venerdì 13 gennaio 2012

Le società arcaiche sono, appunto, arcaiche. E spesso colpiscono allo stomaco


Teresa abita a Bologna.
Nata nelle campagne appenniniche, ha sempre lavorato in fabbrica, e oggi fa la sarta. Da quasi quarant’anni, sta in affitto nella stessa casa, in un quartiere dove fino a qualche anno fa si conoscevano tutti. Teresa non ha mai avuto grandi identificazioni politiche, ma appartiene in qualche modo alla vasta e antica razza dei comunisti di quelle parti.
Adesso ha deciso di trasferirsi altrove. In parte perché il quartiere sta cambiando e si stanno perdendo tutti i vecchi legami; ma anche per un altro motivo, forse più immediato, ma di cui evitava di solito di parlare.

La Rivoluzione culturale italiana delle tasse



Nella controversa agenda politica di questa difficile stagione ha fragorosamente fatto ingresso la lotta all'evasione fiscale. Non più come tema polemico, non più come rivendicazione di qualche buon esito di un'azione amministrativa di contrasto, ma come questione capitale, destinata a sconvolgere equilibri, colpire interessi, revocare in dubbio compiacenze. Questo è avvenuto con due mosse fortemente simboliche. Il blitz a Cortina e una dichiarazione del Presidente del consiglio che ha indicato negli evasori quelli che «mettono le mani nelle tasche dei contribuenti onesti». 

Non siamo solo di fronte allo smascheramento dell'ipocrita vulgata berlusconiana, ma alla denuncia di una inaccettabile redistribuzione alla rovescia delle risorse, per cui oggi sono soprattutto i meno abbienti a pagare servizi di cui, troppe volte, sono proprio i più ricchi ad avvantaggiarsi (si pensi solo al caso dell'istruzione universitaria, alla quale spesso non riescono poi ad accedere i figli di chi maggiormente la finanzia). Ed è giusto ricordare quel che disse Tommaso Padoa Schioppa: «le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l'istruzione e l'ambiente».

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