domenica 26 febbraio 2012

E Berlusconi si è fatto prescrivere un altro processo



La sentenza che ha dichiarato non doversi procedere per essere prescritto il reato di corruzione dell’ avv.Mills, testimone chiave in altri processi, Silvio Berlusconi se l’è proprio meritata. 
Si può dire che l’ha scritta lui con le sue mani, com’è già avvenuto il 30 gennaio 2008 con il proscioglimento per il reato di falso in bilancio, che Berlusconi in modo lungimirante aveva fatto sostanzialmente depenalizzare nel 2002. 

Anche questo proscioglimento è frutto delle sue fatiche e del lavoro indefesso dei suoi sarti in Parlamento. In verità molti serventi in Parlamento si sono attivati per salvare il cavaliere dall’onta di dover rendere conto alla giustizia di quei fatti che il codice penale, per la generalità dei cittadini, considera reati. Il merito principale spetta alla legge ex Cirielli del 2005, con la quale la durata della prescrizione dei reati è stata ridotta per le persone per bene ed allungata per le persone per male. Però il testimone giudiziario, avv. Mills, è stato condannato in primo grado ed in appello per essersi fatto corrompere dai soldi di Berlusconi e la Cassazione, pur dichiarando la prescrizione, ha confermato la condanna del corrotto al risarcimento dei danni, in tal modo risultando definitivamente accertato che la corruzione era avvenuta.

giovedì 23 febbraio 2012

Facciamoci del male ancora con il PD, il partito morto dalla nascita



La Sinistra italiana si è sempre contraddistinta per tratti di puro “masochismo”, una vera e propria “pulsione autodistruttiva”… sintetizzabile nello slogan “facciamoci del male!”.
Ma l’ancor in fasce Partito Democratico deve aver ereditato “il meglio” dai suoi predecessori, visto che, bruciando ogni tappa, in soli 4 anni sta raggiungendo vette ancora inesplorate di “sadismo”!

Prima venne il caso Puglia (la vittoria alle primarie regionali del governatore Nichi Vendola). E tutti -nel Pd- la presero con filosofia…

Quale sanità stiamo preparando per il futuro? A chi gioverà tutto questo? Chi ci curerà?


La sospensione dei responsabili del dipartimento emergenze del noto ospedale romano è un provvedimento grave, che colpisce i penultimi anelli di una catena, alla cui ideazione e confezionamento non sono estranee le decisioni di coloro i quali in questi anni hanno ridimensionato il servizio pubblico con tagli sconsiderati e misure organizzative inadeguate.
Un capro espiatorio, quando lo si vuole trovare, lo si trova sempre. Lo trovano quelli che mandano gli ispettori e quelli che inviano i NAS; è pane quotidiano per certi giornalisti,  cui non pare vero poter sbattere quotidianamente un mostro in prima pagina; lo scoprono quelli che, lontani dalle trincee, dove si consuma una vera e propria guerra quotidiana tra mille difficoltà, si ergono a censori delle altrui deficienze, senza far nulla, loro, per ovviarvi.

Denis Bergamini era già morto quando fu investito



CASTROVILLARI - Si riapre il caso di Donato Denis Bergamini, il calciatore del Cosenza deceduto il 18 novembre 1989: Il calciatore infatti, investito da un camion, era già morto quando fu travolto. E' questo il risultato a cui sono giunti i carabinieri del Ris di Messina che hanno depositato la loro perizia alla procura della Repubblica di Castrovillari.

