domenica 22 gennaio 2012

Il "miracolo tedesco"? La vecchia ricetta capitalista che consiste nell’intensificare lo sfruttamento subìto dai lavoratori



La Germania viene presentata come un esempio eccezionale di crescita economica e di lotta contro la disoccupazione nel contesto attuale di crisi mondiale. In realtà, dietro al "miracolo tedesco" abbiamo la vecchia ricetta capitalista che consiste nell’intensificare lo sfruttamento subìto dai lavoratori.
I dati pubblicati da una gazzetta indicano che nel 2011 sono stati creati in Germania 535.000 posti di lavoro in più rispetto al 2010, facendo abbassare il tasso ufficiale al 6,8%, secondo l'agenzia federale per l'impiego, il tasso più basso dalla riunificazione.

In questo contesto di crisi capitalista mondiale, con un impatto particolare sul livello di disoccupazione nello spazio comune europeo, le statistiche sono state presentate come un possibile miracolo o, più precisamente, come una formula di cui, in modo esplicito o nascosto, si suggerisce l'applicazione negli altri paesi che cercano una soluzione della situazione nella quale si trovano.
Alcuni specialisti famosi (ci sono sempre degli specialisti famosi che commentano questi aspetti), come un ricercatore dell'Istituto per l'Economia mondiale, con un'analisi di mercato degna di una grande impresa privata, garantiscono che, a dispetto della crisi, la Germania continua ad affermarsi come il motore economico dell'Europa a causa della sua competitività in materia salariale e della sua capacità di diversificazione delle esportazioni, particolarmente verso la Cina (BBC World, 3 gennaio).
In realtà, questa pretesa capacità di sorpasso/gestione, da parte del sistema, delle proprie contraddizioni viene contestato. La contraddizione non appare con lo stesso vigore, ma fa percepire che l'opulenza degli sfruttatori non lascia più cadere, come un tempo, solo le briciole per gli sfruttati.
Secondo l'economista Julia Martinez, le statistiche del lavoro mascherano la realtà del periodo che viviamo. In un articolo pubblicato su Rebelion, il professore dell'università centroamericana denuncia che la base di questo "miracolo" ci sia "l’istituzionalizzazione e la generalizzazione della precarietà"presentata sotto l'eufemismo della flessibilità del mercato del lavoro.
L'ingrediente principale della ricetta, nel 2011, è stato quello che viene chiamato il micro-impiego, ossia la proliferazione di contratti temporanei, per un massimo di 80 ore al mese con stipendi limitati a 400 euro.
Intensificazione dello sfruttamento
L'anno scorso 7,3 milioni di lavoratori si trovavano in questa situazione, il 25% della popolazione attiva, guadagnando, in media, 230 euro di reddito mensile.
Con 120 euro a testa a titolo di contributi per la Sicurezza sociale o i fondi pensione, spiega ancora Martinez, il padronato è all'origine di un brutale deprezzamento della remunerazione della forza lavoro, assicurandosi le generose esenzioni fiscali previste per questo tipo di contratti.
Per il lavoratore, resta a sue spese il contributo volontario alla Sicurezza Sociale o ai fondi di pensione, e questi redditi miseri, in Germania, sono sempre più garantiti dagli aiuti familiari e dai sussidi dello stato.
Per lo stato (l'insieme dei contribuenti, nella loro maggioranza salariati) restano migliaia di lavoratori poveri che diventano candidati per gli aiuti, anche se hanno un impiego. A Berlino, un quinto della popolazione dipende dagli aiuti dello stato per sopravvivere.
In pratica, sono i fondi pubblici, attraverso gli assegni mutualistici, i regali fiscali alle imprese e l'intensificazione violenta dello sfruttamento della mano d’opera, che sostengono il "miracolo" tedesco, conclude.
In questo contesto, aggiunge nell'articolo, non è sorprendente che gli indicatori ufficiali, riferendosi anche all'anno passato, attestano come in Germania i redditi dei più ricchi siano progrediti più di otto volte rispetto a quelli dei più poveri (OCSE), che si rafforzano le disuguaglianze e la povertà (Associazione di assistenza pubblica) e che i più segnati dalla precarietà - donne e giovani - non trovano nel micro-impiego l'integrazione auspicata verso un impiego a tempo pieno con un stipendio decente, ma proprio l’opposto (Ministero della Famiglia, degli Anziani, delle Donne e dei Giovani).

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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