domenica 27 novembre 2011

La barca della morte incagliata tra gli scogli di Carovigno


L'incidente nei pressi di Carovigno. L'imbarcazione è affondata sugli scogli. Due i corpi recuperati finora. Una quarantina i clandestini tratti in salvo, all'appello ne mancano una trentina.



 BRINDISI - Hanno trovato la morte a pochi metri dalla terra ferma. Sbattuti sugli scogli dal mare in tempesta. Nel mare di Carovigno, una delle spiagge più belle della costa brindisina, si teme la strage di migranti. La barca a vela di quindici metri partita cinque giorni fa dalla Turchia con a bordo una settantina di curdi e afgani e cingalesi, tutti maschi e giovanissimi, si è schiantata verso le 18 sugli scogli a qualche decina di metri dalla riva, in località Mezzaluna. Sono state le grida disperate dei naufraghi a richiamare l'attenzione di un persona che abita nei paraggi che ha poi lanciato l'allarme. 

Nel buio pesto ha visto lo scafo arrugginito e la vela ancora issata. Tra le onde decine di corpi nuotare disperatamente per raggiungere la riva. Due cadaveri sono stati recuperati e giacciono sulla scogliera coperti da teli di fortuna. Verso le 21,30 arriva l'ordine del magistrato della procura brindisina Myriam Iacoviello per la rimozione delle salme.

venerdì 25 novembre 2011

Il programma “neodemocristiano” di Monti


Una volta i colpi di Stato li organizzavano ufficialmente i colonnelli, non a caso si chiamavano (giustamente)“golpe militari”. Oggi li ispirano e li eseguono direttamente i banchieri e i tecnocrati della finanza, affiancati anche da generali, emissari della Confindustria e referenti del Vaticano, ma ipocritamente sono definiti“governi tecnici”.
Non si tratta di analisi dietrologiche o complottiste, ma è la semplice presa d’atto di quanto accade sotto i nostri occhi. Nella migliore delle ipotesi, persino in Parlamento, si osa discutere di “sospensione della democrazia”. Ad insinuare simili accuse, che si preferisce liquidare molto comodamente come “farneticazioni ossessive”, non sono pericolosi sovversivi o bolscevichi, ma giornalisti prezzolati e burocrati al servizio dell’apparato berlusconiano, nonché alti funzionari di partito organicamente inseriti nei Palazzi del potere che agiscono da anni all’interno delle istituzioni rappresentative.

lunedì 14 novembre 2011

Scontri sulla linea del cessate il fuoco rendono difficile la continuazione del dialogo diplomatico sul Nagorno Karabakh


Nel suo discorso alla 66° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 23 settembre scorso, il presidente armeno Sargsyan ha lanciato un atto d'accusa contro l'Azerbaijan: “L’assenza di volontà da parte azera di raggiungere un accordo e la sua posizione 'o tutto o la guerra' impediscono qualsiasi progresso nei negoziati”. Il presidente armeno si è dichiarato inoltre preoccupato per il “diffondersi dell’armenofobia tra le giovani generazioni”, affermando che “dichiarazioni bellicose e minacce di guerra da parte azera si sono intensificate e le violazioni del cessate il fuoco, che continuano a colpire le vite di persone innocenti, sono diventate sempre più frequenti. Qualsiasi avventurismo da parte azera – ha sostenuto Sargsyan – spianerebbe la strada al riconoscimento formale da parte armena dell’indipendenza del Nagorno Karabakh”.

venerdì 11 novembre 2011

Risolvere la crisi dal basso


Il premier greco George Papandreou ha abortito la sua idea. Non a caso, dopo aver dichiarato al mondo l’intenzione di indire un referendum, è stato immediatamente convocato in un incontro a margine del G20, a cui hanno partecipato il cancelliere tedesco Merkel, il presidente francese Sarkozy e i vertici del Fondo Monetario Internazionale. E’ assai probabile che sia stato indotto, se non costretto, a rinunciare alla sua proposta. Risultato: il referendum è annullato ancor prima d’essere proclamato.
Una vicenda surreale, quanto emblematica, che testimonia l’insofferenza dei mercati azionari e delle élite finanziarie verso le regole democratiche e la sovranità popolare.
L’illusione suscitata dalla proposta annunciata e poi ritirata dal premier greco, è svanita troppo presto, nemmeno il tempo sufficiente per godersela. E’ stata una meteora. Alla stregua di altre esperienze effimere che si consumano in un attimo, stile “usa e getta”, tipiche del tempo fugace e della società consumistica di massa in cui siamo cresciuti.

martedì 8 novembre 2011

L’Ottobre ha ancora molto da insegnarci


Ricordiamo il 7 novembre non per un esercizio retorico. Ogni anniversario di quella rivoluzione per i militanti comunisti deve essere occasione di riflessione per l’agire presente.

