martedì 31 gennaio 2012

Nei mondi invisibili, della gente dai lavori invisibili


Passo per Via dei Serragli, qui a Firenze, e vedo aperta la porta di una chiesa che di solito è chiusa. Anzi, è chiusa dal 1808, quando il governo napoleonico sigillò il convento.
Si tratta della chiesa di Santa Elisabetta delle Convertite, dove convertite sta a indicare le donne che rinunciavano alla prostituzione e si ritiravano a vivere nell’annesso monastero. Donne della cui storia, credo, non sapremo mai nulla.
Incuriosito, entro, e vedo che in mezzo alle statue barocche, è in corso una liturgia ortodossa e non cattolica.
Piazzate qua e là, tra gli oggetti cattolici, ci sono delle icone. Nello stile bizantino, su ogni icona è scritto il nome del santo che rappresenta, ma la scrittura non è quella greca, bensì la forma medievale di quella georgiana.
Una trentina di persone segue la liturgia, per la maggior parte donne. Non è un caso. Se andate a guardare le statistiche, vedrete che quella georgiana è un’emigrazione di donne: a Firenze, il 93,9% dei 141 georgiani sono di sesso femminile.
Le georgiane, in Italia, fanno per la maggior parte le badanti; vi consiglio di leggere le storie di tre di loro, raccolte qui.
La vita della badante è presto riassunta.

domenica 29 gennaio 2012

Se un sindacato non può essere presente sul luogo di lavoro, che libertà è mai più?




La libertà operaia è la libertà di tutti. Possibile che in molti ancora non lo capiscano? Giovedì, sul Fatto quotidiano, il responsabile Fiat della Fiom, Giorgio Airaudo, ha raccontato come in pochi mesi sia stato perpetrato un vero e proprio omicidio di diritti, ordinari e costituzionali: il maggior sindacato metalmeccanico esiliato dal suo “paese”, la fabbrica. A negazione dello Statuto dei lavoratori e di tutti gli articoli della Costituzione che sanciscono la libertà di organizzazione. In modo specifico l’art. 39: “L’organizzazione sindacale è libera”. Se un sindacato non può essere presente sul luogo di lavoro, che libertà è mai più?

Ciò che lascia sgomenti non è tanto che padroni antidemocratici e manager reazionari facciano carte false per calpestare diritti elementari: lo hanno fatto e continueranno a farlo fin troppo spesso, considerare i lavoratori parte della propria “roba”, anziché cittadini, sembra codificato nel Dna di molti tra loro. Ma questi tentativi eversivi – visto che di fatto abrogano la Costituzione creando zone di extraterritorialità – in una democrazia ancora vitale provocano adeguate risposte di rigetto, efficaci anticorpi spontanei e organizzati, insomma un “cordone sanitario” di civiltà che isola l’arroganza “feudale” e la costringe a più miti consigli.

sabato 28 gennaio 2012

Coppie di fatto. Ma perché la Chiesa si arrampica sugli specchi con inconsistenti argomentazioni, e non dice la verità?


La giunta Pisapia a Milano decide di destinare i fondi anticrisi anche alle coppie di fatto, e Avvenire scrive: "Porre sullo stesso piano coppie che, sposandosi civilmente o religiosamente, assumono un preciso impegno pubblico e persone che, per scelta o per impossibilità, non rendono vincolanti i propri legami 'affettivi', significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale... La peggiore ingiustizia, lo insegnava anche don Lorenzo Milani, è trattare in maniera uguale situazioni differenti". Facciamo un esempio pratico: i bambini di una coppia di fatto povera hanno bisogno di aiuto economico, e anche i bambini di una coppia sposata civilmente o religiosamente hanno bisogno di aiuto economico. Ora, è vero che la situazione delle due famiglie riguardo al matrimonio è diversa, ma è uguale riguardo alle condizioni economiche. Questo dimostra come si possa strumentalizzare con un po' di malizia l'insegnamento di don Milani.

Imprenditori fannulloni



A luglio del 2004, due anni dopo l'introduzione dell'euro, tutte le associazioni italiane d'impresa, dalle banche agli artigiani, dall'industria al commercio, alle cooperative, capirono gli effetti negativi della rigidità del cambio ed elaborarono proposte per un recupero della competitività. Chiesero al governo una riduzione della pressione fiscale e una stagione di investimenti per lo sviluppo. In quello stesso momento, le grandi e medie imprese industriali, pubbliche e private, cioè le 1.800 società censite dall'Ufficio studi di Mediobanca, frenarono sugli investimenti. Altro che rilancio.

