venerdì 18 febbraio 2011

Il nucleare francese rischia di fare cilecca, trentaquattro reattori transalpini sono difettosi

Alcune delle centrali con problemi al dispositivo di sicurezza erano in servizio da oltre trent'anni. Gli anti-nuclearisti transalpini: "Come mai la scoperta è così tardiva? Ora gli impianti vanno bloccati"


Sorpresa: il nucleare francese rischia di fare cilecca. Diversi reattori transalpini sono infatti difettosi. Se n’è accorta la stessa società elettrica Edf, monitorando i 34 impianti da 900 megawatt colpiti da ripetuti incidenti. Sotto accusa il sistema di raffreddamento: se si guasta il circuito primario, il dispositivo di sicurezza potrebbe non bastare. Il rischio? La fusione del nocciolo del reattore. Con “conseguenze catastrofiche”, secondo l’associazione ambientalista Sortir du nucléaire che ha lanciato l’allarme sulle “inquietanti anomalie” di 34 delle 58 installazioni atomiche francesi. Sortir du nucléaire chiede così il blocco preventivo degli impianti. Il problema è stato ammesso anche dall’autorità di sicurezza nucleare (Autorité de Sûreté Nucléaire, Asn) e i generatori di vapore difettosi sono ora al centro di un vasto programma di controlli e riparazioni.

APPELLO: Sosteniamo lo sciopero generale e generalizzato dell’11 marzo

L’11 marzo è stato convocato uno sciopero generale per sostenere esigenze e diritti di lavoratori e ceti popolari, contro le politiche del governo e i diktat di Confindustria, che pretendono ormai di negare loro ogni rappresentanza e centralità mentre la crisi economica avanza.
Proprio l’11 e 12 marzo i governi europei vareranno regole pesantissime per il rientro forzato del debito pubblico dei paesi membri; regole che, per l’Italia, significheranno ulteriori e devastanti misure antisociali sui servizi, i salari, la previdenza, i beni comuni.
Il governo italiano ha già fatto sapere che intende adeguarsi ai nuovi parametri, accentuando i provvedimenti già avviati in questi anni.
Crescita delle disuguaglianze sociali, sottrazione di reddito e diritti ai lavoratori, abbassamento generale delle aspettative sociali e culturali del paese, indicano che - dentro la crisi – sono lavoratori, precari, disoccupati, utenti dei servizi pubblici a pagare i costi più elevati. E a vedersi negata persino la possibilità di resistere sul piano della democrazia e della rappresentanza sindacale.
Di tale scenario e di tale futuro si sono rivelate ben consapevoli le piazze degli studenti, dei precari, dei metalmeccanici, che ormai da troppo tempo chiedono uno sciopero generale e generalizzato che mandi un segnale chiaro e forte al governo italiano ed a quelli europei, alla Fiat e Confindustria, per contrastare apertamente la “lotta di classe dall’alto” dichiarata da Marchionne e dal sistema delle imprese.

Passaggio nel limbo di Lampedusa

Molti di loro prima di attraversare il Canale di Sicilia a bordo di una carretta del mare non avevano mai messo piede fuori dalla Tunisia. Arrivano da qualche piccolo villaggio nel centro o nel sud arretrato del Paese. Vengono da famiglie di agricoltori, sono senza lavoro da sempre. Altri invece erano guide turistiche, cuochi, camerieri. Ma poi il sistema è collassato e i tour operator hanno smesso di far atterrare gli occidentali nei villaggi vacanza del nord del Paese. «Il vostro è un Paese libero, da noi tutto è caos e prepotenza», ripetono. «La gente nei villaggi spara, la polizia non c'è. E gli uomini di Ben Alì ancora dettano legge». E poi «qui a Lampedusa si sta bene, voglio fermarmi qui», scoppiano a ridere. «Voglio scusarmi con tutti gli italiani. È stata la mancanza di lavoro e la paura a spingerci a partire dalle nostre coste. Ma mi fa male il cuore quando vedo i miei connazionali ridotti così. Molti di loro non sanno nemmeno leggere e scrivere e spero che si comportino in modo civile, qui in Italia», spiega Haziz, un trentenne molto bravo a comunicare davanti a cronisti e telecamere. È un ex professore di fisica, arrivato con altri cinquanta uomini e otto donne nella notte di venerdì.

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