giovedì 11 agosto 2011

Da Parma a Casal di Principe

Ha tenuto banco, in questi ultimi giorni, la polemica di Parma dove un solerte assessore alla toponomastica aveva deciso di intitolare a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini un parco che i cittadini parmensi conoscevano come “Falcone e Borsellino”. 
Secondo quanto dichiarato dall’assessore, in realtà, nonostante ci fosse tanto di targa, quel parco, in virtù di una delibera del 2007, non era più intitolato ai due magistrati uccisi.Questo particolare non è bastato però a placare le ire delle associazioni antimafia, dei parenti delle vittime e di buona parte della società civile, oltre allo sdegno dell’intero mondo politico. Solo il dietrofront dell’assessore, che ha deciso di passare la patata bollente alla futura amministrazione comunale della città ducale, ha messo fine al vespaio di polemiche. La vicenda ricorda, per certi versi, l’uscita infelice del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, il quale, qualche anno fa, ebbe a dire placidamente, salvo poi fare anche lui una repentina marcia indietro, che l’intestazione dell’aeroporto di Palermo “Falcone e Borsellino” porta il turista a “deprimersi non appena mette piede in Sicilia” . La toponomastica di ogni città d’Italia dovrebbe prevedere una via, una piazza, un parco, ai due eroi dell’antimafia uccisi nella maledetta estate del 1992. E’ sicuramente un modo per mantenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria esistenza nella lotta alla criminalità organizzata e al predominio mafioso.E’ pur vero, però, che l’intitolazione di strade, parchi, etc., a poco serve se non si aggiunge il formarsi di una coscienza civica che passi proprio dagli insegnamenti di due simboli come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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