Un'impresa si sviluppa se il flusso di cassa che esce per investimenti in impianti e in acquisizioni societarie è più alto dell'autofinanziamento, cioè delle risorse generate dalla gestione interna e non prelevate dai soci; in tal caso, la differenza di fabbisogno viene coperta da indebitamento e da nuovo apporto di capitale dei soci. Se viceversa il flusso in uscita è più basso, si forma un surplus di risorse ma c'è anche declino. Ebbene, negli ultimi sette anni i soci hanno prelevato quasi tutto dalla cassa delle loro società, non solo gli utili di esercizio come dividendi, ma anche parte delle riserve e l'autofinanziamento lasciato è stato bassissimo.

venerdì 27 gennaio 2012

Lontani dai Forconi e dalla realtà siciliana


Ho visto le riprese televisive dei telegiornali siciliani delle manifestazioni dei cosidetti"forconi" che il Presidente della Confindustria  ha tacciato di infiltrazioni mafiose e che  anche diversi soloni della cultura  una volta era di sinistra hanno definito "jacquerie" prendendone le distanze e condannando. In generale sono persone anche di una certa età, lavoratori  sui cinquanta anni segnati dalla fatica del lavoro manuale, contadini, pescatori, artigiani autotrasportatori. Tra di loro pochi lavoratori giovani perchè da anni si è bloccato l'afflusso di nuove forze specialmente nelle campagne. C'erano tanti, tantissimi studenti che vedono degradare di giorno in giorno il tenore di vita delle famiglie in cui vivono e che stentano a mantenerli. Coloro i quali hanno criminalizzato il movimento si dovrebbero vergognare! Le organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei produttori  che hanno  emesso scomuniche ed hanno parlato di mafia o di violenza hanno mostrato tutta la distanza che li separa dalla realtà siciliana e l'isolamento morale in cui sono stati gettati da decenni di consociativismo con la Regione ed ora di sostegno subalterno del governo Monti.

lunedì 23 gennaio 2012

Andiamo tutti a bloccare le strade!



La rivolta dei Forconi siciliani sembra avere contaminato anche il resto d’Italia, almeno così sembrerebbe dal momento che da Nord a Sud non si contano i blocchi stradali creati dagli autotrasportatori e il traffico sta andando in tilt in larga parte della rete autostradale e delle tangenziali italiane. Così come documentato (questa volta) anche dai media mainstream che in prima pagina danno ampio spazio all’accaduto e alle accorate parole della Cancellieri, braccio poliziesco dell’usura al governo, che si manifesta preoccupata perché a suo avviso la protesta potrebbe degenerare.
In verità i blocchi degli autotrasportatori sono figli illegittimi della rivolta dei Forconi, poiché interpretano solo parzialmente lo spirito con cui è partita la contestazione siciliana, limitandosi a protestare contro tutto ciò (prezzo dei carburanti alle stelle, nuovi aumenti dei ticket autostradali e dell’irpef) che sta mettendo in ginocchio la categoria, ma senza spaziare su temi di più ampio respiro, sovranità monetaria, ripudio dell’illegittimo governo Monti e di una classe politica imbolsita e decotta e via discorrendo, come accadeva invece nell’ambito del movimento primigenio.

domenica 22 gennaio 2012

La liberalizzazione delle carceri


Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto "liberalizzazioni" i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all'articolo 44, mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola.
Il provvedimento si chiama Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggidì.
Leggetelo, lo trovate qui.


Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che
al fine di assicurare il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell'infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia.

Il "miracolo tedesco"? La vecchia ricetta capitalista che consiste nell’intensificare lo sfruttamento subìto dai lavoratori



La Germania viene presentata come un esempio eccezionale di crescita economica e di lotta contro la disoccupazione nel contesto attuale di crisi mondiale. In realtà, dietro al "miracolo tedesco" abbiamo la vecchia ricetta capitalista che consiste nell’intensificare lo sfruttamento subìto dai lavoratori.
I dati pubblicati da una gazzetta indicano che nel 2011 sono stati creati in Germania 535.000 posti di lavoro in più rispetto al 2010, facendo abbassare il tasso ufficiale al 6,8%, secondo l'agenzia federale per l'impiego, il tasso più basso dalla riunificazione.

In questo contesto di crisi capitalista mondiale, con un impatto particolare sul livello di disoccupazione nello spazio comune europeo, le statistiche sono state presentate come un possibile miracolo o, più precisamente, come una formula di cui, in modo esplicito o nascosto, si suggerisce l'applicazione negli altri paesi che cercano una soluzione della situazione nella quale si trovano.

sabato 21 gennaio 2012

Partire dalle coste africane e scomparire nel silenzio europeo



Provate a immedesimarvi in quelle madri e sorelle, in quei padri, fratelli, zii che da mesi non hanno più notizie del loro congiunto, partito un certo giorno da qualche porto tunisino verso le coste italiane. Provate a immaginare: è uno di quei giovani coraggiosi che hanno partecipato alla Rivoluzione del 14 gennaio, magari ha ancora sul corpo le tracce degli scontri con la polizia, le cicatrici di colpi sparati dai cecchini nei giorni della rivolta che ha rovesciato il regime. E’ partito dopo la fuga del dittatore perché per lui, come per gli altri insorti, la rivoluzione per il pane, la dignità e l’uguaglianza era anche per la libertà: anzitutto libertà di movimento e di circolazione, come per tutti i giovani. 

