubani trapiantati a Miami da due generazioni.  Usi a finanziare le loro organizzazioni neoterroriste fungendo da cassa di risonanza e propagazione delle veline dei "servizi" USA.

sabato 25 giugno 2011

La radici della P4 nelle stragi del '93

Negli stessi giorni in cui esplodeva lo scandalo della P4, nell'aula bunker di Firenze si riapriva il processo sulle stragi del '93. Il nesso temporale fra i due eventi è puramente casuale, ma ha una potente valenza simbolica. Il sistema di potere instaurato dalla P4 ha avuto nella stagione delle stragi la sua levatrice. Lo dice con coraggio e con forza l'avvocato Danilo Ammannato, che rappresenta 18 familiari delle vittime di via dei Georgofili, la Regione Toscana, il Comune di Firenze. «Tutto inizia da Riina», dice Ammannato nella sua arringa. Il 30 gennaio '92 la Cassazione, per la prima volta, confermò le condanne al gotha di Cosa Nostra. È una data storica. Brusca ha detto: «Tutto inizia da lì. Riina non aveva mai avuto un ergastolo». Il significato della sentenza è che il vecchio referente politico (Lima, Andreotti) non esisteva più, non funzionava più. Da qui scatta il movente delle stragi del 1992: la vendetta. Per vendetta vengono uccisi Salvo Lima, europarlamentare eletto in Sicilia con 600 mila voti, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, con le rispettive scorte, l'esattore Ignazio Salvo e si pianifica l'assassinio del magistrato Pietro Grasso.

venerdì 24 giugno 2011

SE SICULIANA MARINA FOSSE IN LIBIA?

Ieri è stata la prima bella giornata di mare. Anch’io, come tante famiglie, sono andato alla spiaggia libera di Siculiana Marina (Agrigento) ossia una striscia di acqua pulita e sabbia dorata dentro la cornice incantevole delle sue bianche falesie.
Bellezza e libertà che raramente s’incontrano, ma che in questi spazi demaniali convivono, a dispetto di Tremonti che per fare cassa voleva consegnarli ai privati. L’accesso, infatti, è gratuito e tutti ne possono godere. Anche gli operai, gli impiegati, i precari, gli emigrati, i giovani squattrinati, gli anziani pensionati, perfino i disoccupati. Un mare per tutti, poiché il mare non può avere padroni. Tutto quello che c’è dentro e intorno è un dono prezioso di questo nostro Mediterraneo che unisce i popoli rivieraschi che i guerrafondai vorrebbero dividere.
Sulla spiaggia le solite scene: ombrelloni, pedalò, castelli di sabbia, bambini scatenati e adulti angustiati alle prese col peso-forma…panini e gelati e migranti sudati che, per pochi euro, offrono falsi gioielli e sogni proibiti a signore e signorine…

Il PD e l’idea logora del “laboratorio politico siciliano”


Siamo alle solite. Anche i risultati della recente, modesta tornata elettorale amministrativa diventano oggetto di un’assurda pretesa secondo cui tutti hanno vinto e nessuno ha perduto.
Addirittura, taluni fanno discendere da questi “trionfi” i destini politici della Sicilia e dell’Italia. Riproponendo, cioè, l’idea logora del “laboratorio politico siciliano” che, quando ha funzionato, ha provocato solo guasti e deteriori trasformismi.
Analisi affrettate, enfatiche che non vedono quel che c’è dietro la vittoria di taluni sindaci: solo il trionfo delle ammucchiate e dei cambi di casacca last-minute.
Dov’è la vittoria? Viene da chiedersi, mutuando l’interrogativo fatale dell’inno di Mameli.
Chi vince e che cosa? per se stessi o per il progresso delle città e delle popolazioni?
La situazione è davvero eccezionale. I centri storici crollano, i servizi erogati sono i più costosi d’Italia e della peggiore qualità, il clientelismo dilaga e soffoca l’amministrazione.
Per un sindaco che “vince”vi sono migliaia di giovani, e non solo, che perdono persino la speranza di trovare un’occupazione degna e scappano dai nostri paesi e città perché non ci sono lavoro, servizi efficienti, equità di diritti e di doveri.
La Sicilia- come ha detto nei giorni scorsi Vincenzo Consolo- è sotto sequestro, ostaggio delle congreghe del suo sistema di potere politico e malavitoso.
Perciò, qui la vera sfida non è sconfiggere l’avversario di turno, ma questo sistema di potere opprimente, la disperazione, i problemi drammatici che la gente vive.