Secondo le indiscrezioni trapelate dallo stretto riserbo della Procura e degli investigatori, Bergamini sarebbe stato ucciso e non si è suicidato buttandosi sotto le ruote del camion, così come aveva stabilito la prima inchiesta riaperta ora sulla base della documentazione presentata dalla famiglia del calciatore.
Nella perizia del Ris si affermerebbe anche che è impossibile che le scarpe, l'orologio ed una catenina che il calciatore indossava al momento della morte non abbiano subito danni nel trascinamento del corpo.

venerdì 17 febbraio 2012

Alessandro Mathas. Se i responsabili sono due, secondo la legge nessuno è colpevole


Sul settimanale Oggi, il direttore Umberto Brindani, riguardo alla morte del piccolo Alessandro Mathas, scrive tra l'altro: "Un omicidio per ora senza colpevoli, dopo l’assoluzione dell’uomo per quella che una volta si chiamava insufficienza di prove (e con la madre scagionata già due anni fa, poco dopo i fatti). Alessandro, Antonio, Katerina: quella notte c’erano solo loro tre nella stanza del residence genovese Vittoria. Il bimbo ne è uscito senza vita, con il cranio sfondato, lividi e abrasioni in tutto il corpo, segni di bruciatura da sigaretta, un morso a un piedino.... Uno di quegli eventi sconcertanti di fronte ai quali non resta che allargare le braccia e accettare l’impotenza del sistema giudiziario". Caro direttore, per uccidere un bambino ed essere assolti basta essere in due.

lunedì 13 febbraio 2012

Nei panni di un greco





Non posso sapere, stando in Italia, da chi è composta la folla che ha preso d’assalto il centro di Atene. Avendo seguito tanti avvenimenti internazionali, ho imparato a non fidarmi delle versioni ufficiali, perlomeno non senza aver verificato e indagato. Sono davvero black bloc i giovani che sfidano la polizia, come titolano la maggior parte dei siti italiani? Non lo so, però la folla è troppo grande per essere composta solo da teppisti.

domenica 12 febbraio 2012

Come Praga, più di Praga, Atene è sola


Guardi alla tv le immagini della disperata resistenza di Atene e quello che ti viene mente non sono le immagini gioiose del maggio francese, la rabbia italiana degli anni ’70, le rivolte moderne, da Seattle a Genova. Quelle riprese rievocano una quadro che a prima vista c’azzecca poco e niente: Praga, estate 1968. Il diktat durissimo, feroce e inumano che la finanza europea e la graziosa signora Merkel impongono alla Grecia non ha nulla da invidiare all’ordine riportato da Breznev in Cecoslovacchia con i suoi carri armati. Quei cingolati non migliori né peggiori di quelli che stanno straziando la Grecia. Identici.
Non si poteva fare niente, allora. Praga era sola e doveva restarlo, perché ciò esigevano gli assetti mondiali e le eterne ed eternamente mostruose compatibilità.

venerdì 10 febbraio 2012

Colombia, sindacalisti assassinati


Come abbiamo ripetutamente denunciato, e come confermato anche da recenti rapporti di ong tutt’altro che collocate nello schieramento rivoluzionario, come Human Rigths Watch (HRW), la Colombia continua ad essere il paese dove vengono assassinati più sindacalisti che in qualunque altra parte del mondo. I sindacalisti vittime del terrorismo di Stato negli ultimi 3 anni sono stati 175, di cui 26 solo tra gennaio e metà novembre del 2011. Tale pratica terrorista è parte integrante di una violenza storica e sistematica che dal 1986 ha mietuto 2900 vittime, una violenza che continua a godere di un’impunità pressoché totale.
HRW denuncia infatti che a partire dal 2007, anno in cui è stata creata una Procura speciale per indagare sui delitti contro i sindacalisti, e fino a maggio del 2011, sono state proferite solamente 6 condanne. I “buoni propositi” di facciata del fascista “Jena” Santos, non sono altro che retorica con cui il presidente dell’oligarchia colombiana mira a confondere e mistificare la drammatica realtà del triste primato.