Si è imbarcato insieme ad altri su un vecchio peschereccio rabberciato perché non ne poteva più di disoccupazione, lavoretti precari e umilianti, vita miserabile in un certo quartiere popolare della Grande Tunisi. Oppure in una borgata dalle parti di Thala, Kasserine, Sidi Bouzid o Gafsa, ossia il cuore della Tunisia più povera, emarginata, combattiva, giusto quella in cui si è accesa la scintilla che ha poi incendiato la prateria. Forse non sopportava più d’essere un peso per la sua famiglia, lui che avrebbe dovuto mantenerla. Forse gli era divenuto intollerabile non poter dare un futuro a se stesso e al legame con la ragazza che amava.

La “germanizzazione” dell’euro-zona



Dietro il “nein” pronunciato dalla signora Merkel si nasconde il segno inequivocabile di una volontà di egemonia tedesca nell’area dell’euro e di un espansionismo finanziario che si avvale di armi più potenti, devastanti e penetranti dei panzer, quali lo “spread”.
Si conferma in tal modo l’ipotesi secondo cui sta prevalendo chiaramente un orientamento verso una crescente e progressiva “germanizzazione” dell’euro-zona, una tendenza funzionale esclusivamente agli interessi del capitale finanziario internazionale.
Ciò che in tempi passati non riuscì al cancelliere imperiale prussiano, Otto von Bismarck, né al Führer del Terzo Reich, Adolf Hitler, sta riuscendo oggi alla signora Angela Merkel.

L'esistenza dei poveri in qualche modo conviene alla Chiesa, giacché giustifica il suo benessere



Quando alla Chiesa si rimproverano lo spreco di denaro nel costruire sontuose chiese, lo sfarzo in certe celebrazioni religiose e via di seguito, si obietta ricordando il bellissimo episodio evangelico dell'unzione di Betania. Una donna versa un vaso di prezioso profumo sul capo di Gesù, suscitando l’indignazione degli apostoli: “A che tanto spreco

Luciano Canfora sulla grande illusione del capitalismo eterno





Una delle illusioni ricorrenti del pensiero umano, nelle sue manifestazioni meno avvedute, è di ritenere di vivere il punto d’arrivo della storia. Non è esatto che tale veduta sia stata caratteristica soltanto del pensiero antico, privo di mentalità storicistica. Certamente in alcuni storici e pensatori di età classica si coglie la persuasione di vivere nella “pienezza dei tempi”, al culmine cioè di uno sviluppo del quale non si immaginano ulteriori tappe. Ma assai più diffuso è, semmai, in quell'età, il convincimento che la storia umana non sia stata che una continua decadenza, un progressivo allontanarsi da una condizione originaria positiva. Con una diversificazione: mentre il pensiero utopistico di età classica auspica e prospetta come possibile un ritorno a quella originaria positività, le correnti “realistiche” (realpolitica, retorico-letteraria, moralistico-letteraria) escludono una tale eventualità e lasciano intendere che dal futuro c’è solo da aspettarsi un cambiamento in peggio.

È noto che il sovvertimento radicale di tale prospettiva è dovuto al pensiero storico di matrice cristiana, in particolare all’influenza di un gigante del pensiero tardo-antico quale Agostino, alla sua intuizione del tempo e alla sua visione della storia come progresso verso la “città di Dio”. Gli incunaboli dello storicismo moderno sono lì. Con il limite, ovviamente, di una visione insieme conclusiva eutopistica: conclusiva, in quanto fondata appunto sull’idea di un punto d’arrivo (la città di Dio); utopistica perché proiettante fuori della storia la conclusione della storia. È altresì chiaro che una laicizzazione della visione agostiniana – l’intuizione di un cammino positivo ma immanente – è alla base del moderno pensiero progressista.

venerdì 20 gennaio 2012

Il Sardex, la "moneta a chilometro zero"



Se pensate che qui, in Italia, non si possa vivere senza l' euro, andate in Sardegna. E provate a dire in giro che voi pagate in Sardex. Cosa? A parte benzina, farmaci ed energia elettrica, potrete comprare tutto, sia beni che servizi. E quindi alberghi, dentisti, falegnami, elettricisti, meccanici, consulenti di marketing, sale congressi, corsi di lingua inglese, pubblicità sui giornali locali, vestiti, mobili, ristoranti e persino la connessione Internet. Oltre al cibo, vino e carni, tutto rigorosamente sardo, come il resto. Il Sardex è la "moneta a chilometro zero".

