mercoledì 7 dicembre 2011
Il Partito Comunista Cileno chiede la verità sulla morte del premio Nobel Pablo Neruda
Il premio Nobel Pablo Neruda non sarebbe morto a causa dell'aggravarsi del cancro alla prostata, come fino ad oggi si credeva, ma a causa di un'iniezione di veleno per mano di agenti del regime militare di Pinochet. Questo ciò che afferma Manuel Araya, uno dei maggiori collaboratori e autista personale del poeta cileno fino al giorno della sua morte.
Al fine di far luce sulle reali cause del decesso di Neruda, il Partito Comunista Cileno, attraverso l'avvocato Eduardo Contreres ha richiesto la riesumazione del corpo.
Il decesso di Neruda avvenne il 23 settembre 1973 nella clinica Santa Maria, a Santiago del Cile. Qui vi fu trasportato in ambulanza il 19 settembre, dalla sua casa nel piccolo villaggio di Isla Negra, per curare l'aggravarsi del cancro alla prostata. Per trentotto anni la causa ufficiale della morte del poeta è stato il cancro, ma dopo le rivelazioni dello scorso maggio ciò è stato messo in discussione.
L'ipotesi dell'avvelenamento con la dipirona è respinta dalla Fondazione Neruda. Ciononostante, Araya, nella sua deposizione davanti al giudice, afferma che Neruda gli aveva comunicato che un medico lo aveva sottoposto ad un'iniezione la mattina del 22 settembre.
Le rivelazioni del collaboratore si aggiungono a quelle dell'allora ambasciatore messicano, Gonzalo Martinez Corbalà, secondo il quale il giorno prima del decesso, Neruda "poteva conversare tranquillamente" e camminava senza problemi nella clinica. Dove in realtà era stato ricoverato non per i problemi dovuti al cancro, ma per aspettare un aereo, che il giorno successivo lo avrebbe portato in Messico per un esilio autoimposto.
La richiesta della riesumazione sembrerebbe l'unico modo per stabilire la verità.
Fonte: PeaceReporter
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