domenica 1 gennaio 2012

Alfonso Cano, un uomo che si è battuto per la liberazione della Colombia per più di quattro decenni


Alfonso Cano, comandante in capo delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia è caduto combattendo il 4 novembre.
Alfonso Cano si è battuto per la liberazione della Colombia per più di quattro decenni. Di origine borghese, ha rotto con la sua classe all'Università di Bogotà dove studiava Antropologia. Dirigente della Gioventù Comunista, conquistò il rispetto dei professori e dei colleghi per il suo talento, cultura e fermezza di carattere. Era un intellettuale brillante che aveva dei classici del marxismo e della storia del suo paese una conoscenza profonda, al momento della sua adesione alle FARC. E' stato con Jacobo Arenas uno dei più creativi ideologi dell'organizzazione rivoluzionaria. Non ha sorpreso, perciò, la sua nomina a comandante in capo quando è morto Manuel Marulanda.
Come c'era da aspettarsi, piovono ora sul presidente Juan Manuel Santos le felicitazioni dei dirigenti dei paesi imperialisti. Il crimine viene da loro trasformato in una grande vittoria della “democrazia contro il terrorismo”.
I media del sistema hanno già elaborato e diffuso una estesa lista di “crimini” commessi dal “terrorista” e “narcotrafficante” morto.

Colombia criminale di origine protetta


La recente riforma della giustizia approvata in Colombia, con l’allargamento del Foro Militare, elemento centrale e di assoluta gravità inserito con un colpo di mano all’ultimo momento, ha suscitato critiche e grande preoccupazione da parte di organizzazioni umanitarie internazionali quali l’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani e Human Rights Watch. La riforma conferma ed evidenzia, in modo ancora più marcato, il carattere guerrafondaio e fascista del governo presieduto da “Jena” Santos. Il regime terrorista di Bogotà, impegnato a consolidare l’egemonia assoluta del gran capitale, assoggettando all’Esecutivo il potere giudiziario, si fa beffa delle residue istituzioni di controllo democratico e, ampliando le funzioni del Foro Militare, impianta di fatto un’assoluta impunità per i massacratori del popolo. Saranno infatti gli stessi assassini a giudicare sé stessi tramite la “giustizia” Penale Militare, tristemente famosa  per essersi pronunciata nel 100% dei casi di violazione dei diritti umani a favore dei criminali in divisa.

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