Solo che non è una moneta, nel senso che fisicamente non esiste, non ne hanno stampato nemmeno una banconota: esiste solo su Internet. E quindi potremmo dire che tutti i Sardex in circolazione - oltre un milione, ma il dato cresce ogni giorno - stanno su un server, un computer in un piccolo comune agricolo tra Cagliari e Oristano: Serramanna. Qui, in un bel casolare, l' hanno inventato quattro ragazzi, sardi naturalmente, non solo di nascita, ma di cultura. Fieri della loro terra. Quattro ragazzi che si erano stufati di sentirsi dire che i sardi sono "pochi, matti e divisi" come al tempo degli aragonesi; o che se un sardo deve chiedere qualcosa a dio sapendo che un suo vicino avrà il doppio, il sardo dirà: dio, cavami un occhio.

Con il Sindaco Bobbio di Castellammare di Stabia, contro il Vescovo Cece e i suoi portantini camorristi


Accade per il secondo anno consecutivo a Castellammare di Stabia. Quando il corteo con la statua del Santo patrono si è fermato davanti alla casa di un noto pregiudicato legato ai clan, il primo cittadino ha abbandonato per protesta la manifestazione.


La processione si ferma davanti alla casa del boss e il sindaco abbandona per protesta il corteo, togliendosi la fascia tricolore. Accade per il secondo anno consecutivo a Castellammare di Stabia e il protagonista è ancora una volta il primo cittadino Luigi Bobbio, che aveva già polemizzato con il vescovo Felice Cece. Stavolta c’erano stati anche degli incontri preliminari tra Bobbio e Cece, per chiarire ogni equivoco e concordare il percorso della processione in onore del Santo Patrono stabiese, San Catello.
Il corteo con la statua del Santo è giunto in via Brin e ha fatto sosta davanti alla ex Caserma Cristallini, anche per consentire ai portantini di riposarsi. Poi ha ripreso la marcia ma a pochi metri, davanti all’abitazione di un pregiudicato legato al clan D’Alessandro, dove c’è anche l’ingresso di una antica chiesa, il corteo si è fermato.

mercoledì 18 gennaio 2012

Veniamo da una storia recente dove abbiamo avuto dieci, cento, un milione di Schettino!




La telefonata: "Schettino torni a bordo!"



Torni a bordo, cazzo!”, il richiamo netto, perentorio, autorevole e indignato di Gregorio De Falco al capitano Schettino, è diventato in poche ore un trending topic , un tormentone che sta travolgendo la rete e i media mainstream. Non c’è canale televisivo, non c’è trasmissione radiofonica, non c’è conversazione privata dove la telefonata tra l’integerrimo, efficiente, ligio al dovere, orgoglioso, tenace e operativo ufficiale della capitaneria di porto di Livorno e il suo esatto opposto, ovvero il suo alter ego cialtronesco, inefficiente, approssimativo, indolente, menefreghista, disonorevole comandante del Concordia non venga trasmessa e ritrasmessa, continuamente, al punto che potremmo recitarla a memoria.

domenica 15 gennaio 2012

Ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese per un'acqua meno costosa

L’aggressività di questo frangente della crisi porta anche in Puglia un aumento delle situazioni di difficoltà. Non è raro che diventi faticoso per i cittadini (specie per i più bisognosi) sostenere i costi dei servizi pubblici, anche quelli essenziali e vitali. E’ compito delle istituzioni e della politica interrogarsi senza pregiudizi sulla possibilità di intervenire, non perdendo altro tempo, per ridurre dove possibile i costi per gli utenti e per migliorare i servizi.
Ma, da dove partire? La complessità giuridica degli esiti del referendum sull’acqua pubblica, la sua difficile lettura, l’incertezza delle conseguenze finanziarie sugli enti di gestione corrono il rischio di mettere la sordina all’indicazione elettorale.
Appare allora indispensabile per un attimo liberare i ragionamenti dei decisori dalle tecnicalità dei meccanismi di costruzioni delle tariffe e riportare la riflessione al senso vero dell’esito elettorale. I cittadini italiani ci indicano senza incertezze una direzione: l’acqua è un bene pubblico essenziale. Si potrebbe aggiungere che, per gli elettori, l’acqua proprio perché pubblica, fino alla quota minima vitale dovrebbe tendenzialmente essere gratuita.

La Giunta chiedeva l'arresto di Cosentino


Nicola Cosentino non va in galera. Sui quotidiani di oggi troverete i resoconti approfonditi delle strette di mano, dei batti-un-cinque, dei baci e degli abbracci del Parlamento all'onorevole di Casal di Principe. Nient'altro. Se per caso voleste cercare di capire di cosa non hanno discusso ieri alla Camera, nessuno si premunirà di raccontarvelo.

