mercoledì 2 marzo 2011

Comunione e Liberazione e la 'ndrangheta danno il benvenuto in Lombardia, Italia 2011

C'è il revisore dei conti della fiera di Milano che "divide i soldi in nero" con il capo della 'ndrangheta. Il direttore sanitario arrestato per mafia che svende appalti in cambio di "un sacco di voti" per un parlamentare "legato a doppio filo a Formigoni". C'è il nuovo manager degli ospedali lombardi che è tanto amico dei boss calabresi da farsi definire "il nostro collaboratore". C'è il vicepresidente del consiglio regionale, già indagato per bancarotta e corruzione, che si vede inserire dai giudici nel "capitale sociale della 'ndrangheta". E poi ci sono gli imprenditori mafiosi, che continuano ad avvelenare terre e acque della Lombardia. Mentre la politica reagisce vietando ai tecnici regionali di aiutare le inchieste della magistratura.

Gli atti d'accusa della direzione antimafia di Milano svelano il lato oscuro di Comunione e liberazione. Alla base di Cl c'è un movimento forte di migliaia di persone oneste, laboriose, profondamente cattoliche. Al vertice però, attorno a Roberto Formigoni, governatore-padrone della Lombardia dal 1995, si è creata una macchina di potere con agganci spaventosi. A documentarli è la requisitoria dei pm (3.286 pagine, in gran parte inedite) che nel luglio 2010 ha portato in carcere più di 300 imputati di mafia. Tra tanti reati, i giudici delle indagini hanno ritenuto provati molti fatti al limite della legalità: relazioni di "contiguità e vicinanza", che non raggiungono gli estremi della complicità penale, ma consentono ai capimafia di "beneficiare di rapporti continuativi con altri poteri, economici e politici".

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