In Grecia è in atto lo stupro di un Paese


Oggi, in questo stesso momento, è in atto lo stupro di gruppo di un paese di 11 milioni di abitanti, la Grecia. Il branco è formato dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale, dalle agenzie di rating, dalle grandi banche e dal mondo della grande speculazione finanziaria.
La bancarotta, il default di Atene, è nei fatti, ma loro la tengono ferma per succhiare ancora sangue da quel corpo martoriato, per strapparle fino all’ultimo Euro per continuare a ingrassare la speculazione dei creditori stranieri che si stanno appropriando del paese (tutti i porti, tutti gli aeroporti, che altro?) e del suo futuro.
Certo, mille commentatori prezzolati continuano a spiegarci che i greci vivevano al di sopra delle loro possibilità e per questo adesso meritano di vivere al di sotto della loro umanità, senza luce, cercando nella spazzatura, chiedendo l’elemosina, prostituendosi.

mercoledì 8 febbraio 2012

Ustica 1980, Ramstein 1988. VERITA' POSSIBILE



Esiste una concreta possibilità di arrivare a stabilire con precisione cosa è avvenuto e perché la sera del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica, quando venne abbattuto il DC-9 Itavia, sigla I-TIGI, causando la morte dei quattro membri dell'equipaggio e dei settantasette passeggeri, fra cui tredici bambini.
Si tratta di un'opportunità da non perdere, fondamentale per comprendere la nostra storia recente.
L'ultima fase di un lunghissimo percorso giudiziario ha visto lo scorso 10 settembre 2011 il Tribunale di Palermo presieduto dal giudice Paola Proto Pisani, condannare, dopo tre anni di dibattimento, i ministeri della Difesa e dei Trasporti al pagamento di oltre 100 milioni di euro in favore di ottanta familiari delle vittime: una sentenza nelle cui motivazioni viene quanto meno messa in rilievo con dovizia di riferimenti documentali l'evidenza dei depistaggi, delle omissioni e delle coperture messi in atto lungo un trentennio di storia italiana da altissime cariche militari e civili, per impedire che venisse alla luce una verità che la ragion di Stato non può evidentemente rendere di pubblico dominio. Contro questa sentenza, infatti, si sono ancora appellati i ministeri condannati e proprio in questi giorni si sta celebrando a Palermo il processo di Appello.

martedì 7 febbraio 2012

58 centrali nucleari. Ma i francesi, con consumi record, sono costretti ad importare energia. Si chiama Paradosso di Jevons, ed è una condanna da cui fuggire



C'è qualche problemino con i rifornimenti di gas, ed immediatamente tornano alla carica gli insopprimibili fautori del nucleare. Agitando la caramellina della risorsa inesauribile e quasi regalata, sperano ancora di portare acqua al loro mulino. Ieri sera a Porta a Porta ho ascoltato di sfuggita un tizio che raccontava come a Bruxelles se ne stessero tranquilli al calduccio perché "il Belgio si rifornisce da centrali nucleari e quindi non ha problemi".

Anche la Francia ha il nucleare. La bellezza di 58 centrali, per la precisione. Ebbene, come racconta Medo che vive colà, la Francia sta disperatamente cercando sul mercato l'energia elettrica di cui ha bisogno: costretta ad importarne da Spagna e Germania, costretta a dar fondo acentrali a carbone e a olio combustibile.

Grecia, dalla crisi economica alla crisi umanitaria


Il discorso che segue è stato pronunciato da Sonia Mitralia – membro del Comitato greco contro il debito e del CADTM internazionale, di fronte alla Commissione sociale dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, tenutasi il 24 gennaio 2012 a Strasburgo sul tema: “Le misure d’austerità: un pericolo per la democrazia e i diritti sociali”.

A quasi due anni di distanza dal trattamento d’urto imposto alla Grecia dalla Banca centrale europea, dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale, il suo bilancio è catastrofico, rivoltante e disumano.

