venerdì 3 febbraio 2012

I Baroni stanno riportando l'Italia a 70 anni fa



C’era qualcuno, a dire il vero molti, che si erano illusi sulla bontà dell’esecutivo Monti.
Illusi davvero, perché il potere che abbiamo in Italia è sempre lo stesso.
Non si smentisce, da decenni, da oltre 60 anni è sempre lo stesso.
Cambiano i nomi, si riciclano, si liftano, si riverginano e sono sempre gli stessi.
Chi era sicuro che la peggiore Democrazia Cristiana fosse morta definitivamente, si è preso calci nei denti: Andreotti ha 93 anni, sta ancora al Senato, è stato riconosciuto mafioso, prescritto, ma sta lì. Testimone incartapecorito di tutto il marcio che i suoi governi e le contiguità degli altri esecutivi hanno sparso e continuano a disseminare sulla Nazione.
Sono sempre lì, incollati agli scranni e poltrone.
Garantiti da stipendi da nababbi rubati al contribuente.
Rubano, instascano, si portano via le casse dei partiti, si comprano ville, casette in Canada, aziende, banche, hanno la scorta, le macchine blu, tutto gratis, troie e puttani offerti da noi che non riusciamo quasi più a mangiare.
Un esercito di vecchi, cinici, infangati in ogni sorta di schifezza, il cui unico interesse è far soldi, il più in fretta possibile per continuare a farne.
Si accorgono del popolo che dovrebbero rappresentare solo in periodi elettorali.
Tutti loro se ne accorgono, sempre e solo poco prima del voto.

Le informazioni veicolate nella crisi libica


Intervista ad Amedeo Ricucci
La guerra civile libica ha senza dubbio avuto un’eco molto forte in tutti i principali mass media durante tutto il 2011. E l’epilogo è stato orrendo, con le immagini del corpo insanguinato di Gheddafi  che hanno fatto il giro del mondo.  Durante tutta la guerra civile si è anche dibattuto molto sul ruolo che in essa ha avuto l’informazione. Dai giornalisti che erano presenti a Tripoli, e quindi sotto lo stretto controllo del regime, sino a quelli che seguivano sempre le azioni dei ribelli. Su di loro pesano le accuse di aver divulgato false notizie, come quelle relative ai “bombardamenti”  ordinati da Gheddafi,  in alcuni casi ritenuti inesistenti. C’era allora a Tripoli  Amedeo Ricucci, corrispondente della Rai, che ha ricostruito quei drammatici giorni e ci ha dato la sua opinione sul futuro della Libia e dell’intero mondo arabo.
Ricucci, lei  era a Tripoli nei giorni della guerra civile libica come corrispondente della Rai. Dopo aver vissuto in prima persona quei giorni, secondo lei, la Libia del dopo Gheddafi sarà migliore rispetto a quella della “rivoluzione verde” del colonnello?           
Non è una domanda a cui si può rispondere con facilità. Di sicuro per poter fare un paragone tra la Libia di Gheddafi  e quella nuova bisognerà aspettare molto tempo. La Libia di oggi, quella successiva alla caduta di Gheddafi, è una Libia molto instabile.

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