mercoledì 26 gennaio 2011

Castelvetrano, la città del boss latitante Matteo Messina Denaro

Castelvetrano non è la città della mafia, è la città del boss latitante Matteo Messina Denaro. Castelvetrano non è la città dei mafiosi, è la città dove sono stati arrestati alcuni mafiosi. 
Castelvetrano è una delle prime città dove è nata l’associazione Libera, ma dove le indagini, e sentenze passate in giudicato, hanno dimostrato il consolidarsi di alleanze pericolose tra la politica, la mafia e l’imprenditoria, è la città dove veniva tenuto nascosto il tesoro di Totò u curtu, Totò Riina, dove Bernardo Provenzano, guidando la sua 500 arrivava fin qui da Corleone per vedersi con don Ciccio Messina Denaro. Provenzano era già latitante, ma non aveva problemi di muoversi, non ne ha avuti per oltre 40 anni facendo il “fantasma” per le strade della Sicilia. Castelvetrano è la città dove i bagheresi della famiglia Guttadauro sono venuti a impiantarsi grazie al rapporto di parentela stretto con i Messina Denaro, Filippo, fratello del medico Giuseppe ha sposato Rosalia, figlia e sorella di Francesco e Matteo Messina Denaro. Castelvetrano è la città dove un sindaco, Vito Lipari, nel 1980 è stato ammazzato alla vigilia del suo ingresso in Parlamento, e di un altro sindaco, Tonino Vaccarino, che è finito in carcere per mafia e droga, è stato condannato per traffico di droga, ed è poi diventato informatore dei servizi segreti, segreto corrispondente del boss latitante Matteo Messina Denaro, lui che con i servizi segreti pare avesse una certa affinità sin dal dopoguerra al tempo in cui, erano gli anni ’50, lo Stato cercava un accordo col bandito Giuliano, ma era tutto un trucco per ammazzarlo e toglierlo di mezzo, così da mettere a tacere i segreti che poteva conoscere su quella che fu la prima trattativa tra Stato e organizzazioni criminali del dopoguerra.

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