sabato 28 gennaio 2012

Coppie di fatto. Ma perché la Chiesa si arrampica sugli specchi con inconsistenti argomentazioni, e non dice la verità?


La giunta Pisapia a Milano decide di destinare i fondi anticrisi anche alle coppie di fatto, e Avvenire scrive: "Porre sullo stesso piano coppie che, sposandosi civilmente o religiosamente, assumono un preciso impegno pubblico e persone che, per scelta o per impossibilità, non rendono vincolanti i propri legami 'affettivi', significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale... La peggiore ingiustizia, lo insegnava anche don Lorenzo Milani, è trattare in maniera uguale situazioni differenti". Facciamo un esempio pratico: i bambini di una coppia di fatto povera hanno bisogno di aiuto economico, e anche i bambini di una coppia sposata civilmente o religiosamente hanno bisogno di aiuto economico. Ora, è vero che la situazione delle due famiglie riguardo al matrimonio è diversa, ma è uguale riguardo alle condizioni economiche. Questo dimostra come si possa strumentalizzare con un po' di malizia l'insegnamento di don Milani.
La giunta Pisapia, infatti, tratta alla stessa maniera situazioni economiche uguali. Ma perché la Chiesa si arrampica sugli specchi con inconsistenti argomentazioni, e non dice la verità? Se ne vergogna forse? Perché non dice chiaramente che non ritiene giusto riconoscere diritti alle coppie di fatto, giacché le reputa tutte indistintamente in una situazione di grave peccato, vale a dire fornicazione per le coppie eterosessuali, secondo l'art. 2353 del Catechismo; e grave depravazione per le coppie omosessuali, secondo l'art. 2357? Suvvia, cari ecclesiastici, un po' più di coraggio.

di Miriam Della Croce
Articolo inviato a Nuovediscussioni-SudTerrae dall'autrice Miriam Della Croce

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