Clava, bastone e carezze dei professori al governo


Affermare di non usare la clava, come ha fatto il ministro Elsa Fornero, significa ammettere di usare un semplice bastone (non ingrossato a un'estremità o con testa di pietra come la clava). Significa che questi signori del governo, come già hanno fatto,  non esagereranno nel maltrattare la popolazione. E del resto sono stati costretti a usarlo il bastone, altrimenti come combattere la crisi? Passeranno alla storia, questi professori, come coloro che per salvare il Paese furono costretti a usare il bastone. E' vero che hanno usato il bastone con i deboli e fatto carezze ai ricchi e ai potenti, ma è perché questi professori cristiani conoscono bene le Beatitudini di Luca: beati i poveri e guai ai ricchi.

venerdì 3 febbraio 2012

I Baroni stanno riportando l'Italia a 70 anni fa



C’era qualcuno, a dire il vero molti, che si erano illusi sulla bontà dell’esecutivo Monti.
Illusi davvero, perché il potere che abbiamo in Italia è sempre lo stesso.
Non si smentisce, da decenni, da oltre 60 anni è sempre lo stesso.
Cambiano i nomi, si riciclano, si liftano, si riverginano e sono sempre gli stessi.
Chi era sicuro che la peggiore Democrazia Cristiana fosse morta definitivamente, si è preso calci nei denti: Andreotti ha 93 anni, sta ancora al Senato, è stato riconosciuto mafioso, prescritto, ma sta lì. Testimone incartapecorito di tutto il marcio che i suoi governi e le contiguità degli altri esecutivi hanno sparso e continuano a disseminare sulla Nazione.
Sono sempre lì, incollati agli scranni e poltrone.
Garantiti da stipendi da nababbi rubati al contribuente.
Rubano, instascano, si portano via le casse dei partiti, si comprano ville, casette in Canada, aziende, banche, hanno la scorta, le macchine blu, tutto gratis, troie e puttani offerti da noi che non riusciamo quasi più a mangiare.
Un esercito di vecchi, cinici, infangati in ogni sorta di schifezza, il cui unico interesse è far soldi, il più in fretta possibile per continuare a farne.
Si accorgono del popolo che dovrebbero rappresentare solo in periodi elettorali.
Tutti loro se ne accorgono, sempre e solo poco prima del voto.

Le informazioni veicolate nella crisi libica


Intervista ad Amedeo Ricucci
La guerra civile libica ha senza dubbio avuto un’eco molto forte in tutti i principali mass media durante tutto il 2011. E l’epilogo è stato orrendo, con le immagini del corpo insanguinato di Gheddafi  che hanno fatto il giro del mondo.  Durante tutta la guerra civile si è anche dibattuto molto sul ruolo che in essa ha avuto l’informazione. Dai giornalisti che erano presenti a Tripoli, e quindi sotto lo stretto controllo del regime, sino a quelli che seguivano sempre le azioni dei ribelli. Su di loro pesano le accuse di aver divulgato false notizie, come quelle relative ai “bombardamenti”  ordinati da Gheddafi,  in alcuni casi ritenuti inesistenti. C’era allora a Tripoli  Amedeo Ricucci, corrispondente della Rai, che ha ricostruito quei drammatici giorni e ci ha dato la sua opinione sul futuro della Libia e dell’intero mondo arabo.
Ricucci, lei  era a Tripoli nei giorni della guerra civile libica come corrispondente della Rai. Dopo aver vissuto in prima persona quei giorni, secondo lei, la Libia del dopo Gheddafi sarà migliore rispetto a quella della “rivoluzione verde” del colonnello?           
Non è una domanda a cui si può rispondere con facilità. Di sicuro per poter fare un paragone tra la Libia di Gheddafi  e quella nuova bisognerà aspettare molto tempo. La Libia di oggi, quella successiva alla caduta di Gheddafi, è una Libia molto instabile.

giovedì 2 febbraio 2012

Teologi e studiosi biblici arrampicati sugli specchi


Teologi e studiosi biblici, per giustificare gli episodi di violenza o immoralità contenuti soprattutto nei primi libri della Bibbia, e non volendo ammettere che nelle Scritture possano esserci parti (abbondantissime parti) non ispirate da Dio (tesi condannata dalla Chiesa), si arrampicano sugli specchi adducendo che il Signore "si adatta allo stadio dell’umanità, alle lentezze della miseria umana, come una madre amorosa che non si meraviglia delle lenti tappe di maturazione del figlio" (cf Antico Testamento, Benito Marconcinipag. 18). Per esempio: prima Dio permette la legge del taglione, poi esige l’amore verso il prossimo, fino a includere i nemici. Oppure: prima permette la poligamia, e poi addita l'ideale della monogamia.

