domenica 3 aprile 2011

Mediterraneo, il cimitero degli ultimi

E' un paradosso su cui si farebbe bene a riflettere: le navi che devono portar via da Lampedusa fanno fatica ad attraccare a causa del vento forte e del mare agitato; mentre i barconi di fortuna che portano i migranti continuano ad arrivare.
Ma non è uno scarto privo di dolore. 68 corpi sono stati recuperati sulla costa libica nei pressi di Tripoli. Probabilmente si tratta di migranti somali ed eritrei, partiti il 25 marzo scorso e di cui non si era saputo più nulla. La notizia risale a giovedì ed è stata confermata da padre Joseph Cassar, responsabile del servizio dei Gesuiti per i rifugiati a Malta. Un altro barcone con 335 persone a bordo risulta disperso da due settimane. L'agenzia Habesha e l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) hano anche in questo caso dato l'allarme chiedendo che vengano intensificate le ricerche nel Mediterraneo.
Due barconi sono invece arrivati stanotte. Uno con 133 persone a bordo, l'altro con circa un centinaio di persone, tra le quali soltanto 3 donne. Un'altra imbarcazione era stata intercettata ieri intorno a mezzogiorno a 50 miglia da Lampedusa da una motovedetta tunisina in acque internazionali e riportata indietro.

Trapani: Kinisia, l’aeroporto dei «misteri», e la Libia tornano ad incrociarsi

La Libia e Kinisia tornano ad incrociarsi. Da una parte la guerra e dall’altra quella che oggi si chiama «immigrazione clandestina» e che forse ieri veniva chiamata, e vista altrettanto in modo pericoloso, «infiltrazione» sono questi il loro comune denominatore, nei tempi andati come adesso.
Oggi con la tendopoli che nell’ex aeroporto militare ospiterà entro venerdì mattina quasi 800 di quegli immigrati libici che sono arrivati a Lampedusa come profughi dal loro paese dilaniato dalla guerra civile e martoriato dalle bombe dell’alleanza dei «volontari» che per quanto intelligenti (le bombe) esplodono causando morte.

Kinisia è l’aeroporto dei «misteri». In mezzo alla campagna appena fuori Trapani c’è una lunga pista, dove stanno piantando le tende, vicino delle strutture diroccate, una vecchia torre di controllo, questo fu aeroporto militare chiuso oltre 20 anni addietro. Una lunga pista di cemento tra le terre in parte coltivate, una serie di arbusti, uliveti, delle serre distrutte.

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