lunedì 23 gennaio 2012

Andiamo tutti a bloccare le strade!



La rivolta dei Forconi siciliani sembra avere contaminato anche il resto d’Italia, almeno così sembrerebbe dal momento che da Nord a Sud non si contano i blocchi stradali creati dagli autotrasportatori e il traffico sta andando in tilt in larga parte della rete autostradale e delle tangenziali italiane. Così come documentato (questa volta) anche dai media mainstream che in prima pagina danno ampio spazio all’accaduto e alle accorate parole della Cancellieri, braccio poliziesco dell’usura al governo, che si manifesta preoccupata perché a suo avviso la protesta potrebbe degenerare.
In verità i blocchi degli autotrasportatori sono figli illegittimi della rivolta dei Forconi, poiché interpretano solo parzialmente lo spirito con cui è partita la contestazione siciliana, limitandosi a protestare contro tutto ciò (prezzo dei carburanti alle stelle, nuovi aumenti dei ticket autostradali e dell’irpef) che sta mettendo in ginocchio la categoria, ma senza spaziare su temi di più ampio respiro, sovranità monetaria, ripudio dell’illegittimo governo Monti e di una classe politica imbolsita e decotta e via discorrendo, come accadeva invece nell’ambito del movimento primigenio.


Ciò nonostante gli autotrasportatori in lotta, per rivendicazioni sacrosante, rappresentano un altro pezzodell'Italia esasperata che si muove, lotta, tenta di reagire alle “bastonate”, così come tentano di reagire i taxisti, i benzinai e molti altri. Un’Italia che si dibatte, magari scompostamente, ma dimostra di essere viva e di non voler morire in silenzio.
L’esatto contraltare dell’altra Italia, quella dei “cittadini normali”……..


che si manifestano infastiditi per i disagi  e il traffico nel caos, che guardano Monti in TV mentre spiega che toglierà loro la terra da sotto i piedi, perché tanto da domani potranno levitare (e drammaticamente ci credono), che non si poteva fare diversamente perché troppi (sempre gli altri naturalmente) erano abituati a vivere al di sopra delle proprie possibilità, che pensano il paese andasse svecchiato, senza curarsi del fatto che tassare e liberammazzare rappresenta l’antitesi di qualsiasi miracolistico gerovital, che tutte le altre cdategorie di lavoratori, tranne la loro, sono composte da furfanti che rubano un reddito o un salario e andavano “messe a posto”, che paventano derive squadriste, azzardando arditi parallelismi fra l’italica protesta degli autotrasportatori e quella che a suo tempo in Cile diede la stura al regime di Pinochet, dimenticando che da noi un “Pinochet” siede già alla presidenza del Consiglio, portatoci non dai camionisti ma dalle banche e dallo spread, che leggono i giornali politicamente corretti, giocano a fare i globalisti da salotto e credono convintamente di poter galleggiare al di sopra di qualsiasi problema, perché adesso che il salapuzio di Arcore è andato in pensione, il professore e la Ue metteranno a posto tutto, basta lasciarli  lavorare.

E invece per strada dovrebbero esserci proprio loro che per educazione definisco “cittadini normali”, perché proprio loro (insieme a tutti noi) pagheranno il conto delle manovre scellerate (travestire da riforme) che una congrega di banchieri salita indebitamente al potere sta dispensando sulle nostre teste.
Qualcuno pensa di non pagare in prima persona gli aumenti indiscriminati che colpiranno tutti i prodotti che viaggiano sui Tir? Qualcuno pensa di non pagare in prima persona gli effetti della recessione acuiti dal depauperamento del potere di acquisto di redditi e salari? Qualcuno pensa di non pagare in prima persona lo smantellamento del già misero mercato del lavoro prossimo venturo? Qualcuno pensa realmente di riuscire a passare indenne attraverso il bosco che brucia, semplicemente continuando a leggere Repubblica o la Stampa, seduto in pantofole davanti al caminetto?

A bloccare le strade urlando a squarciagola, prima degli autotrasportatori e dei tassisti dovrebbero esserci proprio i “cittadini normali”, che dormono il sonno dell’incoscienza, drogati di cattiva informazione ed illusioni vendute un tanto al chilo dal banchiere imbonitore di turno.
A degenerare, non tema la Cancellieri poliziotto dell’usura, finora è soltanto l’inanità di un popolo che ad ogni schiaffo ricevuto non trova di meglio che offrire l’altra guancia, pavido e colonizzato perfino nel proprio immaginario. 



di Marco Cedolin
Fonte: il corrosivo

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