Il ricordo vivo del grande Ottobre ci dice prima di tutto che la rivoluzione è possibile, che la lotta dei popoli contro il giogo dell’oppressione e dello sfruttamento può essere vittoriosa, che il socialismo, un ordine nuovo antitetico a quello capitalista e imperialista, non è una chimera, ma il reale concreto. Questo ha un valore universale, che travalica le differenze che sono esistite ed esistono tuttora all’interno del movimento operaio. Per il solo fatto di affermare il diritto dei popoli alla rivoluzione, la possibilità concreta della rivoluzione, l’Ottobre dovrebbe essere commemorato e onorato da tutti coloro che si battono contro il capitalismo e l’imperialismo. In questo senso l’Ottobre è di tutti i popoli in lotta.

lunedì 7 novembre 2011

Viva la Rivoluzione d'Ottobre!




Oggi  ricordiamo l' anniversario della Rivoluzione d'Ottobre  per rinnovare la nostra convinzione nei valori che portarono alla liberazione di milioni di uomini e di donne uniti nell'URSS che è stata nazione di nazioni e patria del socialismo rimpianto da quanti lo conobbero e vissero dentro le sue regole. 

La fine dell'URSS è avvenuta nel 1993 con il colpo di Stato di Eltsin che non incontrò alcuna resistenza a riprova della sua natura profondamente civile e democratica.

Albanesi a Venezia nel ’400: un esempio di integrazione

Francesco Guardi, dipinto della serie: "Le solennità dogali", scena: "Partenza del Bucintoro per san Nicolò di Lido", il giorno dell'Ascensione. Dipinto verso il 1775-1780


A seguito della cessione da parte di Venezia di Scutari all'Impero ottomano ai cittadini della città albanese si è data la possibilità di partire per trasferirsi sotto la protezione del Gonfalone di San Marco. Fu in conseguenza di quell’episodio che si registrò il massimo di emigrazione albanese verso l’altra sponda dell’Adriatico, picco di una parabola che era stata in crescita lungo tutto l’arco del ‘400.
“Migrazioni e integrazione. Il caso degli albanesi a Venezia (1479-1552)” è un saggio di Lucia Nadin, che ha trascorso un lungo periodo di studio e lavoro in Albania – sia presso l’Istituto Italiano di Cultura di Tirana che all’Università di Tirana – e che apre la collana “Contesti Adriatici” della Casa editrice Bulzoni di Roma.

Romania, la vita avvolta nel silenzio degli orfani bianchi



Una delle maggiori piaghe che affliggono la Romania, e sulla quale è sempre regnato il silenzio, riguarda i cosiddetti "orfani bianchi". Bambini rimasti in patria, privi della presenza dei loro genitori, emigrati alla ricerca di lavoro. 

Sono gli orfani bianchi, il loro numero supera le centinaia di migliaia. Ognuno di loro ha un nome ma i loro genitori non sono lì a chiamarli o abbracciarli forte quando hanno bisogno, quando si interrogano sui problemi della vita, quando non capiscono perché alcune cose devono accadere proprio a loro. E loro, i bambini rimasti soli in Romania perché i genitori sono andati all’estero a lavorare, si addormentano con le lacrime agli occhi, sperando di sognare la mamma ed il papà. Spesso i coetanei li considerano fortunati perché possiedono cose più belle, vestiti, cellulari. Eppure non sono felici. Hanno molto, ma non i loro genitori.