giovedì 16 giugno 2011

Brunetta, il ministro precario



Ce l'eravamo perso per strada Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, tanto che pensavamo di ricorrere alla famosa trasmissione cerca persone di Rai 3. Sempre nella polvere e mai sugli altari al contrario di Napoleone, Brunetta era mediaticamente scomparso dopo avere insultato impiegati e poliziotti, donne lavoratrici e magistrati, sinistra «di merda» at large. Ma è bastato che Michele Santoro lo invitasse nella sua ultima puntata (da vero servizio pubblico Annozero, altro che chiacchiere) e il ministro ha ripreso fiato. Tanto che qualche giorno dopo in un convegno dal titolo sbagliatissimo, «Giornata dell'innovazione», Brunetta ha rispolverato la sua cultura volgarmente stantia, definendo un gruppo di precari «l'Italia peggiore». A seguire, canovaccio noto: polemiche, lui che ci salta sopra e rivendica, altrimenti chi ne parlerebbe?
Su Internet, il ministro e le sue gesta ovviamente impazzano. Ma a coloro che usano «la rete come un manganello» (parole sue) andrebbe ricordato che anche Brunetta è oggi un precario.  Un precario di quella vera «Italia peggiore» che i risultati elettorali delle amministrative e il voto referendario stanno provando a spazzare via. Se c'è un ministro barcollante e senza futuro, è lui: stressato da Giulio Tremonti che continua a non dargli un euro per le sue effimere riforme, e dalla Lega che lo ignora in quanto pasdaran berlusconiano. Insomma, un po' di pietà.

mercoledì 15 giugno 2011

Brunetta evita vergognosamente il confronto con i precari


Durante il Convegno Nazionale dell'Innovazione svoltosi a Roma, alcuni lavoratori appartenenti alla Rete precari della Pubblica Amministrazione hanno chiesto di rivolgere una domanda al ministro. "Siete la parte parte peggiore dell'Italia, con voi non parlo", la sua reazione. Brunetta se n'è poi andato con l'auto blu evitando ogni confronto.

martedì 14 giugno 2011

Il referendum ha detto quattro “vattene!”

L’Italia civile non ha vinto, ha stravinto. Il referendum ha detto quattro “vattene!” inequivocabili al regime berlusconiano delle cricche, delle mafie, dei prosseneti, delle menzogne. Lasciamo parlare i numeri. Gli aventi diritto al voto erano 50 milioni e 400 mila, di cui 3 milioni e 300 mila all’estero. Al regime bastava convincerne 25 milioni duecentomila e rotti a restare a casa, e Berlusconi avrebbe spurgato urbi et orbi, con gran nacchere di minzolini vespe e altri sgarbi, che l’Italia lo amava e lo voleva al governo oggi e al Quirinale subito dopo. Due milioni di “disertori” li aveva con certezza fra gli italiani all’estero, dove il massimo di partecipazione era stato del 40% alle politiche del 2008.

Su altri 14 milioni poteva contare con assoluta tranquillità, visto che due settimane fa, al primo turno delle comunali (con infinità di liste anche clientelari) l’affluenza era stata inferiore al 72%. Bastava convincerne poco più di 9 milioni, insomma, appena il 19% degli aventi il diritto in Italia. Berlusconi e Bossi hanno reiteratamente invitato i cittadini al non-voto, Maroni ha cercato di tenerli a casa nelle ultime ore dichiarando che il quorum era già raggiunto, i lacché televisivi di Berlusconi che qualcuno insiste a millantare per “giornalisti” sono arrivati a cancellare dagli schermi il voto del presidente della Repubblica (è la prima volta che accade nella storia della Rai), insomma hanno fatto “di tutto e di più”, letteralmente “carte false”, ma sono riusciti a convincere appena 5 milioni e mezzo di italiani.

domenica 12 giugno 2011

Vinciamo per il futuro del paese

Vinciamo lo stesso, nonostante lo spettacolo desolante offerto in queste ultime ora dalla cricca del Palazzo. Assistiamo sgomenti come cittadini e cittadine a dichiarazioni di ministri ed esponenti politici che invitano ad astenersi sui referendum del 12 e 13 giugno. Qualche ora prima era stato il capo dello Stato a ricordare i fondamenti della grammatica istituzionale. "Farò come sempre il mio dovere di cittadino ed andrò a votare ai referendum", ha dichiarato Giorgio Napolitano. Non una dichiarazione di poco conto, visto il clima di naufragio in cui versa il governo e nel quale vorrebbe precipatere l'intero Paese.

