giovedì 10 maggio 2012

Il parroco di Cinisi nega una messa per ricordare Peppino Impastato



Ci si riempie tanto la bocca a parlare di democrazia, ma poi viene negata una messa per ricordare Peppino Impastato nel giorno del trentaquattresimo anniversario della sua uccisione. Il parroco di Cinisi, don Pietro D’Aleo, ha ritenuto che “i tempi” non fossero “maturi”. Eppure sono passati più di tre decenni dal delitto di Peppino, che tutti oggi si affannano a ricordare in ogni modo possibile.
Da cittadina siciliana e da familiare di una vittima di mafia, che dal comunismo era lontana anni luce, mi chiedo se una decisione del genere possa essere giustificata con le parole utilizzate da Caterina Palazzolo, responsabile dell’azione cattolica della parrocchia: “La messa sarebbe stata vista male soprattutto all’interno del mondo comunista, più che dentro la Chiesa”. Mi rispondo, anche. No, non c’è alcuna giustificazione per questo rifiuto. Il no della Chiesa alla famiglia Impastato è una mancanza di rispetto, un insulto alla memoria, una negazione di dignità, un tradimento dei valori cristiani.

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