 I fatti non sussistono, nel senso che è come se non esistessero proprio. Chi dice che c'è il fumus persecutionis, chi dice che è una vergogna:nessuno entra nel merito. Ma è proprio il merito che dovrebbe interessare ai cittadini. E' il merito che consente all'opinione pubblica di prendere una posizione, non certo il vergognoso clima da stadio con il quale un Parlamento ridotto a clacque da avanspettacolo ha accolto  l'esito del voto in aula, certificando una presa di posizione assunta sulla base degli interessi dei partiti, non su quelli degli italiani. Perché delle due l'una: o Cosentino doveva essere arrestato, e in quel caso non ci sarebbe stato nulla da festeggiare, o Cosentino non doveva essere arrestato, e questo significa che la magistratura, in un numero consistente di giudici e di organismi come il Tribunale del Riesame, è viziata dal fumo della persecuzione, e ci sarebbe stato da festeggiare ancor meno.

venerdì 13 gennaio 2012

Le società arcaiche sono, appunto, arcaiche. E spesso colpiscono allo stomaco


Teresa abita a Bologna.
Nata nelle campagne appenniniche, ha sempre lavorato in fabbrica, e oggi fa la sarta. Da quasi quarant’anni, sta in affitto nella stessa casa, in un quartiere dove fino a qualche anno fa si conoscevano tutti. Teresa non ha mai avuto grandi identificazioni politiche, ma appartiene in qualche modo alla vasta e antica razza dei comunisti di quelle parti.
Adesso ha deciso di trasferirsi altrove. In parte perché il quartiere sta cambiando e si stanno perdendo tutti i vecchi legami; ma anche per un altro motivo, forse più immediato, ma di cui evitava di solito di parlare.

La Rivoluzione culturale italiana delle tasse



Nella controversa agenda politica di questa difficile stagione ha fragorosamente fatto ingresso la lotta all'evasione fiscale. Non più come tema polemico, non più come rivendicazione di qualche buon esito di un'azione amministrativa di contrasto, ma come questione capitale, destinata a sconvolgere equilibri, colpire interessi, revocare in dubbio compiacenze. Questo è avvenuto con due mosse fortemente simboliche. Il blitz a Cortina e una dichiarazione del Presidente del consiglio che ha indicato negli evasori quelli che «mettono le mani nelle tasche dei contribuenti onesti». 

Non siamo solo di fronte allo smascheramento dell'ipocrita vulgata berlusconiana, ma alla denuncia di una inaccettabile redistribuzione alla rovescia delle risorse, per cui oggi sono soprattutto i meno abbienti a pagare servizi di cui, troppe volte, sono proprio i più ricchi ad avvantaggiarsi (si pensi solo al caso dell'istruzione universitaria, alla quale spesso non riescono poi ad accedere i figli di chi maggiormente la finanzia). Ed è giusto ricordare quel che disse Tommaso Padoa Schioppa: «le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l'istruzione e l'ambiente».

giovedì 12 gennaio 2012

Il leader Marwan Barghouti scrive una lettera aperta al suo popolo per spingerlo alla resistenza nonviolenta


Il 3 gennaio ad Amman, in Giordania, si è svolto il primo incontro tra negoziatori israeliani e palestinesi dopo oltre 15 mesi di stallo nelle trattative. Una concessione del presidente Abbas alle pressioni del 'Quartetto', che però ha portato ad un nulla di fatto. Intanto, dal carcere, il leader Marwan Barghouti scrive una lettera aperta al suo popolo per spingerlo alla resistenza nonviolenta.
  
Un esercizio di diplomazia fine a se stesso, che non ha portato alcun risultato. Annunciato come tale ancor prima di svolgersi, l’incontro di Amman tra Yitzhak Molcho, collaboratore di Benjamin Netanyahu, e Saeb Erekat, capo negoziatore dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), è stato il primo dopo oltre 15 mesi di stallo nei negoziati fra le due parti per un processo di pace che di fatto resta bloccato.  
Un gesto di apertura del presidente palestinese Mohammud Abbas (Abu Mazen) verso le pressioni del Quartetto - Usa, Ue, Russia, Onu - che non ha ceduto però sulla precondizione imposta per tornare al tavolo dei negoziati: lo stop alla costruzione di colonie israeliane in Cisgiordania.

Fiom sotto attacco


La porta sbattuta in faccia alla Fiom su Fincantieri segna un punto probabilmente di non ritorno. È particolarmente grave perché arriva dopo un'autentica sceneggiata da parte del ministro dello sviluppo, Corrado Passera.
Il quale prima ha accettato di convocare tutti i sindacati – l'accordo che butta fuori quasi metà degli 8.000 dipendenti era stato firmato solo dai «complici» di Cisl e Uil – come se avesse in qualche misura intenzione di riaprire la partita, poi – al tavolo ministeriale, nel tardo pomeriggio di ieri – ha chiuso ogni spiraglio esprimendo «apprezzamento» per l'accordo trovato dall'amministratore delegato Giuseppe Bono.
Proponiamo qui di seguito alcuni articoli che dettagliano la vicenda Fincantieri e la discussione interna a Fiom Cgil, apparsi su «il manifesto» di oggi. Qui ci permettiamo alcune considerazioni, diciamo così, di carattere «strategico» sul fare sindacato nella fase attuale.