Il problema morale del fronte astensionista

Gustavo Zagrebelsky, eminente costituzionalista e presidente emerito della Corte Costituzionale, su la Repubblica del 27.5.2005 prese posizione sull’invito all’astensione delle gerarchie ecclesiastiche nel referendum sulla fecondazione assistita. Oggi, per fortuna, anche il Papa è contro il nucleare. Tuttavia, la campagna astensionistica di questi giorni di Berlusconi e di tanti uomini di governo, solleva un problema morale, di moralità politica e civile. Sono, dunque, attuali le considerazioni di allora di Zagrebelsky sugli appelli all’astensionismo, di cui pertanto pubblichiamo uno stralcio. (Intanto noi andiamo tutti a votare SI’ con nonni, zii, cugini e amici!)
C’è ancora, forse, qualche considerazione sull’appello all’astensione nel referendum del 12-13 giugno, destinato a proiettare ombre durature sul futuro della convivenza civile nel nostro Paese.

sabato 11 giugno 2011

Amazzonia insanguinata

La mattina del 24 maggio scorso, nel nord dell’Amazzonia Brasiliana, José Cláudio Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espírito Santo da Silva hanno fatto un giro in motocicletta vicino alla riserva naturale dove i due avevano lavorato per oltre venti anni. Mentre la coppia si stava dirigendo oltre la foresta, alla cui protezione i coniugi avevano dedicato una intera vita, alcuni uomini armati, nascosti dietro un ponte, hanno aperto il fuoco, uccidendoli. Gli ufficiali delle forze dell’ordine brasiliane hanno riferito che l’assassinio sembrava il lavoro di killer professionisti, perché dalle due vittime era stato asportato un orecchio. Questo gesto viene spesso effettuato per fornire al mandante la prova che l’incarico è stato portato a termine.


L’uccisione è stata compiuta lo stesso giorno in cui il Congresso brasiliano ha approvato una modifica al Codice forestale che consente agli affaristi dell’agro-alimentare e ai proprietari delle tenute di disboscare ulteriormente nella foresta Amazzonica. La deforestazione è aumentata del 27% dall’agosto 2010 all’aprile 2011 per lasciar posto alle piantagioni di semi di soia. Le percentuali potrebbero probabilmente crescere se le modifiche al codice forestale saranno approvate anche al Senato.

giovedì 9 giugno 2011

Decine di migliaia di profughi sub-sahariani in fuga dalla guerra e dalle violenze in Libia


Decine di migliaia di profughi sub-sahariani stanno affluendo ad Agadez, in Niger, in fuga dalla guerra e dalle violenze in Libia, viaggiando attraverso il deserto in condizioni drammatiche e a rischio della vita. 

La città di Agadez in Niger è stata trasformata da vivace crocevia commerciale nel bel mezzo del Sahara a centro di raccolta profughi per le migliaia di migranti africani in fuga dalla violenza in Libia. Negli ultimi due mesi, ogni settimana convogli di camion sono arrivati in città. Il flusso ormai scorre al ritmo di  circa 10 veicoli a settimana, con a bordo stipate tra  le 1.500 e le 3.000 persone.
Le cifre a partire dall’inizio di maggio indicano che il numero degli arrivi di migranti provenienti dalla Libia nel Sahara ammonta a 65.000 persone. Il dato è sei volte maggiore rispetto al numero di migranti  dalla Libia sbarcati sull’isola italiana di Lampedusa nello stesso periodo.

NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA! ECCO 10 MOTIVI PER I QUALI L'ATOMO “NON E' LA RISPOSTA”...

Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull'atomo. Per chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi, riconfermando il proprio orientamento di voto. Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un'opinione” su un tema così complesso e delicato. 


Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell'informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
- “insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
- “contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di "verità"?);- e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l'impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un'opportunità e quanto una minaccia per l'Italia?2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese?

mercoledì 8 giugno 2011

Vota 4 volte SI

Rete controg8
 per la globalizzazione dei diritti

Mercoledì 8 giugno dalle 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova, 471° ora in silenzio per la pace.
Incollo il volantino che verrà distribuito.
Altre info su www.orainsilenzioperlapace.org



