venerdì 2 dicembre 2011

Un dibattito sul Mar Mediterraneo


Allo Spazio Europa è di nuovo il Mar Mediterraneo al centro di un dibattito che ha visto contrapposti, da un lato, Rony Hamaui e Luigi Ruggerone, autori de “Il Mediterraneo degli altri. Le rivolte arabe fra sviluppo e democrazia” (Egea) e, dall’altro, Franco Rizzi, che ha scritto “Mediterraneo in rivolta” (Castelvecchi). Il dibattito-presentazione dei due libri, “Il Mediterraneo, nuova sfida per l’Europa”, moderato da Giampiero Gramaglia, si è contraddistinto per la dialettica tra le diverse impostazioni metodologiche e le diverse convinzioni ideologiche degli autori dei due libri. Ruggerone ed Hamaui, professionalmente impegnati nel mondo della finanza e professori a contratto alla Cattolica di Milano, sono partiti da una prospettiva più impostata sull’analisi delle variabili socio-economiche e su uno scenario di lungo periodo.
Più centrato sull’interpretazione del significato politico e storico della primavera araba il volume di Rizzi, professore di Storia dell’Europa e del Mediterraneo a Roma III.
Ruggerone ed Hamaui si sono chiesti per quali motivi i Paesi arabi presentino livelli di democrazia e di libertà economica tanto limitati e quali siano le variabili sociali ed economiche che possono spiegare tale anomalia. La frammentazione e l’etereogeneità del mondo islamico, a torto rappresentato come unico e compatto, costituirebbero un ostacolo allo sviluppo. Ma anche la presenza di risorse petrolifere in abbondanza potrebbe, secondo i due professori, rappresentare un forte ostacolo al processo di democratizzazione. Osservazioni che hanno dato il via ad un dibattito intenso.
Il professor Rizzi ha richiamato le responsabilità dei maggiori Stati europei e dell’Unione europea sulle cause delle ‘anomalie’ del mondo arabo. Rizzi ha accusato gli Stati europei di aver mantenuto una strategia basata sull’accaparramento delle fonti energetiche, sulla creazione di mercati protetti e sulla difesa a oltranza della sicurezza di Israele. Rizzi ha fortemente criticato il comportamento della comunità internazionale per il mancato intervento in Siria. Hamaui ha invece messo in guardia sugli effetti di un possibile rovescio di Bashar al Assad. Rizzi ha controbattuto sottolineando la mancanza di una decisione europea in seguito all’uccisione ad opera del regime di 3.500 siriani. Mentre alla guerra civile libica è corrisposto un intervento rapido della comunità internazionale, in Siria si tende, secondo Rizzi, a sottostimare colpevolmente la gravità della situazione. Hamaui ha allora risposto che la società libica presenta un grado di complessità minore rispetto a quella libica.
Il dibattito si è ulteriormente acceso tra gli autori dei due libri quando Hamaui ha affermato, non senza una punta di provocazione, che nel corso della Storia il colonialismo europeo ha avuto il merito di generare democrazia in diverse parti del globo. L’affermazione è stata duramente contrastata dal professore di Roma III e da una dottoranda in Storia sociale del Mediterraneo presente in sala, Claudia De Martino, che ha chiesto con chiara vis polemica quale tipo di democrazia sia stata introdotta dall’Inghilterra in India.
Due approcci diversi, insomma, quelli che si sono confrontati allo Spazio Europa la settimana scorsa. Nella sua prefazione al libro di Rizzi, Lucio Caracciolo sottolinea quanto il suo libro sia teso ad analizzare “gli avvenimenti che a partire dalla Tunisia, alla fine del 2010, hanno poi incendiato gli altri paesi dell’area, e nello stesso tempo mette in luce le responsabilità di quegli Stati che per anni hanno portato avanti una politica fatta di mistificazioni.” Mentre lo scopo di Ruggerone ed Hamaui è quello di capire “il vento del cambiamento ha attraversato Medio Oriente e Nord Africa, area enorme, ricchissima di risorse energetiche e composta da oltre 400 milioni di persone” in un libro che “analizza quanto accaduto, proponendo soprattutto una visione prospettica delle rivoluzioni nei paesi arabi che sono ancora lungi dell’essere compiute.”

di Pier David Pizzocchero

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