Politici e giornalisti bugiardi e spudorati, o solo ignoranti?


Togliere un pezzo di pane  a chi, oltre a quello,  a tavola mette solo un piatto di minestra, significa imporgli un sacrificio. Togliere un pezzo di  pane a chi ha la tavola imbandita con ogni ben di Dio, e al posto del pane può mangiar focaccia, non significa imporgli un sacrificio. Ora, quando si parla di sacrifici necessari per tutti al fine di salvare il Paese, e ci si limita a togliere un pezzo di pane dalla tavola povera e dalla tavola ricca, o non si conosce bene il significato dei vocaboli "tutti" e "sacrifici", oppure si mente sapendo di mentire.

mercoledì 1 febbraio 2012

Essere orfani tutta la vita in Albania


Sono migliaia gli orfani in Albania. A partire dai 14 anni inizia per loro un vero e proprio calvario. Per legge vengono espulsi dagli orfanotrofi e spesso non hanno alternativa agli affollati dormitori nei quali, senza prospettive e in povertà, rimangono per gran parte della vita.

articolo SeeNet
Sono circa 31mila gli orfani ospitati negli orfanotrofi in Albania. La loro età varia da 0 a 14 anni. L’80% sono bambini abbandonati dai loro genitori. Un fenomeno in crescita che rispecchia un lato oscuro della lunga transizione albanese: l’insicurezza economica ma anche conseguenza di una rivoluzione sessuale, dagli anni ’90 a questa parte, non ancora metabolizzata nel sistema sociale ed economico. Gli orfani crescono invisibili e nell’Albania di oggi rimangono tali praticamente per tutta la vita.
Di loro si parla solo in occasione delle feste di fine anno, o del giorno dedicato istituzionalmente ai bambini, il primo giugno, quando politici o VIP del mondo degli affari e dello spettacolo si prendono la briga di fare dei regali a qualche orfanotrofio, recandovisi personalmente con una scorta di cameramen e giornalisti al seguito.

La sfida della Mezzaluna turca


ANKARA. Sembrerebbe la solita notizia inventata apposta per screditare gli Stati Uniti d’America. Invece la notizia è vera, l’ha pubblicata qualche giorno fa il New York Times. Vi si legge che mille e cinquecento reclute della polizia di New York hanno dovuto assistere alla proiezione di “The third Jihad”, il documentario anti-Islam uscito nel 2008 di Erik Werth. Sono immagini che raccontano di musulmani che «provano a dominare il mondo, condividendo i loro obiettivi con al-Qaeda»; descrivono la conferenza del presidente Mahmud Ahmadinejad alla Columbia university, quando disse che «non esistono omosessuali in Iran»; riprendono le dichiarazioni dei componenti di "Islam Thinkers Society", il movimento integralista newyorkese, che chiede l'imposizione della legge islamica.
Dall’inchiesta del New York Times emerge che il documentario veniva proiettato durante le varie fasi delle visite di selezione, in particolare durante quelle mediche e psicologiche per saggiare l'orientamento politico dei futuri poliziotti.

Quei bei tempi antichi dei Default facili facili



Non siamo più ai bei tempi antichi in cui decidevi di fare un bel DEFAULT e bon...
Era una cosa semplice semplice: non pago più i miei debiti e sono kezzi dei creditori.

Nei bei tempi moderni è tutto più "evoluto"..., più sofisticato, più complesso.
In caso di DEFAULT (eufemisticamente "haircut") il rapporto non è più semplicemente tra il debitore ed il creditore ma sono coinvolti un po' tutti, non solo in modo diretto ma anche in modo INDIRETTO: banche centrali, Stati, sistemi di valute, banche, assicurazioni, hedge funds, derivati, CDS, fondi pensione delle vedove scozzesi, trading desk dei pescatori della Polinesia, mutuo di mia zia, finanziamento auto di mio cugino etc etc etc.

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