mercoledì 11 gennaio 2012

Il Carroccio fra Tanzania e Campania



La Lega Nord, ora che non sta più nella maggioranza di governo e non ritiene di dover rendere contro al “padrone del vapore” si butta sul tintinnare di manette per cercare di ricomporre la piccola crisi scoppiata al suo interno. Cosentino in carcere in cambio di una ripresa di consenso nella base sempre più “mugugnante”. Gli investimenti all'estero effettuati da Francesco Belsito, segretario amministrativo del Carroccio e un rapporto diretto con il segretario Umberto Bossi, l’unico dirigente a cui deve rendere conto, hanno fatto imbufalire la base delle camicie verdi e i “maroniani”. Il “cerchio magico” usa la sua bacchetta per fare operazioni finanziare - si dice per salvaguardare i fondi del partito - in corone norvegesi, in fondi a Cipro, in titoli di Stato della Tanzania.

Sulla liberalizzazione degli orari di vendita



La liberalizzazione degli orari di vendita ha portato con sé, in Portogallo, quella delle licenze di costruzione. E la città ne è uscita sfigurata.
C'è una cosa su cui il Portogallo è sicuramente molto avanti rispetto all'Italia: le liberalizzazioni.
Qui questo annoso e antipatico problema degli orari dei negozi è stato risolto da tempo: la libertà di scelta dei negozianti è ampia e così i clienti non sono più vincolati da «assurde» leggi dal carattere vagamente bolscevico (come accade ad esempio in Germania, Svizzera o Belgio) che impediscono loro di acquistare quando meglio credono. Dalle 9 del mattino alla mezzanotte, dal lunedì alla domenica supermercati, libri, farmacie, tecnologie varie, vestititi eccetera: non resterete mai a secco.

martedì 10 gennaio 2012

Egitto, dopo i manganelli la crisi economica


Le casse della Banca centrale d'Egitto piangono miseria. La crisi che ha colpito il settore turistico sta mandando in rovina milioni di egiziani, costretti ad accettare a stipendi da fame. Dopo i manganelli e i lacromogeni occidentali, ora i giovani di Piazza Tahrir devono combattere anche la povertà. 


Secondo l'Agenzia centrale per la mobilitazione pubblica e statistica, nel 2011 sono circa 337 mila gli egiziani che hanno perso il proprio lavoro, e il tasso di disoccupazione è salito all'11,9% dall'8,9 del terzo trimestre dello scorso anno fiscale.

lunedì 9 gennaio 2012

Perché Deng ha un posto nella storia?


Una riflessione sul deus ex machina della Cina contemporanea prendendo spunto dalla recente biografia scritta da Vogel.

Silvio Berlusconi non avrebbe avuto bisogno dei tacchi per svettare su Deng Xiaoping, l’ometto del Sichuan che misurava un metro e mezzo scarso.

Dobbiamo a Thomas Carlyle la codificazione popolaredella “teoria dei grandi uomini”: al di là della statura, alcuni personaggi, siano essi artisti, scienziati, maghi, politici, atleti, paiono svettare sulla comune umanità e imprimere il loro segno della storia. Li chiamiamo “eroi” o “miti”. L’accentuazione delle biografie è una direzione da tempo presente nel racconto della storia, da Napoleone a cavallo che passa per Jena, fino a giungere alla prestazione di un Michael Jordan febbricitante nella finale del 1997 contro gli Utah Jazz di Stockton e Malone.

A Deng Xiaoping, la cui azione politica ha contribuito all’uscita di centinaia di milioni di esseri umani dalla povertà assoluta, importava pochissimo di tutte queste faccende. Non ha mai scritto un’autobiografia e non si sarebbe interessato alle sue biografie.

domenica 8 gennaio 2012

Le lobbies feudali sono una palla al piede per tutti noi



L'Italia Feudale, corporativa, dinastica, non-meritocratica, gerontocratica,
dove ciascuno difende con i denti il suo orticello e vive della rendita che da esso ne deriva,
è uno dei pedaggi più pesanti che il nostro Paese deve pagare,
è una delle principali palle al piede per il nostro PIL, per la nostra crescita, per la nostra produttività e competitività, per un'efficiente redistribuzione della ricchezza, per una sana mobilità sociale, per l'innovazione.
Le lobbies feudali le conosciamo tutti perchè ormai sono entrare nel luogo comune di tutti i giorni,
ma non sono solo le grandi lobbies tipiche di tutte le Nazioni: Banche, Assicurazioni, Multinazionali, salotti buoni del Jet Set etc
In Italia sono particolarmente forti e resistenti anche alcuni ordini feudali che in molti casi provengono letteralmente dal medioevo e ne hanno ancora la struttura di base: Notai, Farmacisti, Avvocati, Politici, Tassisti, etc etc

Israele annuncia l'operazione Piombo fuso due


Israele annuncia come «inevitabile» e imminente una operazione "Piombo fuso 2" contro Gaza: non potendo sfogarsi contro l'Iran deve ripiegare sulla Striscia. Peccato che Hamas stia svoltando dalla lotta armata alla protesta pacifica e alla politica «rubando» agli israeliani ogni motivazione per un attacco.

