lunedì 2 gennaio 2012

La crisi sta accelerando il processo di de-integrazione e di generalizzazione della precarietà, rendendo inefficaci le forme organizzative fin qui adottate, che in alcuni casi diventano addirittura dannose, quando favoriscono una vera e propria guerra tra poveri


Insomma, chi vede soltanto la superficie, direbbe che tutto si riduce alla confusione, alle liti e alla baruffa tra persone. Il movimento al contrario prosegue sotto la superficie, si allarga e si approfondisce guadagnando sempre nuovi ceti e soprattutto le masse stagnanti, più basse, che –ed il giorno non è lontano- ritrovano improvvisamente se stesse nel momento in cui sono colpite dall’illuminazione che proprio loro costituiscono questa colossale massa in movimento, e questo giorno segna la fine di tutti i vigliacchi e della sterile confusione” (Engels a Sorge, 1890).
Gli attuali meccanismi della crisi non contrappongono, come invece spesso si legge nella pubblicistica di sinistra, la produzione alla finanzia, ma la stagnazione al boom speculativo, che con una diversa dinamica, ma percorrendo la medesima strada si incamminano verso un burrone, in un capitalismo che a forza di drogarsi rischia un overdose. Il fenomeno costante in tutte le crisi, generali o parziali, di sovrapproduzione, è dato anzitutto da un arresto nella crescita dell’indice di produzione industriale espressa in dati fisici, poi –secondo la gravita della crisi- dalla sua flessione e dalla sua brusca caduta. La semplice differenza qualitativa dà la misura del’ampiezza del male. Il meccanismo finanziario in atto, accelerato dentro gli attuali processi di crisi, diventa un vero e proprio virus, che potenzia la droga del capitale e di cui non ne può più fare a meno.

Realtà apparenti


E’ assolutamente capziosa e fuorviante quella congettura di origine fascistoide, oggi estremamente diffusa, secondo cui l’attuale crisi economica sarebbe il risultato di occulte trame politico-finanziarie internazionali, per l’esattezza sarebbe il frutto di un complotto “demo-plutocratico” ed “ebreo-massonico” ordito su scala mondiale. E’ questa un’interpretazione di marca nazi-fascista attualmente molto in voga, in quanto è accreditata non solo presso quei settori che fanno tradizionalmente capo alla destra estrema e radicale, ma incontra vasti consensi e adesioni anche presso frange vagamente riconducibili all’area multiforme ed eterogenea dell’antagonismo ideologico politico che abitualmente viene apostrofato in modo dispregiativo come “rosso-bruno”.
Capita di avere frequenti scambi di opinione con presunti o sedicenti compagni, i quali sono realmente convinti che la crisi economica sarebbe stata causata intenzionalmente dai padroni delle grandi banche e dai signori dell’alta finanza, esponenti di comitati d’affari e di potere: per intenderci, si tratta di mostruose società bancarie e finanziarie come la famigerata Goldman Sachs, il turpe Club Bildeberg, l’abominevole Commissione Trilaterale e via discorrendo.

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