domenica 26 giugno 2011

Chavez più forte degli "untori"


ESTERI 
Giallo su Chavez: "E' in condizioni critiche"
Il presidente venezuelano operato a L'Avana. Forse ha un cancro alla prostata.
Raggiunto nelle ultime ora a Cuba anche dalla moglie Marisabel e dalla figlia Rosinés.

All'unisono, tutta la catena del latifondo mediatico -nazionale e no- ha rilanciato la notizia allarmistica sulle condizioni di salute del Presidente del Venezuela. In soldoni, tutti hanno sparato quel che La Stampa esibisce in prima pagina. All'unisono. Fonti? Semplice, la "bloggher" cubana Yoani Sánchez -la più amata dagli USA e dagli occidentalisti di complemento, e naturalmente -noblesse oblige!- il tampax neocoloniale Miami HeraldVale a dire: la La Stampa dei cubani trapiantati a Miami da due generazioni.  Usi a finanziare le loro organizzazioni neoterroriste fungendo da cassa di risonanza e propagazione delle veline dei "servizi" USA.
Avevano in Roger Noriega e nel famigerato Joe Negroponte due protagonisti di rilievo, a cui il Dipartimento di Stato aveva appaltato le relazioni con l'America latina. Con risultati catastrofici a sud di Panama.   
Davvero singolare che La Stampa -che notoriamente non ha in grande simpatia i blog- si aggrappi ai viscerali umori risentiti della bloggher pon-ponYoani per dirci che Chávez "forse" ha un cancro. Notasi la mancanza dei soliti eufemismi di rigore: male oscuro, incurabile ecc. Forse La Stampa è a corto di argomenti. Forse Yoani ha svolto con troppo zelo l'incarico di piccola untrice, ma non è grave. A Torino, l'enclave residuale della FIAT, continua a considerarla come la luce cristallina delle sue pupille. Sognare -anche buttando al macero l'ipocrita pietas di circostanza- non è reato.

Anche da Rio de Janeiro, come fa R. Cotroneo sul Corriere della sera, imbastendo le medesime supposizioni, senza fonti diversificate e plurali. Svelano solo le loro antipatie e piaggerie. Per tutti i nuovi untori sciacalleschi, è proibito ammalarsi, sospettoso essere operati (a Cuba), gravissimo ricevere visite dei familiari. Ed è normale mettere la mano sul fuoco delle "verità" cloacali targate Miami Herald.

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