lunedì 9 gennaio 2012

Perché Deng ha un posto nella storia?


Una riflessione sul deus ex machina della Cina contemporanea prendendo spunto dalla recente biografia scritta da Vogel.

Silvio Berlusconi non avrebbe avuto bisogno dei tacchi per svettare su Deng Xiaoping, l’ometto del Sichuan che misurava un metro e mezzo scarso.

Dobbiamo a Thomas Carlyle la codificazione popolaredella “teoria dei grandi uomini”: al di là della statura, alcuni personaggi, siano essi artisti, scienziati, maghi, politici, atleti, paiono svettare sulla comune umanità e imprimere il loro segno della storia. Li chiamiamo “eroi” o “miti”. L’accentuazione delle biografie è una direzione da tempo presente nel racconto della storia, da Napoleone a cavallo che passa per Jena, fino a giungere alla prestazione di un Michael Jordan febbricitante nella finale del 1997 contro gli Utah Jazz di Stockton e Malone.

A Deng Xiaoping, la cui azione politica ha contribuito all’uscita di centinaia di milioni di esseri umani dalla povertà assoluta, importava pochissimo di tutte queste faccende. Non ha mai scritto un’autobiografia e non si sarebbe interessato alle sue biografie.

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