domenica 15 gennaio 2012

Ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese per un'acqua meno costosa

L’aggressività di questo frangente della crisi porta anche in Puglia un aumento delle situazioni di difficoltà. Non è raro che diventi faticoso per i cittadini (specie per i più bisognosi) sostenere i costi dei servizi pubblici, anche quelli essenziali e vitali. E’ compito delle istituzioni e della politica interrogarsi senza pregiudizi sulla possibilità di intervenire, non perdendo altro tempo, per ridurre dove possibile i costi per gli utenti e per migliorare i servizi.
Ma, da dove partire? La complessità giuridica degli esiti del referendum sull’acqua pubblica, la sua difficile lettura, l’incertezza delle conseguenze finanziarie sugli enti di gestione corrono il rischio di mettere la sordina all’indicazione elettorale.
Appare allora indispensabile per un attimo liberare i ragionamenti dei decisori dalle tecnicalità dei meccanismi di costruzioni delle tariffe e riportare la riflessione al senso vero dell’esito elettorale. I cittadini italiani ci indicano senza incertezze una direzione: l’acqua è un bene pubblico essenziale. Si potrebbe aggiungere che, per gli elettori, l’acqua proprio perché pubblica, fino alla quota minima vitale dovrebbe tendenzialmente essere gratuita.

La Regione Puglia è stata un attore fondamentale in questo movimento di popolo, che ha messo in discussione le derive liberiste (travestite da riformismo) e fatte passare per anni come ‘verità incontestabili’. La mia Giunta ha proposto una scelta netta: quella di ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese. Il Consiglio Regionale ha approvato. Voglio ricordare che quella scelta è stata contrastata dal Governo nazionale che ha portato la legge innanzi alla Corte Costituzionale.
E tuttavia è giunto il momento di compiere un supplemento di riflessione, chiedendosi se la Puglia possa recuperare anche innovativamente l’indicazione del referendum, quanto ai costi del servizio. Io penso che questo spazio (pur ricco di ostacoli) ci sia e sia percorribile.
Per questi motivi, intendo coinvolgere la nuova Autorità idrica regionale, espressione della partecipazione dei Comuni pugliesi, in un progetto volto al contenimento della tariffa nel breve e nel medio periodo.
Nel breve periodo lo sforzo non può che essere compiuto direttamente dalla Regione. Una soluzione operativa è quella di incrementare la quota di investimenti pubblici riducendo quella a carico della tariffa, assicurando comunque la piena attuazione di tutti gli investimenti previsti dal Piano d’Ambito 2010-2018 pari a complessivi € 1.484 milioni (di cui 911 milioni a carico della tariffa e i restanti 573 milioni a carico del finanziamento pubblico).
Così sarà possibile procedere alla riduzione dell’attuale tariffa sia riducendo la quota degli ammortamenti, sia intervenendo sulla quota attribuita alla remunerazione del capitale privato. Tale ipotesi sarà praticata aumentando la quota di cofinanziamento del Piano d’Ambito a valere sulle risorse della programmazione unitaria.
Dico con nettezza però che la riduzione possibile delle tariffe deve andare a vantaggio di chi sta soffrendo di più: le famiglie numerose e le fasce più deboli della popolazione pugliese.
Per quanto riguarda il medio periodo, si dovrà operare su ogni possibile azione di efficientamento dell’Acquedotto Pugliese tenuto conto del peso dei costi operativi (che incidono sulla tariffa per l’82% del totale) ed accelerando l’impegno già assunto dallo stesso di predisporre un programma di riduzione significativa di tali costi.
Chiedo a tutti gli attori del sistema, all’Autorità idrica regionale, ai Comuni lì rappresentati, all’Acquedotto Pugliese di aprire un confronto serrato che giunga ad una conclusione entro un termine brevissimo. Garantisco il massimo impegno della Regione e mio personale.
di Nichi Vendola
Fonte: nichivendola.it

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