Berlusconi, il Cavaliere finito


STORIA D’UN PAESE IMPROVVISAMENTE SVEGLIATOSI “CONTRO NANO”…

Il dato è tratto: Silvio Berlusconi è morto! (politicamente, s’intende…)
Il 12 novembre, rassegnando le dimissioni, il Cavaliere ha irrimediabilmente inciso la parola “fine” su di una stagione politica protrattasi quasi un ventennio, inaugurata e conclusasi praticamente allo stesso modo: con un videomessaggio agli Italiani, coerente fino all’ultimo con il suo inimitabile stile da “tele imbonitore”.
Era il ‘94 quando il magnate italiano delle tv commerciali “scendeva in campo” annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo in un’impresa dai più giudicata temeraria: smontare pezzo per pezzo l'impetuosa “macchina da guerra” dell’allora Pds, segnando di fatto l’avvento della seconda Repubblica.

Se questo non era un dittatore...



Il ministro dell’Educazione cileno, Harald Beyer, ha confermato che il governo del presidente Sebastian Pinera ha modificato i libri di testo base delle scuole elementari, sostituendo la parola ‘dittatura’ con ‘regime militare’ in riferimento al periodo di governo del generale Augusto Pinochet (1973-1990).

A diffondere la notizia il quotidiano on-line ‘La Jornada’. Beyer, diventato ministro il 29 dicembre in sostituzione di Felipe Bulnes, ha ammesso che si tratta di un tema delicato. “Riconosco che è stato un governo dittatoriale – ha affermato Beyer – ma per le prime classi verrà usata l’espressione più generica di regime militare”. La destra cilena, tornata al potere dopo 20 anni, fornì sostegno ideologico alla dittatura di Pinochet, iniziata l’11 settembre 1973 dopo aver abbattuto il governo socialista di Salvador Allende.

venerdì 6 gennaio 2012

Le rinnovabili tedesche e lo spread italiano



In Germania le rinnovabili sono la seconda fonte energetica, mentre il nostro povero Paese dipendente fa i suoi inciuci e sta a guardare lo spread. Ancora a sognare l'autarchia?


Leggo non senza un filo di malinconia la notizia che le fonti rinnovabili, nella fredda Germania, hanno registrato lo storico sorpasso su nucleare e carbone, e sono ora la seconda fonte energetica del Paese.

In questi giorni sulla Rete si è avviato un interessante dibattito sull'uscita dall'euro, la conseguente inflazione e la possibilità (molto teorica) di ricorrere all'autarchia, visto che le importazioni avrebbero costi inavvicinabili. La possibilità di simili estreme misure si arena immediatamente su di un insormontabile ostacolo: le fonti energetiche, di cui l'Italia non dispone.

La Santanchè dice che i ricchi evasori sono un bene per il paese? Un bene per il paese sarebbe che la Santanchè stesse zitta



Una tecnica sempre buona è quella dell’inversione del rapporto causa-effetto. Prendi l’evasione fiscale, per esempio, che è dannosa per tutti i cittadini onesti. Visto che si evade, è giusto che ci siano i controlli. I controlli sono l’effetto, non la causa. La causa è l’evasione fiscale, l’effetto dei controlli invece è venire a sapere che si fanno almeno un quarto degli scontrini che si dovrebbero fare. Ma tu, sprezzante della logica e confidente nella scarsa attitudine alla consecutio temporum degli italiani (opportunamente diseducati) prendi l’effetto (i controlli) e li fai diventare una causa.
 “E’ stata fatta una spettacolarizzazione ingiusta e soprattutto dannosa per quella che è una punta di diamante del turismo italiano. Io non ci sto che chi va a Cortina è un evasore ”. Parola di Daniela Santanchè. Che di luoghi per nababbi se ne intende visto che, insieme al suo compare Flavio Briatore, ha gestito per anni i locali per miliardari più esclusivi dei Caraibi. Non capirà una mazza di banda larga(aspetto ancora che mi risponda all’email piena di dati che le ho inviato qualche mese fa), ma quando si parla di bella vita sa il fatto suo. E guai a chi gliela tocca!

martedì 3 gennaio 2012

F35: l'Italia può e deve abbandonare il programma


Se l’Italia volesse uscire dal programma d’acquisto di 131 cacciabombardieri d’attacco Joint Strike Fighter F-35, non dovrebbe pagare nessuna penale. La conferma arriva dall’inchiesta effettuata perAltraeconomia da Francesco Vignarca.
La spesa complessiva per l’Italia per l’acquisto dei velivoli, che fa parte del più costoso programma militare della storia e comprende diversi Paesi, è di 15 miliardi di euro. Una cifra che ha aperto il dibattito pubblico sulla sua opportunità, ma che è stata sempre difesa dai vertici militari e dalla politica. La firma per l’approvazione del primo “Memorandum of understending” (2002), era dell’allora ammiraglio Giampaolo Di Paola, oggi titolare del dicastero della Difesa del Governo Monti.
Secondo l’inchiesta di Altraeconomia, che ha avuto modo di verificare tutta la documentazione ufficiale, il nostro Paese, secondo l’accordo stipulato il 7 febbraio 2007 non dovrebbe sborsare altri oneri oltre a quelli già stanziati (e pagati), per la fase di sviluppo e pre-industrializzazione, che sono di 2.7 miliardi di euro.

