giovedì 9 giugno 2011

Decine di migliaia di profughi sub-sahariani in fuga dalla guerra e dalle violenze in Libia


Decine di migliaia di profughi sub-sahariani stanno affluendo ad Agadez, in Niger, in fuga dalla guerra e dalle violenze in Libia, viaggiando attraverso il deserto in condizioni drammatiche e a rischio della vita. 

La città di Agadez in Niger è stata trasformata da vivace crocevia commerciale nel bel mezzo del Sahara a centro di raccolta profughi per le migliaia di migranti africani in fuga dalla violenza in Libia. Negli ultimi due mesi, ogni settimana convogli di camion sono arrivati in città. Il flusso ormai scorre al ritmo di  circa 10 veicoli a settimana, con a bordo stipate tra  le 1.500 e le 3.000 persone.
Le cifre a partire dall’inizio di maggio indicano che il numero degli arrivi di migranti provenienti dalla Libia nel Sahara ammonta a 65.000 persone. Il dato è sei volte maggiore rispetto al numero di migranti  dalla Libia sbarcati sull’isola italiana di Lampedusa nello stesso periodo.

Con temperature di 48 gradi, stremati dall’estenuante viaggio, affamati e assetati, questi profughi scaricano i pochi bagagli che sono riusciti a portare con sé in un viaggio di più di una settimana. “È un viaggio tra la vita e la morte. Molte persone non riescono a farcela fino in Niger a causa della fame”, dice Abdullah Abdulaziz, un meccanico ghanese che ha lavorato per quattro anni nella capitale libica, Tripoli.
Accasciato su una pila di bagagli ammucchiati nel complesso dell’ufficio della dogana di Agadez, trasformato ora in un campo per i migranti, Abdullah dice di essere grato anche solo per essere arrivato sano e salvo ad Agadez.
“Se vi mostrassi una mia foto recente non mi riconoscereste. Ma ringrazio Dio di essere vivo, anche se ho perso tutto”, dice.
Abdullah ha deciso di unirsi ai convogli diretti a sud, dopo che la sua casa, nei pressi di un campo militare a Tripoli, è stata bombardata il 28 marzo e lui ha perso tutta la sua attrezzatura da lavoro.
“La gente moriva”
I camion sono organizzati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) a Tripoli e da diverse ambasciate dell’Africa occidentale che mediano con le autorità libiche per garantire loro un viaggio sicuro.
Ma il viaggio nel deserto per ogni camion, che trasporta circa 150 persone, rimane irto di pericoli.
“Durante il viaggio, abbiamo visto un camion prendere fuoco, tutti i passeggeri sono morti bruciati. Poi abbiamo incrociato un altro camion che aveva avuto un incidente in cui sono morte sul colpo 40 persone, mentre molti altri hanno riportato ferite gravi”, dice un altro rifugiato ghanese, Harun Hafiz Ibrahim.
Egli vendeva pezzi di ricambio nella città portuale di Misurata, finché la rivolta dei ribelli contro il Colonnello Muammar Gheddafi non è sfociata in un conflitto armato che ha provocato l’intervento della coalizione a guida NATO.
Altri rifugiati in uno dei quattro campi allestiti ad Agadez dalle autorità regionali, dall’OIM e dall’agenzia ONU per i rifugiati, arrivano da Sebha, città della Libia meridionale.
“Mi sono seduta sul bagaglio per arrivare qui”, ha dichiarato Mariam, 40 anni, nigeriana dello stato di Edo, che ha trascorso due anni a Sabha. Il suo compagno di viaggio nigeriano, Loe, ha detto che decidere di partire è stato difficile, ma la vita era diventata troppo pericolosa per rimanere.
“I bombardamenti erano troppo intensi, e la gente moriva”, ha detto, aggiungendo che negli ultimi 10 giorni lei è sopravvissuta senza cibo, bevendo solo acqua.
Il presidente del Niger Mahamadou Issoufou ha detto alla BBC di aspettarsi che il numero di arrivi raggiungerà le 105.000 unità, anche se questo numero include  alcune persone che sono fuggite dalla recente incerta situazione in Costa d’Avorio.
L’obiettivo delle autorità e delle agenzie umanitarie è quello di provvedere agli urgenti bisogni sanitari dei migranti e dei rimpatriati, e quindi organizzare il resto del loro viaggio verso i paesi d’origine, prima dell’arrivo del successivo convoglio di camion.
I cittadini del Niger vengono mandati al campo più grande, eretto su un campo di calcio, dove il governo organizza autobus per i loro distretti di appartenenza. Negli altri campi, l’OIM studia i percorsi per i rimpatri e paga i viaggi per i migranti dell’Africa occidentale.
Simpatia per Gheddafi
Nonostante alcune lamentele circa un aumento della criminalità, la maggior parte dei residenti di Agadez mostra comprensione nei confronti della situazione di coloro che fuggono dalla Libia.
La città è dominata dalla comunità tuareg del Niger, che ha avuto uno stretto rapporto con Gheddafi. Nel corso degli anni, egli ha contribuito a risolvere diverse ribellioni condotte dai tuareg, la più recente delle quali chiedeva una quota maggiore di profitti dalle miniere di uranio della regione.
Nel 2009, il leader libico ha sovrinteso a un accordo di pace che ha garantito l’amnistia per 4.000 ribelli tuareg, disarmandoli con la promessa di posti di lavoro.
Ma Saidou Kaocen Maiga, un portavoce degli ex-combattenti, dice che molti sono ancora  disoccupati e al momento hanno accettato l’offerta di combattere in Libia per Gheddafi.
“I combattenti tuareg con cui ho parlato dicono che sono pagati 1.000 euro al giorno per combattere nell’esercito libico”, ha detto.
Coloro che hanno lasciato la Libia non sono stati in grado di confermare di aver visto stranieri che combattevano per Gheddafi, dicendo che non erano stati al fronte. Ma Ali Mohamed,  agricoltore del Niger che ha lavorato per un proprietario terriero libico allevando cammelli nelle campagne tra Bengasi e Misurata, ha affermato che gli africani sub-sahariani sono stati attaccati da alcuni simpatizzanti dei ribelli nella parte orientale della Libia, i quali li avevano scambiati per mercenari.
 “ Ho visto cadaveri di africani uccisi dai combattenti arabi in Libia”, ha detto. “Quegli arabi hanno aperto il fuoco indiscriminatamente, ed è per questo che siamo fuggiti”.
La maggioranza della gente attualmente nei campi viveva nella parte occidentale della Libia, sotto il controllo delle forze pro-Gheddafi, e, come molti residenti di Agadez, è furiosa per gli attacchi della NATO. “Sono stato in Libia per otto anni e penso che Muammar Gheddafi sia il miglior leader che l’Africa abbia mai avuto”, ha detto Hafiz, che ha lavorato in diversi paesi africani come calciatore prima di andare in Libia.
“La Libia è diversa al 100%: non devo pagare le bollette della luce, non pago l’acqua. Il prezzo dei prodotti di base è molto buono – un solo dinaro [0,80 dollari] per un sacco di riso”, ha affermato. “Queste potenze occidentali si stanno precipitando in Libia semplicemente per prendersi il petrolio”.
Il ghanese Abdullah concorda. “Ora stiamo pregando in ginocchio i nostri leader africani di fare qualcosa. Questa è una questione africana, non una questione europea”, ha dichiarato.

di Idy Baraou

Fonte: BBC News
Traduzione a cura di medarabnews

Nessun commento:

Posta un commento

Cerca nel Blog

FeedBurner FeedCount

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L'autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei siti "linkati” né dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d'autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.

Gli autori