domenica 6 novembre 2011

Indignarsi contro l’ingerenza della finanza non basta


Lo strapotere esercitato dalle cosiddette “agenzie di rating” è il sintomo più inquietante ed evidente di come il capitalismo sia ormai impazzito, ridotto alla mercé di una ristretta oligarchia di stampo mafioso, composta daisignori del denaro e della finanza.
Tali agenzie costituiscono un minaccioso e destabilizzante strumento di dominio e di ricatto, esercitato a livello mondiale, una specie di “arma atomica” di cui dispone una cerchia elitaria di banchieri, uomini d’affari ed esponenti della finanza globale. In altre parole, agenzie di rating come Moody’s e Standard & Poor’s incarnano la “voce del padrone”. Nell’assalto sferrato contro l’Italia, esse sono state le prime ad avvertire gli ambienti della speculazione internazionale che si poteva e si doveva aggredire l’Italia.
Esse si arrogano il diritto di emettere sentenze sullo “stato di salute” dei vari Paesi, formulando previsioni sinistre sul loro futuro economico, senza che abbiano mai ricevuto alcuna legittimità a svolgere un ruolo tanto decisivo da condizionare e determinare il destino dei popoli, mandando in rovina intere nazioni e addirittura interi continenti.

sabato 5 novembre 2011

America Latina: LA DEMOCRAZIA AI TEMPI DELLA CRISI SISTEMICA


Dal colpo di Stato in Honduras, già più di due anni fa, si sono moltiplicati i segnali del fatto che le élites mondiali tendono ad affrontare la crisi sistemica in forma autoritaria, passando sopra alle forme democratiche che loro stesse prescrissero a suo tempo come modo per risolvere i conflitti sociali e politici. Anche se i colpi di Stato sono per ora un’eccezione, le pratiche autoritarie vanno naturalizzandosi ed estendendosi in un modo che può diventare un accerchiamento poliziesco-militare per le forze antisistema.

Giorni fa l’ufficialista Diario del Pueblo ha riportato l’intervento del presidente della Everbright Bank, Tang Shuangning, al Foro Economico Europa-Asia, che si è svolto a settembre a Xian (Cina nord occidentale), in cui questi elencava “le dieci contraddizioni della crisi del debito in Occidente” (Diario del Pueblo, 27 settembre).

mercoledì 2 novembre 2011

Berlusconismo? Abbiamo già dato!



Il berlusconismo è finito. E' un concetto che ricorre in molti commenti che ritengono ormai finita la stagione politica di Berlusconi. Può essere. E' sperabile. Tuttavia il Governo resta ancora al suo posto. Questo fine stagione rischia di produrre guasti enormi e difficilmente recuperabili per il nostro paese. L'incredibile vicenda del rapporto dell'Italia con l'Europa si inscrive in questa fase tormentata e apparentemente interminabile. La credibilità in Europa del Governo è distrutta. Il nostro paese paga un aggio alla permanenza del Governo che è qualcosa di più grave di uno spread più alto tra i buoni del tesoro italiani e quelli tedeschi. Paghiamo interessi sul debito pubblico più alti ormai da tempo, ma siamo anche nell'impossibilità di discutere seriamente con l'Europa le misure di risanamento delle finanze pubbliche. 

Berlusconi ha capito che accettare senza fiatare le misure chieste all'Italia dalla maggioranza di destra dell'Europa può risultargli utile per restare in carica. La dignità può attendere.

martedì 1 novembre 2011

Libia, Tawergha, la punizione collettiva sulla città dei neri libici



Denunce inascoltate fin da giugno. Gli ex “ribelli” di Misurata hanno espulso, derubato (con molte uccisioni) gli abitanti di un’intera città nera vicino Misurata. E a metà settembre Jibril aveva dato via libera.

Insieme a Sirte assediata e distrutta, Tawergha, la città dei neri libici, diventa il simbolo della Libia “liberata” grazie alla Nato. Situata a qualche decina di chilometri da Misurata, Tawergha contava circa 30mila abitanti, in gran parte libici di pelle nera: nacque nel XIX secolo come città di transito nel traffico degli schiavi. E “schiavi” (abeed) è l’insulto che più ricorre sui muri della città dopo la conquista in agosto da parte delle truppe dei “ribelli della Nato” provenienti da Misurata. Il suo nome è stato cancellato sul cartello stradale e sostituito da “Nuova Misurata”. 

Tawergha è ora disabitata (e molte case incendiate e saccheggiate): i suoi abitanti sono scappati altrove all’avvicinarsi delle forze anti-Gheddafi due mesi fa; le ultime centinaia sono state espulsi in seguito dalle milizie.

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