mercoledì 23 febbraio 2011

Lampedusa, i ragazzi tunisini e il loro primo volo

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, e chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente, e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.

Rivolte nordafricane, la Sicilia potrebbe ritrovarsi al centro di tensioni e di conflitti, anche devastanti

Nulla possono la politica, la diplomazia contro la meteorologia: con la bonaccia , infatti, sono ripresi gli sbarchi di clandestini dalla Tunisia verso Lampedusa.
E’ questo un risvolto diretto delle rivolte arabe, soprattutto nordafricane, che ha provocato in Sicilia una nuova emergenza che mette a dura prova le strutture d’accoglienza e le miopi politiche migratorie del governo Berlusconi.
Per altro, è prevedibile che l’esodo si estenda a Egitto, Libia, Algeria.
Insomma, una fuga di massa che è una prima avvisaglia di un più grande dramma sociale e politico che, secondo gli esiti politici delle rivolte, potrebbe infiammare le sponde sud ed est del Mediterraneo.
La Sicilia potrebbe ritrovarsi al centro di tensioni e di conflitti, anche devastanti, per la ridefinizione degli assetti dei poteri in queste regioni vitali del mondo, in aderenza ai nuovi equilibri della globalizzazione. Perché, a occhio e croce, di questo si tratta.

Da Rea Silvia a Reo Silvio?

Per evitare che Numitore, suo fratello, avesse una discendenza maschile, Amulio fece rinchiudere Rea Silvia in un convento, diciamo così, la fece diventare cioè sacerdotessa di Vesta. Le vestali avevano infatti obbligo di castità lungo, di trenta anni.
Ma Marte si mise di traverso e, innamoratosi della ragazza, la rese incinta.
Così Rea Silvia diede alla luce addirittura due maschietti insieme, Romolo e Remo. Tutti sanno della cesta nel Tevere, della lupa più o meno virtuosa che li allattò, e della fondazione di Roma 753 anni prima della nascita di Cristo. Tutti noi quando eravamo   bambini siamo stati affascinati da questa leggenda, attenti più ai gemelli che alla madre, rea di aver  ceduto alla seduzione.
A distanza di quasi duemilaottocento anni  la cronaca di questi giorni – che diventerà  leggenda per i nostri pronipoti  - narra di un tale, denominato Silvio, in ossequio al lato selvaggio della sua natura  (nomina sunt consequentia rerum ), responsabile del governo di Roma,  e lo descrive tutto impegnato a riformare una giustizia che non gli piace, troppo  intromessa   nella sua vita privata , nei suoi affari e nelle sue amicizie, colpevole anche di infliggere  ferite profonde  a certe relazioni internazionali col mondo arabo che la ragion di stato consiglierebbe di mantenere. Costi quel che costi in termini di “costità”!  Fino al sacrificio di tenere stili di vita più consoni  a quelli di una satrapo, se fosse necessario, nonostante i malanni.

Parola di MaFiat

L’Italia è da sempre il regno della retorica e dell’ipocrisia dei ciarlatani, degli impostori e dei pifferai magici. Ma il degrado etico e culturale in cui è sprofondato il Paese è tale da non permettere più di discernere la verità dalla menzogna, l’equità dall’ingiustizia. Il discorso pronunciato da Marchionne all’ultimo meeting di Comunione e Liberazione è la riprova che la Fiat è spinta da finalità antioperaie ed antidemocratiche. Ascoltare l’Amministratore delegato che cita Hegel, richiamando valori etici come “libertà” e “diritti”, fa solo inorridire in quanto il“supermanager” della Fiat offende l’intelligenza, la civiltà, l’onestà dei cittadini liberi. L’intervento di Marchionne ha evidenziato toni e contenuti solo apparentemente concilianti, ma dietro la falsa erudizione e l’enfasi “buonista” si annida un’arroganza infarcita di citazioni utili ad incorniciare messaggi oltraggiosi contro le leggi e le istituzioni dello Stato, coprendo minacce e provocazioni verso gli operai.

L'Eni e la Libia

E' l'Eni l'obiettivo della insurrezione contro Gheddafi?
Bisogna capire bene da che cosa è fatta l'insurrezione contro Gheddafi in Libia, quanto c'è di sofferenza popolare e giovanile e quanto di interessi tribali che si sono aggrovigliati con quelli USA e delle multinazionali dell'Energia.
 Quello che è certo è che il metanodotto che porta il gas dall'Algeria alla Libia alla Sicilia è fermo. Non escludo che una vittima designata di questa rivolta sia l'Eni e comunque la politica commerciale autonoma dell'Italia che gli USA hanno "subito" con molti mal di pancia. Il PD maramaldesco farebbe bene a stare più accorto nelle critiche ed a distinguere l'Italia da Berlusconi e la Libia da Gheddafi.
  La grandiosa opera di pace del metanodotto, estranea agli interessi delle Sette Sorelle, garantisce energie e benessere da trenta anni all'Italia, all'Algeria, alla Libia. Gli Usa sono stati ostili da sempre.

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