domenica 11 marzo 2012

Tremano i saccheggiatori del petrolio colombiano


Mediante una lettera aperta inviata lo scorso 3 marzo a Marleny Orjuela, presidentessa dell' “Associazione dei Familiari dei Membri della Forza Pubblica catturati e liberati da Nel 2011 la lotta dei lavoratori nel settore petrolifero è cresciuta al punto che, per varie settimane, la polizia del regime ha dovuto scontrarsi direttamente con gli operai, che hanno bloccato la produzione ed il trasporto dei principali centri estrattivi del paese, denunciando l'assurdo grado di sfruttamento a cui sono sottoposti, il saccheggio delle ricchezze nazionali, i danni per le comunità locali e per l'ambiente derivanti dall'attività di queste compagnie petrolchimiche, così come la totale mancanza di benefici per i settori popolari dei territori in questione. Nel mese di gennaio i lavoratori hanno bloccato l'attività di più di 100 pozzi petroliferi, con Barrancabermeja come epicentro delle proteste. L'attività guerrigliera ha sostenuto le rivendicazioni operaie e ha incrementato notevolmente i colpi inferti contro l'infrastruttura produttiva e gli oleodotti.

Da oltre una settimana anche nel dipartimento del Casanare le comunità affrontano le forze governative mantenendo bloccata l'attività ed i trasporti delle compagnie PetroMagdalena, Parex, Perenco, Lewis Oil e PetroMinerales, mentre nel Caquetá le proteste popolari e gli attacchi della guerriglia hanno ora convinto la compagnia Emerald Energy a sospendere indefinitamente lo sfruttamento dei pozzi che il governo gli aveva concesso. Il presidente dell'Associazione Colombiana del Petrolio (ACP), Alejandro Martínez, afferma che le previsioni del governo sulla produzione non potranno essere raggiunte (in un settore che rappresenta da solo il 53% delle esportazioni totali del paese), e prevede che la situazione  peggiori nei prossimi mesi, diventando incontrollabile in diversi dipartimenti.
Il modello autoritario e neoliberista del governo, fondato sullo spalancare le porte del paese al saccheggio indiscriminato, svendere la sovranità nazionale a solo beneficio delle compagnie multinazionali e dell'oligarchia, impiegando esercito e polizia contro le rivendicazioni popolari, non è più sostenibile. Il fascista Santos, che per formazione e cultura non sa né ascoltare né capire la saggezza popolare, farebbe bene a farsi spiegare il significato del vecchio adagio colombiano: “Non c'è male che duri cent'anni, né corpo che possa sopportarlo”.

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