lunedì 2 gennaio 2012

La crisi sta accelerando il processo di de-integrazione e di generalizzazione della precarietà, rendendo inefficaci le forme organizzative fin qui adottate, che in alcuni casi diventano addirittura dannose, quando favoriscono una vera e propria guerra tra poveri


Insomma, chi vede soltanto la superficie, direbbe che tutto si riduce alla confusione, alle liti e alla baruffa tra persone. Il movimento al contrario prosegue sotto la superficie, si allarga e si approfondisce guadagnando sempre nuovi ceti e soprattutto le masse stagnanti, più basse, che –ed il giorno non è lontano- ritrovano improvvisamente se stesse nel momento in cui sono colpite dall’illuminazione che proprio loro costituiscono questa colossale massa in movimento, e questo giorno segna la fine di tutti i vigliacchi e della sterile confusione” (Engels a Sorge, 1890).
Gli attuali meccanismi della crisi non contrappongono, come invece spesso si legge nella pubblicistica di sinistra, la produzione alla finanzia, ma la stagnazione al boom speculativo, che con una diversa dinamica, ma percorrendo la medesima strada si incamminano verso un burrone, in un capitalismo che a forza di drogarsi rischia un overdose. Il fenomeno costante in tutte le crisi, generali o parziali, di sovrapproduzione, è dato anzitutto da un arresto nella crescita dell’indice di produzione industriale espressa in dati fisici, poi –secondo la gravita della crisi- dalla sua flessione e dalla sua brusca caduta. La semplice differenza qualitativa dà la misura del’ampiezza del male. Il meccanismo finanziario in atto, accelerato dentro gli attuali processi di crisi, diventa un vero e proprio virus, che potenzia la droga del capitale e di cui non ne può più fare a meno.

Realtà apparenti


E’ assolutamente capziosa e fuorviante quella congettura di origine fascistoide, oggi estremamente diffusa, secondo cui l’attuale crisi economica sarebbe il risultato di occulte trame politico-finanziarie internazionali, per l’esattezza sarebbe il frutto di un complotto “demo-plutocratico” ed “ebreo-massonico” ordito su scala mondiale. E’ questa un’interpretazione di marca nazi-fascista attualmente molto in voga, in quanto è accreditata non solo presso quei settori che fanno tradizionalmente capo alla destra estrema e radicale, ma incontra vasti consensi e adesioni anche presso frange vagamente riconducibili all’area multiforme ed eterogenea dell’antagonismo ideologico politico che abitualmente viene apostrofato in modo dispregiativo come “rosso-bruno”.
Capita di avere frequenti scambi di opinione con presunti o sedicenti compagni, i quali sono realmente convinti che la crisi economica sarebbe stata causata intenzionalmente dai padroni delle grandi banche e dai signori dell’alta finanza, esponenti di comitati d’affari e di potere: per intenderci, si tratta di mostruose società bancarie e finanziarie come la famigerata Goldman Sachs, il turpe Club Bildeberg, l’abominevole Commissione Trilaterale e via discorrendo.

domenica 1 gennaio 2012

Alfonso Cano, un uomo che si è battuto per la liberazione della Colombia per più di quattro decenni


Alfonso Cano, comandante in capo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia è caduto combattendo il 4 novembre.
Alfonso Cano si è battuto per la liberazione della Colombia per più di quattro decenni. Di origine borghese, ha rotto con la sua classe all'Università di Bogotà dove studiava Antropologia. Dirigente della Gioventù Comunista, conquistò il rispetto dei professori e dei colleghi per il suo talento, cultura e fermezza di carattere. Era un intellettuale brillante che aveva dei classici del marxismo e della storia del suo paese una conoscenza profonda, al momento della sua adesione alle FARC. E' stato con Jacobo Arenas uno dei più creativi ideologi dell'organizzazione rivoluzionaria. Non ha sorpreso, perciò, la sua nomina a comandante in capo quando è morto Manuel Marulanda.
Come c'era da aspettarsi, piovono ora sul presidente Juan Manuel Santos le felicitazioni dei dirigenti dei paesi imperialisti. Il crimine viene da loro trasformato in una grande vittoria della “democrazia contro il terrorismo”.
I media del sistema hanno già elaborato e diffuso una estesa lista di “crimini” commessi dal “terrorista” e “narcotrafficante” morto.

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