domenica 23 gennaio 2011

Striscia di Gaza, il diritto alla salute violato da Israele e dalle sue armi contro l'umanità


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GAZA CITY - Ha quattordici anni, Mahmoud, e la leucemia. Sdraiato su un letto dell’ospedale Al Shifa a Gaza City, attende.
La sua malattia, il cancro al sangue, non può essere curata all’interno della Striscia. L’embargo israeliano che stringe Gaza in una morsa non permette l’ingresso di apparecchiature mediche specialistiche. L’ingresso dei farmaci è consentito con il contagocce. Pertanto, chi soffra di patologie gravi, quali il cancro, malattie cardiache o insufficienza renale e debba sottoporsi a dialisi, deve uscire dal territorio palestinese ed essere curato all’estero. Per poter uscire, è necessario chiedere un permesso speciale a Israele. Che spesso lo nega. Come al piccolo Mahmoud. I genitori hanno chiesto il permesso a Israele due mesi e mezzo fa, ma finora gli è stato negato. Per questo il ragazzo attende, da due mesi, su quel letto. Una flebo attaccata alla mano, l’unica cura che l’ospedale palestinese possa offrirgli.

I medici del reparto si dicono certi che la malattia che lo ha colpito sia una diretta conseguenzadell’uso massiccio di fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano durante l’assedio Piombo Fuso, che tra dicembre del 2008 e gennaio del 2009 causò la morte di 1400 palestinesi e 13 israeliani.

L’utilizzo del fosforo bianco sulla popolazione civile, su infrastrutture civili, su aree densamente abitate e addirittura su obiettivi militari situati vicino ad obiettivi civili, è proibito dal Terzo Protocollo[1] alla Convenzione sulle armi convenzionali delle Nazioni Unite[2], anche conosciuta come Convenzione sulle Armi Inumane, la quale disciplina l’utilizzo di armi che può avere effetti indiscriminati sulla popolazione civile.

I padri italiani sono convinti che per le loro figlie, grande fratello o grande bordello, l’importante sia essere scelte, essere annusate, essere comprate

Non solo il cavaliere, non solo le ragazzine, non solo le maitresse e gli adulatori, non solo gli amici travestiti da maggiordomi, le procacciatrici di sesso, i dischi di Apicella e la lap dance in cantina: in questa storia da basso impero ci sono anche i padri. E sono l’evocazione più sfrontata, più malinconica di cosa sia rimasto dell’Italia ai tempi di Berlusconi. I padri che amministrano le figlie, che le introducono alla corte del drago, le istruiscono, le accompagnano all’imbocco della notte. I padri che chiedono meticoloso conto e ragione delle loro performance, che si lagnano perché la nomination del Berlusca le ha escluse, che chiedono a quelle loro figlie di non sfigurare, di impegnarsi di più a letto, di meritarsi i favori del vecchio sultano. I padri un po’ prosseneti, un po’ procuratori che smanacciano la vita di quelle ragazze come se fossero biglietti della lotteria e si aggrappano alle fregole del capo del governo come si farebbe con la leva di una slot machine… 

Insomma questi padri ci sono, esistono, li abbiamo sentiti sospirare in attesa del verdetto, abbiamo letto nei verbali delle intercettazioni i loro pensieri, li abbiamo sentiti ragionare di arricchimenti e di case e di esistenze cambiate in cambio di una sveltina delle loro figlie con un uomo di settantaquattro anni: sono loro, più del drago, più delle sue ancelle, i veri sconfitti di questa storia. Perché con loro, con i padri, viene meno l’ultimo tassello di italianissima normalità, con loro tutto assume definitivamente un prezzo, una convenienza, un’opportunità.

Berisha vattene!

Kol Nikollaj è il segretario generale della Confederazione dei sindacati albanesi (K.S.SH). Di passaggio ad Ancona insieme a Taf Koleci, Segretario della federazione dei sindacati dell'industria e a Anisa Subashi, direttrice del Centro di formazione e di studi sindacali albanesi, lo abbiamo incontrato grazie ad un amico comune e gli abbiamo rivolto alcune domande sul drammatico momento che il suo paese sta vivendo. Nikollaj era presente venerdì alla grande manifestazione sfociata in incidenti che hanno portato all'uccisione di tre persone da parte delle forze di polizia. «L'Albania - esordisce - è da un anno in una crisi politica specchio anche della grave crisi economica che colpisce il continente. Nel 2010 Berisha per vincere le elezioni ha fatto dei brogli. Riuscendo a governare perché quattro deputati socialisti sono andati con lui ottenendo il 20% degli incarichi di governo».
Come ha reagito il partito socialista, principale forza d'opposizione?
I socialisti hanno 64 deputati e dopo aver ottenuto il riconteggio dei voti, hanno boicottato il parlamento per sei mesi, decidendo successivamente di non votare gli atti del governo fino a quando Berisha non avesse accettato di riverificare il voto nelle regioni dove erano forti i sospetti di manipolazioni.

Israele e l'infinito arresto preventivo senza diritto ad un avvocato

Usciamo da Ramallah con Jameel diretti al tribunale militare di Ofer, dove si processa, finalmente, un giovane che ha gia’ scontato un anno e mezzo di carcere.

Per aver lanciato pietre contro un carro armato si può essere trattenuti in arresto preventivo, senza diritto ad un avvocato, per 90 o 180 giorni, che si rinnovano automaticamente. Teoricamente il processo deve essere celebrato entro due anni dall’arresto, ma, sulla base dell’Ordine Militare 1651, il Commando Militare puo’ detenere per periodi rinnovabili di sei mesi se “ ci sono basi ragionevoli per prevedere che la sicurezza dell’area o la sicurezza pubblica richiede la detenzione”. Israele si ritiene in stato di emergenza dal 1948, anno della prima occupazione della Palestina e dell’esodo dei primi rifugiati. Per motivi di Sicurezza, si può restare in prigione per anni anche solo perchè un militare dice di averti visto lanciare pietre.
Sulla strada per il tribunale, attraverso il deserto, Jameel mi racconta che il ragazzo di cui si celebra il processo e’ stato arrestato di notte ed utilizzando cani e rumori di bombe. Poi e’ stato legato, gli e’ stato messo il capo in un sacco di plastica ed e’ stato gettato nel bagagliao delle gip, senza essere informato del motivo dell’arresto ne’ della destinazione. Anche i bambini subiscono lo stesso trattamento.

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