Il 12 e il 13 Giugno 2011


Vota 4 volte SI


VOTA 2 VOLTE SI PER FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA
Perché si scrive acqua ma si legge democrazia
Ricordate le argomentazioni di chi contestava i g8 nel 2001?
“Individuiamo gli otto come autori e garanti di un sistema internazionale profondamente ingiusto, che riserva al 20% più ricco degli abitanti del pianeta l'80 % delle risorse disponibili; che attua misure legali ed economiche sempre più escludenti e che non può né vuole risolvere il problema della miseria neppure all'interno degli stessi paesi ricchi;  che non esita a ricorrere alla forza delle armi per difendere i privilegi, le fonti energetiche e la leadership dell'unica grande potenza rimasta, gli Stati Uniti
…….. gli aggiustamenti strutturali imposti ai paesi più poveri come condizione per i prestiti o per risibili cancellazioni del loro debito estero, sono stati giudicati uno strumento di indebita ingerenza nelle loro economie, volto ad  imporre o accelerare le privatizzazioni ed i tagli alla spesa sociale  allargando sempre più la forbice tra poveri e ricchi…

lunedì 6 giugno 2011

Attraversano il confine che dalla Siria li porterà in Libano

Si tengono per mano Hamza e Ibrahim, due bambini di sei anni, mentre attraversano il confine che dalla Siria li porterà in Libano. ''Qui almeno non ci saranno i soldati cattivi'', racconta Hamza appena arrivato a Wadi Khaled, città al nord del Libano nella povera regione di Akkar. Iniziano a rincorrere un pallone assieme agli altri ragazzini anche loro rifugiatasi qui in Libano per scampare i colpi di artiglieria, le bombe di quei soldati cattivi.

La madre di Hamza porta con se due grandi ceste con delle coperte e dei ricambi per i suoi tre bambini, tutti di un'età compresa tra i quattro e i sette anni. ''La notte puo essere fredda per chi non ha una casa'', racconta, tirando un sospiro di sollievo per i suoi figli mentre le lacrime le bagnano il volto quando le si chiede di suo marito: ''Non ho piu notizie di lui da due settimane per questo ho deciso di scappare e mettere al sicuro i miei bambini'', dice.
Ha tanta voglia di raccontare la madre di Hamza, raccontare l'inferno che ha vissuto lei e il popolo siriano. ''Non avrei mai pensato di dover lasciare un giorno la mia casa. Sai, l'aveva costruita mio marito in tre anni lavorando tutto il giorno''.

Senza ACQUA non esiste vita! Difendiamo la VITA!

Seguendo il corso dell'acqua si arriva lontano. Si scoprono le fonti, nascoste negli appennini italiani, gli antichi acquedotti romani, i pozzi contaminati del Lazio, le silenziose guerre per l'acqua che si combattono attorno alle sorgenti. Per chi ha pazienza e curiosità, le tubature oggi gestite dai colossi italo-francesi possono, però, sbucare nei posti più inaspettati, come il nuovo campus universitario di Tor Vergata, inaugurato da qualche mese con le gran casse delle tivù. O può capitare di ritrovarsi tra i rifiuti della Calabria, o tra le ceneri del bruciatore della Versilia, contenute in impianti che non funzionano e che, probabilmente, mai funzioneranno. 
Gestire la vita
Le due sorelle francesi Gdf Suez e Veolia sulla gestione del nostro quotidiano non temono confronti. Hanno saputo vincere la concorrenza degli inglesi e degli spagnoli, hanno convinto governi di cinque continenti, hanno avuto la capacità di rendere docile la Banca mondiale e l'establishment di Bruxelles.

sabato 4 giugno 2011

Ora tutti al voto!...Vota Si!

Ha vinto la democrazia. Ora tutti al voto! Questo il commento del Comitato Vota Si per fermare il nucleare dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha stabilito che il 12 e 13 giugno si voterà anche per il referendum sul nucleare. Del resto lo dicevamo quando dal 23 al 25 maggio i Comitati referendari si sono ritrovati davanti al Parlamento a presidiare la democrazia ed il diritto all’informazione dal goffo tentativo di scippo del referendum da parte del governo Berlusconi. Eravamo convinti che la Cassazione non si sarebbe fatta ingannare dall’imbroglio del decreto Omnibus. I trucchi di chi si voleva sottrarre al giudizio dei cittadini e della democrazia rinviando la scellerata decisione di tornare al nucleare sono stati sconfitti dalle regole istituzionali e dalla forza generosa e intelligente di milioni di cittadini impegnati a difendere la “res pubblica”. È questa la bellissima notizia, dopo anni di incertezza sulla tenuta del nostro assetto istituzionale.

Il vento sta cambiando ed assume i contorni di una primavera della democrazia. Dopo aver attraversato l’autunno delle idee e l’inverno della crisi, la società civile italiana con i suoi comitati, movimenti, parrocchie e associazioni sta segnando il riscatto del nostro paese.

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